Steve Klein (New Found Glory)

I New Found Glory sono una vera e propria istituzione nel genere punk moderno, con un notevole seguito anche qui in Italia. Provenienti dagli Stati Uniti, abbiamo avuto l’occasione di fare due veloci chiacchiere con Steve Klein, chitarrista e principale compositore della band, prima del loro concerto a Roncade (Treviso) lo scorso 9 giugno. Argomento principale: il nuovo disco “Not without a fight”.

9 giugno 2009

Come sta andando la promozione del vostro ultimo disco, “Not without a fight”?
Abbiamo fatto alcune date in Regno Unito, lo scorso weekend il Rock am Ring e il Rock im Park in Germania, festival nei quali abbiamo suonato di fronte a migliaia di persone. Sono state delle esperienze eccitanti, nelle quali siamo riusciti ad accrescere la nostra fanbase. Prima della fine del tour avremo ancora cinque show, poi torneremo negli States e per quest’estate abbiamo deciso di fermarci e di riposarci, niente tour! Le vendite stanno andando benissimo: su Billboard abbiamo debuttato alla dodicesima posizione, possiamo essere solamente soddisfatti di questo risultato. Questo è il nostro primo disco con un’etichetta indipendente come la Epitaph, e questo rende il tutto ancora più positivo!

Come è stato lavorare con Mark Hoppus dei Blink 182?
È stata un’esperienza notevole. Eravamo già in contatto con lui dal 2002, quando andammo in tour con la sua band. Gli abbiamo proposto di diventare il nostro produttore e lui ha raccolto il nostro invito con entusiasmo, poiché è un fan della nostra band da sempre. Prima di iniziare a lavorare con lui avevamo già pronte delle demo dei brani che poi sarebbero entrati a far parte di “Not without a fight”; lui non ha modificato gli arrangiamenti ma ci è venuto in aiuto nelle piccole cose come, ad esempio, alcuni giri di chitarra. Il tutto con dei risultati che riteniamo di buon livello.

Questa è la prima volta che venite in Italia dopo il tour con i Paramore del 2008. Cosa pensate di questa band e come è stato questo tour?
Una grande esperienza, nella quale abbiamo passato delle ottime giornate insieme a loro; il tour con i Paramore è stato un’ottima occasione per proporre la nostra musica anche ai loro fan. Ci si conosceva già prima, infatti ci siamo incontrati per la prima in occasione del Warped Tour del 2007. Con loro ci troviamo bene e, come ben saprai, li abbiamo voluti come ospiti speciali nel video di supporto a “Kiss me”, la cover dei Sixpence None the Richer: un’esperienza divertente!

Qual è la ragione che vi ha portato a pubblicare il vostro ultimo disco sotto Epitaph?
Il disco lo abbiamo registrato prima di fare l’accordo con la Epitaph. Eravamo dei free agent e ci sono arrivate tante proposte, anche da major. Quando Epitaph si è fatta avanti abbiamo deciso di collaborare e firmare perché loro stessi sono fan della nostra band e, inoltre, noi adoriamo i Bad Religion da sempre (Brett Gurewitz, il fondatore di Epitaph, è il chitarrista della band, ndr). Inoltre ci piace questa possibilità e l’attitudine che si vive in questa etichetta che, pur ragionando come una indie, ha un approccio nel mercato da vera e propria major.

Puoi raccontarci qualche dettaglio sull’EP che avete pubblicato con gli Shai Hulud?
È un 7” che abbiamo messo in vendita durante il tour negli States. Il titolo (“Not Without a Heart Once Nourished by Sticks and Stones Within Blood Ill-Tempered Misanthropy Pure Gold Can Stay”, ndr) è un miscuglio tra i titoli di varie release di entrambe le band. Questo disco contiene due brani, uno nostro e uno degli Shai Hulud. Il nostro scopo è stato quello di promuovere a vicenda le nostre ultime release.

L’ultima domanda è sulla vostra lineup, che non è mai cambiata dal 1997 in avanti. Quali sono i risultati di questa stabilità, e quindi del non aver subito partenze e nuovi arrivi nel corso della vostra carriera?

Ad essere precisi ci è capitato di suonare con altri componenti, ma con queste non abbiamo mai registrato del materiale. Penso che una certa stabilità a livello di lineup possa portare a risultati estremamente positivi dal punto di vista della carriera ma anche dal punto di vista umano. I New Found Glory non sono il progetto solista di nessuno, noi siamo una band; è dura riuscire ad andare d’accordo per così tanti anni, ma per ora ce l’abbiamo fatta (ride, ndr).

Nicola Lucchetta

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