The Birthday Massacre, Rainbow: la nostra è musica a 360 gradi

In occasione dell’uscita di “Pins And Needles”, quarto album degli alternative rocker canadesi Birthday Massacre, abbiamo scambiato qualche battuta sul nuovo disco e su altro ancora con Rainbow, chitarrista ritmico nonché fra i membri fondatori della band.

Iniziamo parlando del vostro nuovo album: a tuo parere, quali sono le maggiori differenze fra “Pins And Needles” e i suoi predecessori?
Le diversità riguardano soprattutto la scrittura più dinamica e i cambiamenti nei metodi di produzione e registrazione.
Durante la scrittura e registrazione del disco, Mike e io abbiamo deciso di tornare temporaneamente nella nostra città natale (Dundas, Ontario), per finire di scrivere e registrare insieme la strumentazione. Una cosa che non avevamo mai fatto prima, e ha funzionato a meraviglia. Ci ha dato la possibilità di avere il tempo necessario per lavorare insieme su ogni canzone. Quindi siamo tornati a Toronto per iniziare a lavorare con Chibi sulle melodie vocali e sui testi. Abbiamo anche collaborato molto con OE mentre scrivevamo alcune parti vocali e alcuni testi; in quest’album il suo contributo è stato notevole.
La produzione di “Pins And Needles” è stata anche più accurata rispetto a quella dei nostri lavori precedenti. Abbiamo speso parecchio tempo per bilanciare bene il processo di registrazione e produzione delle parti di percussioni e di chitarra, per donare all’opera un suono più compatto e un’atmosfera più coesa.

Infatti, credo che “Pins And Needles” sia un lavoro più organico rispetto a “Walking With Strangers”, specialmente nell’interazione fra chitarre e tastiere. Che ne pensi?
Grazie. In ogni album ci siamo sforzati di rifinire via via il nostro sound. Credo che ormai abbiamo acquisito una certa esperienza nella scrittura e nella produzione di un disco. Come ho già detto più sopra, durante le registrazioni di “Pins…” abbiamo davvero speso moltissimo per assicurarci che ogni elemento fosse al posto giusto e che tutte le canzoni fossero curate in ogni loro particolare.

Anche “Pins And Needles”, come “Walking With Strangers”, è stato prodotto da voi e da Dave Ogilvie. Com’è lavorare con una leggenda come lui?
In realtà “Pins…” è stato prodotto soltanto da me e Mike. Tutte le canzoni erano già state registrate prima che andassi a Vancouver a mixare il tutto con Dave. Non fraintendermi, Dave è un produttore di gran talento. Ma in questo caso sia Dave sia io avevamo già una precisa visione di come volevamo che le cose suonassero, del loro feeling. Comunque noi amiamo lavorare con Dave. Ha un grande orecchio ed è anche un’ottima compagnia. Prima di iniziare a mixare, gli abbiamo fatto sentire il nostro lavoro di produzione e lui si è mostrato molto eccitato e ha dato il suo pieno appoggio al lavoro che avevamo svolto.

Il primo nome della vostra band era Imagica, ed era tratto da una novella di Clive Barker. C’è una connessione fra la musica che suonate e la letteratura?
Senza alcun dubbio. Tutti noi abbiamo letto moltissimo nella nostra vita. I miei genitori leggevano storie a mia sorella e a me prima ancora che io sapessi parlare. Siamo sinceramente ispirati da ogni sorta di musica, letteratura, cinema, arte, etc. Apprezziamo e ci divertiamo nel lavorare attraverso una vasta gamma di media diversi, e questa è una delle ragioni per cui abbiamo fondato una band. Ci è sembrato un ottimo modo per condensare in un unico mezzo espressivo tutti i nostri interessi artistici.

Questo ottobre partirete in un lungo tour attraverso il Regno Unito: che differenze avete riscontrato fra i vostri fan europei e quelli nordamericani?
Difficile a dirsi. Tuttavia credo che, in un certo senso, in Canada e Nord America riusciamo ad attrarre una più vasta gamma di persone. Nelle nostre zone, infatti, la scena “dark/alternative” è meno compatta, e a causa di questo riscuotiamo l’attenzione di un pubblico più vario. Al contrario, i nostri fan europei paiono più uniti, sia sotto l’aspetto dell’apparenza sia sotto quello dell’attitudine. L’Europa ha una scena “dark/alternative” davvero in salute, che ha iniziato a supportarci sin dai nostri primi tour oltreoceano.

Siete attivi sin dal 1999: questo significa che siete stati testimoni di tutti i cambiamenti avvenuti nel music biz negli ultimi dieci anni. Quindi, cosa ne pensate dei vari aspetti legati al download in internet, alla libera musica in rete, etc.?
Apprezzo la maggiore accessibilità della musica e dei media…ma l’impatto negativo che il file sharing ha avuto sull’industria discografica ha fatto sì che aumentassero anche i problemi per tutti gli artisti non legati a una major a sostenere una carriera musicale stabile. Non è mai stato così facile essere famosi e al verde allo stesso tempo. A causa dell’accresciuta accessibilità, il peer to peer ha reso la creatività artistica e il fare musica a portata di mano per tutti, ma questo ha fatto sì che l’industria discografica sia oggi più interessata alla pubblicità e al ‘brand’ piuttosto che alla produzione di buoni dischi. È un periodo strano e inquietante per le case discografiche.

La vostra musica è stata descritta in modi molto differenti: synth rock, gothic rock, alternative rock…voi come la descrivereste?
I termini “gothic” e “alternative” coprono un ampio spettro di suoni e stili diversi, quindi credo che possiamo sicuramente collocarci all’interno di questi. Nonostante il nostro stile sia coeso e ben definito, in parte siamo anche un miscuglio di vari generi. Direi che siamo una fusione di electro, metal, punk e pop, il tutto stratificato in uno sfondo da colonna sonora retro fantasy/sci – fi. Comunque, quando parlo con i miei parenti durante le vacanze di Natale…dico solo che siamo una rock band.

Guardandovi alle spalle, quale ritenete che sia stato il punto di svolta della vostra carriera?
Probabilmente ci sono stati molti momenti decisivi da elencare…ma credo che firmare per la Repo Records e andare in tour in Europa sia stato quello che ci ha fatto realmente partire come band. La Repo è stata la prima a notarci e a darci una possibilità. È stato divertente, perché durante il primo tour europeo la gente pensava che fossimo un gruppo con un grosso seguito in Nord America, così furono entusiasti di seguirci e ci diedero una mano. In tutta onestà, ai tempi eravamo relativamente sconosciuti in America. Successivamente, quando tornammo in Canada e facemmo un tour negli Stati Uniti, tutti pensarono che fossimo una grande band con un grosso seguito in Europa, così tutti fecero lo stesso. In tutto questo affare abbiamo semplicemente cercato di divertirci.

Stefano Masnaghetti

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