Slash, intervista per la presentazione del nuovo album “World on Fire”

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Il grande giorno sta per arrivare! Il 16 settembre verrà pubblicato “World on Fire”, terzo album di Slash come solista, che si è avvalso anche stavolta della collaborazione di Myles Kennedy & The Conspirators. Una collaborazione che si è trasformata in un vero e proprio sodalizio. Possiamo già anticiparvi che “World On Fire” è un disco che spacca, dalle sonorità molto hard rock ed è evidente l’amalgama che si è ormai creato tra la band e Slash. Dopo averlo ascoltato in anteprima esclusiva alla fine di maggio, è stata la volta dell’incontro con Saul Hudson (nome all’anagrafe di Slash) che ha svelato alla stampa qualche dettaglio sulla sua terza solo release.

Concettualmente c’è una sorta di filo conduttore tra “Apocalyptic Love” e “World on Fire”?
Sono due album diversi [ride n.d.r.]. Scherzi a parte, ad una prima impressione possono sembrare le stesse tematiche ma, in realtà, esaminandolo più approfonditamente si scorge un discorso ben più ampio.

Hai intitolato questo disco “World on Fire”. C’è un motivo particolare?
In realtà il titolo e l’artwork sono state le ultime due cose alle quali abbiamo lavorato. La nostra intenzione principale era quella di fare un disco molto rock, nel quale fosse evidente che amiamo la musica che suoniamo e l’energia che trasmette, però non riuscivamo a trovare un titolo calzante. Poi, rileggendo la tracklist, ci siamo accorti di come “World on Fire” sintetizzasse molto bene il concetto. Quindi, ci siamo detti, perché no?

Hai accennato all’artwork, puoi raccontarci com’è nato?
Avevo pensato ad una copertina molto caotica e quindi mi sono messo a cercare opere di vari artisti per trovare quella che potesse fare al caso nostro, dato che non avevo tempo di disegnarla io. Poi ho deciso di chiamare Ron English, che seguo su Instagram e si era occupato anche della realizzazione della cover del mio primo album. Gli ho chiesto di mandarmi qualcosa che rappresentasse una sorta di pandemonio e tra i 6-7 lavori che mi ha mandato c’era questo, dal titolo “Cerebral Celebration”, che era un vero casino! Mi sono detto “wow, è questo che voglio!” Quella che si vede è solo metà del dipinto. Nel disco, invece, c’è la versione completa dell’opera. La cosa magnifica è che ogni volta che la guardi trovi qualcosa che un attimo prima non avevi notato!

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Questa è la seconda volta che lavori con la stessa formazione. Ciò ti ha portato dei giovamenti nel comporre le canzoni?
Ho conosciuto questi ragazzi nel 2010 e non sapevo nulla sul loro conto. È successo che, lavorando insieme, si sia creata spontaneamente un’intesa tale da pensare che questo fosse il miglior team di musicisti con cui potessi lavorare. Abbiamo composto il primo album “Apocalyptic Love”, siamo andati in tour e ho avuto la riconferma dell’impressione iniziale. Per questo motivo sono giunto alla conclusione che “World on Fire” non avrei potuto che realizzarlo con Myles e i The Conspirators. La musica di questi brani l’ho composta proprio durante il tour!

Ascoltando l’album si ha la netta sensazione che sia stato scritto appositamente per essere suonato dal vivo. È stata una decisione consapevole o una coincidenza non voluta?
Prima di tutto sono un live performer, quindi non scrivo nessuna canzone che non possa essere suonata nei live. Ecco perché “World on Fire” potrebbe essere eseguito nella sua interezza durante un concerto. Inoltre, durante le fasi di registrazione, abbiamo utilizzato un approccio live.

C’è un pezzo in particolare, nella tracklist, che avete deciso di inserire all’ultimo momento? O, al contrario, di lasciar fuori? E un brano al quale ti senti più vicino come mood?
Quando siamo entrati in sala avevamo già questi 17 brani, sui quali abbiamo lavorato dall’inizio alla fine, e nessuno di essi è stato scartato. E no, non c’è una canzone in particolare alla quale mi senta legato perché tutto ciò che scrivo fa parte di me.

In “World on Fire” c’è anche un pezzo strumentale, “Safari Inn”. Qual è la storia legata a questo titolo?
Quando scrivi e componi della musica assegni dei titoli provvisori, che rimangono fino al momento in cui finisci di scrivere i testi e concludi la lavorazione del brano. “Safari Inn” è il nome dell’albergo nel quale alloggiavo quando ho scritto la melodia e ho pensato che ci stesse bene.

Non sei solo un grande musicista ma sei anche un produttore cinematografico. Cosa ci puoi raccontare a riguardo?
Sono cresciuto con film horror e musica. La musica è diventata la mia professione, il cinema è sempre rimasto un hobby, ma poi mi si è presentata l’occasione di diventare produttore. Uno dei film che ho prodotto è “Cut Throats Nine”. E’ la storia di 9 criminali un po’ fuori di testa che devono essere trasportati dalla prigione al tribunale ma durante il tragitto, nel mezzo del nulla, le cose vanno alla deriva. Per quanto riguarda invece “Nothing Left to Fear” ho unito le mie due passioni principali: oltre che produttore, infatti, ho realizzato anche la colonna sonora, in particolare la titletrack, per la quale io ho scritto la melodia e Myles Kennedy i testi.

Registrerete un DVD o un album live durante il prossimo tour?
Sì, è probabile che lo faremo. Per il tour precedente l’abbiamo registrato a Stoke, nella mia città natale, ma non è mai facile decidere in quale luogo poter registrare un live.

Ricordiamo che Slash sarà in concerto in Italia per due date: il 16 novembre al Palaolimpico Isozaki di Torino e il 17 novembre al Mandela Forum di Firenze.


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