Shinedown [VIDEO]

Poche ore prima della loro data a Milano di supporto ai Lynyrd Skynyrd, abbiamo incontrato gli Shinedown al completo. Ecco cosa c’hanno raccontato. [Barry] “Siamo gli Shinedown, Eric, Brent, Barry, Zach, veniamo da Jacksonville Florida come band, singolarmente Brent è originario di Knoxville Tennessee, Eric arriva della South Carolina, io dalla Florida, lui (Zack) da Memphis Tennessee…[Brent] hey Eric tu cosa fai nella nostra band?…[Eric] suono il basso, il piano e mi occupo delle backup vocals, [Brent] io canto, [Barry] io colpisco cose a caso, [Zach] chitarre e backup vocals.

3 giugno 2009


E’ la nostra prima volta in Italia, siamo contentissimi..anche se abbiamo rischiato di non arrivarci proprio! Siamo stati fermati agli sbarchi in aeroporto, abbiamo avuto i cani sul tourbus, insomma siamo stati fermi parecchio, forse le forze dell’ordine non volevano arrivassimo in tempo! Credevano che avessimo tonnellate di droga nascoste da qualche parte, davvero non credevano non avessimo nulla. Hanno rovistato dappertutto per due ore, c’hanno guardato in faccia e hanno detto “questi han la droga”! C’hanno fatto il test dell’alcool…insomma alla fine siamo qua ce l’abbiamo fatta!

[Barry] Il nostro genere? Direi rock and roll, punto. Molte persone dicono che suoniamo southern rock, oppure post grunge, alternative…rock and roll, viene dal cuore, suoniamo che ci piace e ciò in cui crediamo. La definizione post-grunge non penso faccia per noi, probabilmente veniamo accostati a questo genere perché Barry ha una voce molto potente, qualcuno lo ha avvicinato a Chris Cornell, magari in passato potevamo esserlo ma ora no…[Barry] Sono stato paragonato a Chris Cornell, Bruce Dickinson e Ronnie James Dio…bella storia! Sono contento, è un’onore altrochè!

[Brent] sono un grande fan di Otis Redding, sono stato influenzato dai cantanti soul, Otis Redding, Sam Cooke, Marvin Gaye, Al Green…anche da Ella Fitzgerald, Billie Holiday…mi piace come cantante avere molta fiducia nella mia voce, per questo il mio modo di cantare è spesso drammatico, cerco di mettere più enfasi possibile nella mia voce e cerco sempre di trasmettere tutta l’energia e la passione che impiego nell’interpretare i brani

[Brent] Il nostro terzo disco “The Sound Of Madness” è stato una necessità per molti aspetti. I nostri primi due dischi hanno avuto un certo tipo di storia, sono andati bene ma questo nuovo disco era cruciale per la nostra carriera come band. Volevamo realizzare il miglior disco possibile, ogni pezzo doveva essere epico e l’album doveva assolutamente superare tutto quanto avevamo fatto fino a quel momento, per dimostrare a un sacco di persone quello che eravamo davvero in grado di fare. Siamo entrati in un mondo differente con questo lavoro, volevamo che Sound Of Madness suonasse e venisse concepito in modo completamente diverso rispetto ai primi due dischi con ogni singola canzone valida. Abbiamo messo insieme chitarra, basso, batteria, voce insieme a sintetizzatori, orchestrazioni, arrangiamenti particolari, abbiamo lavorato per mesi a ogni singolo dettaglio: eravamo sotto la lente d’ingrandimento e l’attesa era tanta, dovevamo davvero superare noi stessi perché principalmente era il nostro obiettivo fare un salto di qualità. Succederà lo stesso con il prossimo disco, non devi sempre seguire l’istinto e partire in quarta, dovremo sederci a ragionare su quanto è accaduto e cominciare a mettere insieme i pezzi di un puzzle per arrivare a un’entità definita. Preferisco davvero prendermi il tempo che serve, è come vivere un’avventura molto più a lungo che in brevissimo tempo.

– Perché così tante difficoltà per una band americana nell’arrivare sul mercato europeo? – [Barry] Ci vuole molto tempo e molto denaro. Per affermarsi negli States ci vuole un sacco di tempo, sono enormi, li abbiamo girati tutti con i tour dei primi due dischi, c’abbiamo messo due anni! Abbiamo costruito una fan base abbastanza solida ora, possiamo permetterci di cambiare continente e cominciare a vedere se c’è spazio per noi da queste parti, dove ci sono lingue e usanze diverse, fusi orari diversi… alcuni gruppi sono riusciti prima di noi ad arrivare in Europa ma penso sia questo il momento migliore per noi per arrivare a queste latitudini, proprio con questo disco che è andato benissimo e che ora ci permette di pubblicarlo anche qui.

[Brent] Non so ancora se canterò Simple Man insieme agli Skynyrd questa sera, questo tour come supporter band loro è arrivato proprio all’ultimo momento: il nostro agente ha visto che i Lynyrd cercavano un gruppo per questa data in Italia, noi eravamo nei paraggi e senza show e la cosa è andata in porto! Chiaro se c’è possibilità di cantare con loro questa sera non ci penserò due volte!”

Riccardo Canato

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