Stef Burns League, comincia oggi il tour. Intervista al chitarrista

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Inizia oggi il tour 2014 della Stef Burns League con una data a Trieste (la foto qui sopra è tratta dalla pagina Facebook del chitarrista). Lo stesso Stef ci parla del nuovo album (il buonissimo “Roots And Wings“) e di molto altro qui sotto.

Quando è nato Roots & Wings?
Nel 2008, durante la promozione di World, Universe, Infinity. Avevo capito che la direzione da prendere era quella di Begin (ndr singolo contenuto nell’album), che era quella la strada da esplorare. Mi piaceva l’idea di continuare a suonare fusion ed avevo voglia di mettere in piedi una rock band. L’idea si è concretizzata davvero nel 2010 quando sono volato ad Amsterdam da Juan (ndr Van Emmerloot, batterista) e lì abbiamo cominciato a scrivere il materiale nuovo e a registrare i primi samples. Il disco è uscito solo adesso perché sai, sono successe un po’ di cose, mi sono sposato, i figli…Tra un disco e l’altro, a volte c’è anche la vita!

Il titolo da dove nasce?
Da mio padre, era una sua metafora. Un disco parte, come sempre succede, da qualcosa di personale. Ed il suo detto: “se vuoi avere le ali per volare devi avere anche delle salde radici” mi è sembrato il messaggio più corretto. Sono partito dagli anni sessanta e settanta, con il filone rock di quegli anni…

Allora la domanda è spontanea, qual è stato il tuo primo disco? La prima radice?
Guarda…credo sia stato un live B.B.King…dopo quello comunque, sono seguiti quelli delle grandi band: Beatles, Zeppelin… ed anche il southern rock, Allmann Brothers e così via. Perché sai, alla fine è davvero importante quello che ascolti quando hai quell’età. Quello che succede quando hai 12 anni è quello che sei adesso, il motivo per cui sei così. Non si scappa.

Allora ai tuoi figli…solo buona musica, hai una bella responsabilità.
Sono fortunato. A loro, compresi i grandi, piace la musica di quegli anni come a me. A volte ci mettiamo lì la sera e la ascoltiamo, è molto bello.

Parliamo di una cosa importante. Nel disco..canti! E davvero niente male!
(ride)…ti ringrazio. Io ho sempre cantato anche se mi sono dedicato di più alla chitarra, però stavolta mi sono concentrato. Sentivo di dover fare bene questa cosa con la mia voce, capisci?

Certo…Magari scrivi un pezzo per qualcuno ma quando glielo senti cantare non sei soddisfatto perché pensi che non lo stia interpretando…tutto. Oppure nel modo corretto. Giusto?
Sì…però ci sono anche tantissime volte in cui scrivi per qualcuno e il pezzo viene mille volte meglio. Non è proprio questo il caso. Quando ho scritto Stammi Vicino, le parole, le ho messe giù solo in inglese. Poi Vasco le ha tradotte e mi ha fatto un grande regalo.

A proposito, come sta?
Da quello che ho sentito, sta alla grande. Si sta preparando. E’ in formissima.

Torniamo alla Stef Burns League. Siete un americano, un italiano, un olandese e un altro italiano. Sembra una barzelletta!
(ride) Hai ragione… Sono tutti musicista fantastici, con loro c’è davvero un gran feeling. Juan (Van Emmeloot) l’ho conosciuto nel 2005 ed è un batterista della madonna. Ma soprattutto, è ideale per il suono che volevo creare. Fabio (Valdemarin) lo conosco da ancora più tempo, credo dal 1999, e penso che sia un genio. Fa quello che vuole con qualsiasi strumento. Poi ho incontrato Roberto (Tiranti), l’ho sentito cantare ed a suonare il basso è pazzesco. Mi chiedevo se volesse fare una band con me, i backing vocals, le seconde voci…per fortuna ha accettato! Poi nel disco ci sono tanti altri musicisti fantastici: Faso, Alberto Rocchetti, Paolo Costa. Tantissimi. E ho finalmente realizzato il mio sogno: fare un pezzo rock con un quartetto d’archi. Volevo ispirarmi a Yesterday di McCartney quando ho scritto Home Again. I musicisti che hanno suonato nel brano si chiamano Quartetto Archimia, check them on youtube…they’re amazing!

Nel disco a farla da padrona c’è la Melodia. Quanto è forte l’influenza di Vasco?
Guarda…l’influenza di Vasco c’è assolutamente, ma non tanto nella melodia. Più che altro, nel modo di “essere nella musica”. Se c’è una cosa che mi ha insegnato è lo scrivere in qualcosa in cui credi, l’essere sincero, autentico. Sul palco sei tu, che vivi nelle tue parole. Say them like you do. E in questo Vasco è un maestro, a volte lo guardo sul palco e penso: “E’ incredibile, lui è davvero così. Sul palco, come fuori dalla sala prove. Un uomo di una dolcezza straordinaria”.

Nel videoclip di What Doesn’t Kill Us c’è un matto che si butta dall’aereo, cantando l’inciso. Ma sei tu?!?
(ride)…devo proprio dirlo? Forse sì, forse no (ride). No, in famiglia c’è già Maddalena che fa la paracadutista. Lei è per la velocità, le moto. Io invece sono più calmo, mi piace fare le immersioni, vado sotto anche una trentina di metri. Nel video c’è Filippo, un amico. Bravissimo tra l’altro, quella roba l’ha fatta buona la prima!

Allora ci vediamo venerdì (ndr 07 Febbraio 2014, Legend Club) a Milano, Stef! All the best!
Grazie! Good luck, man!

Grazie a Matteo Campese


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