Skillet, John Cooper alla conquista dell’Europa

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Gli Skillet hanno aperto la data milanese dei Nickelback il 29 ottobre 2013. In quell’occasione la band di John Cooper ha ottenuto un fracco di consensi da un pubblico, quello del Forum di Assago, che magari non li conosceva granché, ma che è rimasto colpito e conquistato dall’impatto frontale del gruppo di Memphis. Il frontman d’altra parte se lo aspettava: “Sono sicuro che andremo là fuori e spaccheremo tutto – racconta un paio d’ore prima del concerto – siamo finalmente riusciti ad arrivare a suonare in alcuni paesi, come l’Italia, in cui non eravamo mai stati. L’Europa ci conosce ancora poco ma faremo il possibile per ritornare quanto prima con un nostro tour da headliner per fare in modo che la nostra musica si diffonda anche da queste parti“.


In effetti seguire la vostra carriera non è stato facile, il mio disco preferito è “Collide” (2003), lo comprai import forse su Amazon all’epoca, qui non era nemmeno stato distribuito…
Hai ragione, ma ci siamo da sempre concentrati esclusivamente sul mercato americano. Non so cosa sarebbe potuto accadere se avessimo rivolto le nostre mire al Vecchio Continente, ma è stato naturale per noi puntare sugli States. E non credere che sia stato facile emergere a casa nostra…
Di sicuro di tempo ce ne è voluto…
Non sai quanto, una fatica incredibile e una voglia di gettare la spugna pressochè continua per i nostri primi anni di carriera, eppure proprio con “Collide” qualcosa si mosse, iniziammo a entrare in classifica e a ricevere molta più attenzione da parte delle radio, tutto questo si sviluppò ulteriormente con il successivo “Comatose”.
Fu la svolta ma dai dischi successivi avete anche iniziato a modificare il vostro sound…
Inserire più tastiere ed elementi orchestrali ha giovato, non posso negarlo, tuttavia era un’evoluzione che avevo in mente da tempo che si è concretizzata col passare degli anni, l’idea era sempre stata di essere diretti e melodici ma anche selvaggi e ritmati come band tipo i Papa Roach ma senza la loro componente hip-hop



Penso che attualmente tu ti senta in uno dei momenti migliori di tutta la tua carriera visti i risultati commerciali di “Rise” e quelli ottenuti dal precedente “Awake”…
Awake mi ha cambiato la vita, non solo la mia ma anche quella di mia moglie Korey (chitarrista della band, ndr), siamo finiti ovunque, specialmente l’esposizione ricevuta dai network sportivi e dalle trasmissioni dedicate a football, basket e anche al wrestling  ci diedero una spinta mostruosa e il disco vendette tantissimo.”
E cosa puoi dirmi di “Rise”? 4° su Billboard, non il 2° posto di “Awake” ma, insomma, averne di questi debutti no?
Assolutamente, siamo stati ancora fortunati e siamo grati ai nostri fan per aver sparso così tanto la voce in giro e per continuare a supportarci da tempo oramai immemore. “Rise” è il miglior disco che potessimo pubblicare in questo periodo, contiene tutto ciò che ha reso gli Skillet la band che sono oggi, sia a livello sonoro, sia a livello di lyrics.


 

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