Skillet, intervista a John Cooper al Rock In Idro 2014

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Gli Skillet sono stati la prima band ad esibirsi sul palco del Rock In Idro 2014 nel day 3 dominato da Alter Bridge e Iron Maiden, al loro suo secondo passaggio in Italia dopo l’opening act dei Nickelback dello scorso ottobre. Nel backstage dell’Arena Joe Strummer di Bologna abbiamo avuto l’occasione di intervista John Cooper, il frontman della formazione americana, già intervenuto ai microfoni di Outune nella sua precedente apparizione nel nostro Paese.

Ciao John, bentornato in Italia! Cominciamo subito da “Rise”. Il titolo del vostro ultimo disco potrebbe sembrare premonitore se si pensa al modo in cui la vostra fama fuori dagli Stati Uniti è ulteriormente cresciuta. C’è stato un punto di svolta con questo album?

Di sicuro “Rise” è stato un successo e siamo molto fieri del risultato e di come è stato accolto dai fan, vecchi e nuovi. Ma il titolo del nostro album non è mai stato un augurio a noi stessi, quanto piuttosto un invito per chi ascolta la nostra musica. L’invito a prendere in mano la propria vita e spremerla per ottenerne il massimo. Però effettivamente ci ha permesso di venire alla conquista dell’Europa, che fino ad oggi era stato un territorio difficile per gli Skillet. Le radio hanno iniziato a trasmetterci e i primi concerti da supporter ci hanno permesso di far vedere tutta la nostro forza sul palco; insomma, è stato un passo grandioso! Ma la vera svolta per noi è stata “Awake”, l’album precedente. Quello che ci ha restituito tutto quello che abbiamo investito in anni di sacrifici e difficoltà. “Rise” è stato un passo ulteriore.

Beh allora si potrebbe dire che anche questo titolo, “Awake”, è stato di buon auspicio, no?

Sì, senza dubbio, anche se a pensare adesso ai titoli dei nostri ultimi tre album viene quasi da riderci su.

Effettivamente “Comatose”, “Awake” e “Rise” sembra quasi una sequenza non casuale. C’è qualcosa di voluto o è stato casuale? E a tal proposito mi sorgono un po’ di interrogativi su “Comatose” che potrai facilmente intuire…

(Ride) Li intuisco sì, infatti mi chiedo come mai non ce lo chiedano più spesso! Non c’è collegamento tra “Comatose” e “Awake”, anche perchè non era nelle nostre intenzioni definirci come artisti in coma, nonostante l’idea di rilanciarci con “Awake” potesse essere allettante. No, scherzi a parte, si tratta di un caso. In realtà il nostro settimo album avrebbe dovuto essere “Awake and Alive”, come uno dei brani in esso contenuto. Però poi ci è stato consigliato di ridurre ad un più semplice “Awake”, perchè più efficace, e così abbiamo fatto. Tutto qui! Anche “Rise” è scollegato. Però a questo punto mi hai fatto venire un paio di idee per il prossimo disco…

Tipo “verso l’infinito e oltre”?

(Ride, di nuovo) Ecco sì, qualcosa del genere! Nel caso ti citerò nei credits.

Tornando a parlare di cose serie… Hai già una lunga carriera alle spalle, nonostante l’Europa ti stia scoprendo solo ora. Fai un breve salto nel tempo e individua quali sono stati i punti bassi e quelli più alti nel tuo percorso da musicista.

Punti bassi ce ne sono stati tanti in realtà, nei primissimi anni di carriera. Ricordo diversi momenti in cui ho pensato “Ok, adesso basta, abbiamo provato e abbiamo fallito”. Perchè è stato davvero difficile emergere e ad un certo punto ero arrivato ad accettare che non sarei mai diventato una rockstar. Ma per fortuna non ho mai ceduto davvero, gli Skillet non hanno mai ceduto davvero e siamo diventati la band che siamo oggi. Il punto più alto invece è stato senza dubbio il successo di “Awake”, come dicevamo anche prima. Quel disco ha cambiato la vita di tutti noi!

Ad ottobre, in apertura del concerto dei Nickelback a Milano, il pubblico italiano è letteralmente impazzito per voi. Ve lo aspettavate?

Devo dirti la verità? In parte sì! Abbiamo sempre sentito parlare di voi come di uno dei popoli più caldi e rumorosi ai concerti, e penso che gli Skillet abbiano davvero tanto da mostrare sul palco. Siamo arrivati al concerto convinti di potervi conquistare e penso che sia stata una grande serata.

E cosa mi dici di questo Rock In Idro? Com’è stato per voi?

Guarda, in realtà è stato strano sai? Siamo stati felicissimi di notare la presenza di gruppi di ragazzi che conoscevano tutte le nostre canzoni, e altri che ci hanno ascoltati con grande interesse ed entusiasmo, come a Milano. Però allo stesso tempo c’è stata anche qualche smorfia non troppo convinta. La verità è che noi non siamo nè rock e nè metal, siamo proprio nel mezzo, in una zona un po’ indefinita. Perciò è normale che ci siano reazioni molto varie se non si tratta di un nostro concerto da headliner. Però ci siamo divertiti molto e sinceramente non vediamo l’ora di tornare una terza volta, magari per uno show tutto nostro!

Credo che non tarderà ad arrivare. Per concludere vorrei chiederti qualcosa sui vostri progetti per il futuro. Qual è il vostro obiettivo principale? Avete già deciso il prossimo passo?

In realtà il nostro obiettivo è continuare a fare la nostra musica, esattamente come la intendiamo noi. Questa è la cosa più importante, essere sempre e comunque gli Skillet senza farci condizionare da nulla. Poi sarebbe bello riuscire ad ottenere in Europa quello che con anni di duro lavoro abbiamo ottenuto negli Stati Uniti. Intanto abbiamo già iniziato a lavorare a del nuovo materiale… quindi di sicuro il prossimo passo sarà dare il massimo per fare un altro disco ancora più importante e sperare che sia per noi un’altra grande svolta.


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