Stone Sour: Corey Taylor, il nuovo disco rappresenta tutto per me

Photo by Paul Brown

Abbiamo incontrato Corey in Svizzera a metà giugno e abbiamo parlato con lui dell’imminente “Audio Secrecy” e di diversi argomenti relativi agli Stone Sour e alla sua carriera artistica.

Corey Taylor: Stone Sour’s new album is everything
We met Corey in Switzerland in june and talked with him about the upcoming “Audio Secrecy” and everything related to Stone Sour world and his artistic career. Be prepared to hear one of the 2010 highlight, because the new cd is going to blow your mind away. Let Corey do the talking right now…

LISTEN TO COREY TAYLOR’S INTERVIEW – AUDIO INTERVISTA

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Dire che Corey è carico è dire poco, è letteralmente euforico quando gli si chiede di presentarci la nuova fatica degli Stone Sour. Tra il Rock Im Park e il Sonisphere Svizzero abbiamo avuto modo di ascoltare i brani di “Audio Secrecy” e se “Say You’ll Haunt Me” e “Mission Statement” sono oramai conosciute da tutti, state certi che il nuovo cd non mancherà di sorprendervi, visto che è il lavoro più completo che gli Stone Sour abbiano mai immesso sul mercato; un sicuro top seller per una Roadrunner Records che negli ultimi tempi non sta sbagliando un colpo. Parola a Corey adesso.
Dimmi tutto quello che puoi riguardo al nuovo disco…
“Il nuovo disco è tutto, qualsiasi cosa, è davvero bello…le canzoni sono…ehi non so come spiegartelo, contiene davvero tutto quanto io abbia sempre voluto mettere su un disco! Ci sono momenti pesanti, ci sono momenti melodici, ci sono passaggi anche soft, passaggi molto aggressivi, c’è della dolcezza, c’è oscurità, insomma ha ogni fottuto colore tu possa mai immaginare un disco abbia. Non vedo davvero l’ora che la gente possa sentirlo, è come andare sulle montagne russe, è strafigo.”

Ho ascoltato i primi due pezzi in Germania al Rock Im Park mentre andavo in macchina con il Rep. della Roadrunner da uno stage all’altro, e sono francamente rimasto sconvolto dalla produzione di questo disco, il sound è clamoroso, come hai fatto a migliorarlo ancora?
“Ci sono diverse cose che hanno contribuito a questo, intanto siamo stati in grado di prenderci il nostro tempo per registrare questo album, quindi lo abbiamo registrato come se stessimo suonandolo dal vivo, Jim (Root, ndr) e Josh (Rand, ndr) hanno suonato le tracce di chitarra insieme, c’era proprio la sensazione di essere sul palco, c’era quel live feeling che era molto coinvolgente sentire. Abbiamo lavorato negli studi Blackbird di Nashville…”
Come mai a Nashville?
“Fondamentalmente perché Nick (Nick Raskulinecz, produttore) è originario del  Tennessee, si è spostato a Los Angeles per lavorare ma quando si è fatto una famiglia è tornato indietro a Nashville. Per noi era una buona idea andare a Nashville e poter lavorare nel suo incredibile studio, era arrivato il momento anche per noi di allontanarci dalle nostre città d’origine.”
E’ strano associare le parole “Stone Sour” e “Nashville”
“Vero, è stata un’ottima mossa però nonostante qualcuno possa pensare che saremmo andati a incidere un disco country…”
Perché no?
“Bè oddio…insomma non voglio certo dire che le canzoni acustiche non mi piacciono o non diano buone vibrazioni, ci sono alcuni pezzi county stupendi, però non siamo andati là per il country! Ci siamo immersi completamente nella registrazione, più di due mesi sono stati dedicati a questo, siamo stati in grado di fare davvero qualsiasi cosa volessimo fare, è per questo che alla fine il disco suona così bene, così incredibilmente bene.”

Quindi il disco esce il 7 settembre (Corey al Rock Im Park aveva anche creato il coro per il pubblico da ripetere ‘september seven’, ndr)?
In teoria…allora io sapevo che negli States usciva il 7 settembre, poi mi han detto che sarebbe uscito il 3 tipo in Germania, fuck fuck fuck!!! (risate, ndr) questo è ciò che succede quando non ho le informazioni corrette, dai diciamo che esce la prima settimana di settembre!”

Da quanto ho capito allora siamo di fronte al disco più completo degli Stone Sour?
Assolutamente, anzi spero proprio che questo sia l’inizio per noi, l’inizio vero e proprio. Intendiamoci sono molto orgoglioso dei primi due dischi degli Stone Sour ma sono stati lavori che abbiamo inciso molto rapidamente. Il primo disco ha richiesto circa cinque settimane di lavoro, il secondo l’abbiamo fatto in un mese e mezzo o poco più, non ci siamo mai potuti permettere il lusso di impiegare molto tempo per realizzare un cd degli Stone Sour. A questo giro invece avevamo tutto il tempo che volevamo, non eravamo con l’acqua alla gola e non c’erano altri impegni incombenti, eravamo tutti decisi a realizzare un vero e proprio killer album e la gente ne rimarrà davvero sorpresa…”

E’ solo la mia opinione, ma ho sempre visto gli Stone Sour come una potenziale grande Arena Rock Band, che ne dici?
“Sono totalmente d’accordo, credo che abbiamo proprio questo tipo di vibrazione. Non abbiamo mai cercato di scrivere un brano in questa chiave di lettura ma penso ci appartenga questa definizione. Cerchiamo sempre di scrivere canzoni in modo naturale, mettendoci dentro ciò che abbiamo, ciò che viviamo tutti i giorni, augurandoci che chi le ascolta si immedesimi e accolga i pezzi, finora è successo sempre e sono molto orgoglioso di tutto quanto abbiamo scritto e prodotto fino a questo momento.”

Ripensando al primo disco, avresti mai creduto di arrivare alla pubblicazione del terzo album in queste condizioni (di successo)? Sii onesto…
“Ho sempre pensato che questa band avesse delle possibilità, che avesse il potenziale per uscire allo scoperto e non vivere nell’ombra dell’altro gruppo (gli Slipknot, ndr). Abbiamo cominciato a dimostrare tutto questo con “Come What(ever) May”, uscendo definitivamente dall’anonimato e imponendoci. Quindi se me lo avessi chiesto tempo fa ti avrei detto ‘non lo so, vediamo’, ma semplicemente perché non bisogna mai aspettarsi chissà cosa, bisogna anzi evitare di caricare di aspettative la tua musica, rischi di farla diventare una cosa poco spontanea e non naturale. Insomma spera che tutto vada per il verso giusto, ma fine giornata sii preparato al peggio. Ora con gli Stone Sour ce l’abbiamo fatta, tutte le cose stanno sistemandosi naturalmente, le stelle stanno allineandosi e credo proprio che questo sarà un anno enorme per gli Stone Sour.”

Ok ultima domanda: quanto ti senti migliorato come cantante negli ultimi anni?
“Credo di aver consolidato il mio stile, come scrittore credo ancora di non aver raggiunto il mio picco fino a questo momento, sto scrivendo roba buona e devo ancora scriverne di migliore. Non ho paura di rischiare e non voglio pormi limiti, la fortuna aiuta gli audaci insomma, se non cerchi ogni volta di superare la linea rimani nel posto dove sei arrivato oggi. L’ho sempre pensata così, oggi credo di aver capito definitivamente che se voglio qualcosa devo andarmela a prendere da solo, ed è ciò che sto facendo, devi andare fuori e prendertela da solo, non puoi aspettare che te la porti qualcuno. Specialmente su questo disco sono andato fuori a prendermi davvero ciò che volevo, ci sono un sacco di grandi melodie, un sacco di accordi che ti prendono, c’è ancora aggressività ma questo per me è il disco più melodico che abbia mai fatto…”
E’ stata una sfida crearlo così?
“No non lo è stato, è stato una sfida nel passato lasciar scorrere tutto ciò che la gente si aspettava facessi. Ora sono a metà dei miei trent’anni, ho cercato di realizzare tutto questo per molto tempo, ho realizzato ciò che mi ero messo in mente di fare prima o poi, bisogna sempre cercare di raggiungere ciò che ci si prefigge di fare…”
È un bel messaggio per tutti i tuoi fans…
“Esatto, è proprio così, non puoi lasciare dei buchi nel tuo passato, non puoi lasciarti limitare da nulla, e finalmente è arrivato il momento per chiudere il cerchio. Devi avere la forza di essere te stesso alla fine della giornata, io sono passato attraverso molteplici cambiamenti negli ultimi sei anni per arrivare a quello che sono oggi, e c’è voluto un sacco di tempo e ho dovuto sopportare anche molto dolore e un sacco di pressioni…ma sono stato in grado di rimanere in piedi ed essere me stesso, essere ciò che voglio essere e volevo essere, non solo per i fans ma anche per la mia famiglia, per i miei bambini, per mia moglie…”
Quanti bambini hai?
“Due, mio figlio ha 7 anni, mia figlia 17…lascia che ti confidi una cosa, non c’è nulla di peggio che farti vedere a casa mia per un appuntamento con mia figlia…”
(risata, ndr) Ehi come ti vedi in un nuovo reality show Corey Knows Best?
“No non potrei farlo assolutamente…(a microfoni spenti), direi troppe parolacce e tutta la trasmissione avrebbe come unico audio i beep di censura alle mie imprecazioni (risate, ndr)…”

GUARDA IL VIDEOSALUTO DI COREY TAYLOR

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