Simple Plan: intervista dall’I-Day 2010

Abbiamo incontrato i simpaticissimi Chuck Comeau e Sébastien Lefebvre in occasione della perfomance dei Simple Plan a Bologna il 4 settembre 2010. Ecco cosa hanno raccontato anche davanti alla nostra videocamera.

L’Italia ha sempre accolto bene i Simple Plan, cosa vi aspettate dal concerto odierno?
“Siamo molto contenti di suonare qui oggi, ogni volta che veniamo in Italia è sempre fantastico, c’aspettiamo una folla scatenata che canti e salti con noi per tutto il tempo. Cercheremo di fare bagnare tutti, fa un caldo assurdo e faremo fare a tutti un gigantesco bagno di sudore. E’ un festival fantastico per noi, essere qui insieme ai Sum 41, Blink 182 e All Time Low è bellissimo, è una sorta di orgasmo pop/punk, il paradiso per gli amanti di questa musica…sì spero che le ragazze abbiano un orgasmo pop/punk oggi…”

Cosa potete dirci riguardo il vostro imminente nuovo album “Astronaut”?
“Sta venendo fuori bene, c’abbiamo lavorato molto e abbiamo scritto molte canzoni, anzi in un anno abbiamo messo insieme il maggior numero di pezzi mai composto per un disco. Siamo chiaramente orgogliosi di quanto fatto, il lavoro in studio è già arrivato oltre la metà e ci siamo divertiti a prendere tutto quanto avevamo già inciso per fonderlo insieme per il nuovo cd, è un lavoro ricco di entusiasmo preso dal primo disco, di energia presa dal secondo, insomma siamo molto eccitati e non vediamo l’ora di immetterlo sul mercato.”

Come mai abbiamo dovuto aspettare così a lungo prima di avere un nuovo album dei Simple Plan?
“Perché volevamo cercare di mettere insieme il disco migliore possibile. Abbiamo scritto 17 pezzi e ora dobbiamo selezionare le migliori 12 o 13 per cercare di dare ai nostri fans il miglior album che siamo in grado di fare, se lo meritano. E’ per questo che abbiamo impiegato così tanti mesi per comporlo.”

Suonerete pezzi nuovi oggi? Tipo You Suck @ Love? [Nei sottotitoli del video è inserito il titolo errato]
“Sì sicuro, penso che You Suck @ Love rifletta molto bene lo spirito del nuovo disco, è un pezzo molto veloce, up-tempo che ricorda molto i primi due dischi ed è piena di energia. Mi piace molto il testo del nuovo brano, sarà sicuramente nel nuovo disco e stiamo finendo di registrarla proprio adesso. Siamo felici di proporla ai nostri fans italiani, l’abbiamo suonata a tutti i concerti estivi e oggi non farà eccezione, speriamo di non sbagliare qualcosa mentre la suoniamo (risate, ndr).”

Sono passati molti anni dal vostro esordio “No Pads, No Helmets…Just Balls”. Tornando indietro a quel periodo, potevate immaginare allora di arrivare al successo mondiale che avete ottenuto oggi?
“Non penso che si possa immaginare una cosa del genere. Diciamo che puoi sognare che un giorno magari ti esibirai negli Stati Uniti, magari andrai in Europa, ma arrivare a pensare di fare parte di un festival simile come quello di oggi è troppo, è qualcosa che puoi solo sognare e quando succede sul serio sei quasi incredulo. E’ il bello della musica e dell’essere un musicista, non puoi mai sapere cosa succederà e cosa ti riserverà il futuro. La stessa cosa si può dire del nuovo disco, la gente potrà amarlo o odiarlo, credo e spero lo amerà ovviamente, ma non si sa mai, è tutto un gioco di aspettative e sogni, il futuro non è scritto da nessuna parte.”

Parlando della vostra carriera, potete dirci qual è stato secondo voi il vostro momento migliore e quello peggiore come band fino a oggi?
“Siamo sempre stati abbastanza fortunati a non avere dei veri e propri momenti negativi come band, diciamo che il momento più difficile è stato quand’ancora stavamo mettendo insieme la band, quando non sapevamo ancora cosa sarebbe stato di noi visto che quando mandi i demo alle discografiche può capitare che ti respingano, c’è stato qualche periodo in cui effettivamente ci sentivamo depressi per questa situazione. Siamo stati bravi a non arrenderci mai, a rimanere uniti e a credere che un giorno qualcosa sarebbe successo sul serio. Credo che tra i tanti punti ‘alti’ della nostra carriera, il più importante sia stato proprio il giorno in cui abbiamo firmato il nostro primo contratto discografico, finalmente avremmo potuto incidere un disco, raggiungere tante persone e far sentire loro la nostra musica. Quindi il primo tour da headliner, la prima volta in Giappone anche fu bellissimo, o ancora venire per la prima volta in Europa e vedere quanta gente veniva ai concerti e cantava le nostre canzoni. Non abbiamo mai avuto un mega singolo che c’ha fatto esplodere, la nostra crescita è stata graduale e continua.”

Cosa potete dirci infine della vostra Simple Plan Foundation?
“Abbiamo iniziato quattro o cinque anni fa oramai, è il nostro modo per provare a renderci utili in qualche modo per aiutare i ragazzi giovani . Tutto è partito dai nostri fans, parlando con loro ai concerti oppure ricevendo lettere ed email su come la nostra musica li aiuti nei momenti difficili. Ci siamo resi conto che per noi non era abbastanza, dovevamo fare qualcosa di più per aiutare chi ha bisogno, quindi abbiamo aperto questa Fondazione per aiutare ragazzi che soffrono di depressione, che abbandonano la scuola, che non riescono a trovare la propria strada nella vita e che purtroppo hanno magari cercato di suicidarsi; inoltre cerchiamo di fare qualcosa anche per quei ragazzi che, loro malgrado, vengono colpiti da malattie terribili come il cancro, noi diamo ciò che raccogliamo a eventi, iniziative e concerti ad associazioni che ci aiutano nel realizzare il nostro progetto, è il nostro modo per cercare di aiutare la nostra comunità insomma.”

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