Talco: combat punk nel 2010? Perchè no? Parla la band

Non una band commerciale o simile a molte altre. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con i Talco, band originaria di Marghera formatasi nel 2001. Diversi gli argomenti toccati per un colloquio piacevole e aperto a qualsiasi tipo di divagazione.

Come sono entrate a far parte del vostro sound le varie influenze folk (balcaniche e klezmer)?
E’ stata un’evoluzione determinata soprattutto dai nostri ascolti che tendono naturalmente al folk e alla musica cantautoriale italiana, questo senza dimenticare le nostre radici punk e ska. L’uso della tastiera e della fisarmonica di Combat Circus e Mazel Tov, con l’uscita di Simone dal gruppo, è stato felicemente sostituito da arrangiamenti con strumenti tipici folk quali ad esempio il banjo, il mandolino, bouzouki, e così via.

Da cosa deriva la passione per la cultura ebraica dell’est Europa?
Sono sempre stato appassionato della cultura yiddish e della musica klezmer, mi piace l’uso malinconico e lamentoso delle melodie folk ebraiche. Data la nostra attitudine musicale, basata molto su melodie affini, cerchiamo spesso di trasportare quelle emozioni nei nostri arrangiamenti dove primeggiano solitamente gli ottoni (a differenza dei clarinetti nel klezmer). Penso che questo sia stato per noi il passaggio più formativo per creare un genere personale, ossia attingere da qualcosa adattandolo però al proprio sound, senza cadere nel plagio creativo.

Tra le vostre influenze non è difficile non trovare punti di incontro con i Modena City Ramblers, gli Ska-P e perchè no, i Gogol Bordello, quale lezione avete appreso da questi gruppi?
Sono tutti gruppi con cui siamo cresciuti e che tuttora ascoltiamo. Personalmente mi sento di parlare per quel che concerne le influenze musicali e culturali, soprattutto dei Modena City Ramblers, uno dei gruppi che ho apprezzato più soprattutto nei primi tre album a mio parere eccezionali sia musicalmente che a livello di liriche. Certo, il nostro impianto musicale deriva soprattutto dalla Mano Negra a cui ci siamo spesso ispirati per creare un ritmo live e una scaletta coinvolgente, senza dimenticare, come avevo detto precedentemente, la musica cantautoriale italiana che nelle liriche non ha eguali.

Da dove deriva il nome Talco?
E’ il nome che ci portiamo avanti dagli inizi spensierati e che non abbiamo mai cambiato, anche perchè comunque ci sentiamo molto legati ai primi anni di musica, forse impareggiabili dal punto di vista del divertimento ingenuo e spontaneo. Ora al divertimento che c’è ancora – e che, anzi, è cresciuto a dismisura in seguito all’uscita di “Mazel Tov” – abbiamo affiancato un’attitudine inevitabilmente più seriosa e responsabile, conseguenza diretta dell’ambiente che ci ha accolto.

Cosa rappresenta la dimensione live per la vostra musica?
Significa quasi tutto, nel senso che i Talco sono un gruppo prettamente live. La nostra scaletta è pensata apposta perchè non ripeta pedissequamente la struttura di un album. Il live ci emoziona moltissimo non solo per il nostro rapporto felicissimo con il pubblico, ma soprattutto perchè rappresenta un esame per ogni band, una dimostrazione che quello che si sente in un disco è frutto di un’esecuzione reale e non preparata ad hoc commercialmente. Fino ad ora è andata molto bene, e anche noi in prima persona ci siamo accorti comunque di un processo di maturazione che, sicuramente, è ancora in corso. Il fatto che il pubblico continui ad accorrere ai nostri concerti non può che rallegrarci e farci continuare su questa strada.

Cosa vuol dire suonare combat punk, oggi, nel 2010?
Mah, non ci ho mai pensato. Sembra stupido, ma a mio parere non lo è: questo è il tipo di musica che ho sempre amato e che facciamo naturalmente, senza dover pensare a cosa si suona. Scherzi a parte, il punk non è più un genere considerato “di moda”, e questo magari può rappresentare un ostacolo per noi – parlo dell’Italia naturalmente; se ci si aggiunge il combat, poi, la strada è ancora più difficile. Posso dire solo che per noi suonare musica impegnata ha un valore inestimabile e ci tiene sempre molto vigili per quel che riguarda la stesura dei brani e dei testi; non sopportiamo la banalità dei messaggi e anche nel combat rock, ahimè, si rischia molto spesso di cadere nel qualunquismo e nella semplicità dello slogan. Il punk per noi vuol dire musica immediata e sincera, ma senza il folk e lo spirito più “umilmente raffinato” per così dire, non riusciremmo a suonare quello che viene definito Combat Punk e di cui ci sentiamo di far parte con entusiasmo.

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