Stefano Mantegazza (Finley)

 

21 marzo 2008 

 

 

In occasione dell’uscita di “Adrenalina 2” e della fortunata partecipazione a San Remo abbiamo avuto la possibilità di passare una piacevole mezz’ora con i Finley, uno dei fenomeni musicali italiani degli ultimi due anni, e abbiamo chiacchierato amabilmente con un loquacissimo Stefano Mantegazza.

Partiamo da San Remo. Nonostante le proverbiali polemiche resta sempre una vetrina importante, per alcuni imprescindibile. Come avete vissuto l’esperienza?
Ad essere sinceri con grande voglia di divertirci, proprio come viviamo il resto della nostra avventura. Forse è questo il nostro segreto: prendere le cose per quelle che sono, senza caricarle di altri significati. E’ stato molto divertente tutto, dal suonare con un’orchestra all’andare in TV da Magalli. Inoltre credo che sia una cosa da fare assolutamente nella vita, insegna davvero molto.

Forse siete riusciti a viverla così anche perché per voi non si è trattato di un trampolino di lancio, ma di una manifestazione dove arrivavate già da campioni di vendite…
Be’ sì, questo può aver influito sul nostro atteggiamento…Non dimentichiamoci che per alcuni San Remo rappresenta l’appuntamento dell’anno, quello da cui dipende un intero anno. Sarà che per noi non era così, o perché siamo giovani, ma ripeto che prendere tutto come un gioco è una nostra caratteristica, una peculiarità.

Come è nata la collaborazione con Belinda? Ci sarà possibilità di vedervi insieme dal vivo?
Volevamo fare un pezzo con una ragazza da un sacco di tempo, ma non ci eravamo ancora riusciti. Abbiamo cercato giovani cantanti italiane, ma non è che ce ne siano molte…Poi la casa discografica ci ha proposto Belinda e siamo stati folgorati dal suo carisma. Non so se ci sarà la possibilità si suonare insieme, noi stiamo mettendo giù le date del tour e bisogna vedere se in qualche modo combaceranno con una sua venuta in Italia. Più dura pensare che saremo noi ad essere dalle sue parti…

Dopo il successo del primo album avete subito pressioni di qualche tipo o, magari, ve ne siete create voi? Storicamente il secondo lavoro è sempre quello più travagliato da questo punto di vista…
A dir la verità ce ne siamo create molte di più noi che la gente che ci ha seguito nella realizzazione dell’album. Quando fai un concerto e la sera dopo ti sembra ci sia meno gente, inizi a farti delle paranoie, a pensare che le cose iniziano ad andare male. In realtà non lavoriamo mai per gli altri, ma solo per divertirci e credo sia il segreto del nostro successo.

Noi italiani abbiamo il vizio innato della polemica. Sia a San Remo che più in generale, c’è sempre un pretesto per litigare o parlare male di qualcuno. Come reagite alle critiche?
Alle critiche dei giornalisti ti devi abituare in fretta, se no rischi che possano condizionare il tuo lavoro. Per quanto riguarda le polemiche tra gruppi, quelle le lasciamo agli altri, non ci interessano. Se poi ci pensi, d’altra parte, di solito si parla male di chi sta sopra, mai di chi sta sotto…Certo è che le amicizie nel nostro mondo sono più probabili tra gruppi che fanno generi diversi. Anche a San Remo siamo stati sempre fuori da ogni discussione o provocazione, anche se a dir la verità una piccola critica mi sento di farla: credo che la giuria debba essere composta solo da artisti, che sanno cosa sia il processo creativo e non da ogni tipo di soggetto.

Grazie e “in bocca al lupo” per tutto!
Grazie a te, a presto!

L.G.

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