The Gluts: quattro chiacchiere con la band

Abbiamo scambiato quattro battute (e un paio di birre) con i The Gluts, giovane band emergente milanese che ha appena pubblicato un ep dal titolo “It’s 5 Minutes After The Hour“. Ecco cos’hanno da dirci.

Come nascono i The Gluts e come nasce un vostro pezzo?
Il progetto The Gluts nasce nell’ormai lontano 2006; arrivavo da un periodo lontano dall’Italia in cui mi sono spesso ritrovato a comporre musica con la mia chitarra acustica dando ai pezzi una decisa aria pop. Quando proponevo i pezzi in saletta ai ragazzi cercavamo di riarrangiare il tutto senza perdere quell’impronta. Ad un certo punto, però, abbiamo capito che avremmo ottenuto un risultato migliore se, anziché far guidare le nostre intenzione dall’idea di musica che avevamo in testa, ci fossimo lasciati completamente andare all’istinto. I pezzi dei The Gluts (e di “It’s 5 Minutes After The Hour EP”) sono nati così; tutti in sala prove a fare ciò che è più nelle nostre corde, improvvisare e divertirci suonando. Dalla prima ‘bozza’ melodica ognuno apportava le proprie modifiche fino ad ottenere il risultato migliore per tutti e quattro.

Quanto è difficile per una band come voi, che comunque vanta numerose date all’attivo ormai, riuscire a trovare ingaggi per suonare?
La difficoltà, per una band emergente, non è tanto quella di suonare in giro per i dintorni della propria cittadina, quanto allargarsi ad altre zone d’Italia, ma quella di riuscire a far girare il proprio nome tra i locali ‘che contano’. Una volta che hai suonato in un posto abbastanza riconosciuto ed in cui hai portato un po’ di gente, tutti gli altri si adeguano ed accettano di ospitarti per suonare live. La difficoltà sta soprattutto all’inizio, quando magari non hai una demo o un EP all’attivo e devi riuscire a convincere i gestori dei locali ad avere fiducia in te. Ad esempio, ora, stiamo partecipando ad un concorso in quel di Varese, in cui le prime band classificate ottengono la possibilità di incidere un disco con l’etichetta indipendente Ghost Records e addirittura l’organizzazione di un mini-tour da parte di Bigfish Entertainment. Una figata insomma! Ci fossero più opportunità di questo tipo non sarebbe così difficile mettersi in mostra, e soprattutto si potrebbe parlare anche di meritocrazia. Il problema di fondo comunque non è tanto trovare posti in cui suonare, perché quelli, sia nell’hinterland che in una realtà come Milano ci sono; il problema, casomai, è quello di farsi riconoscere un minimo di rimborso. Dobbiamo però dire che ci sono locali ma soprattutto i loro direttori artistici che “sono-dalla-parte-della-band” anche perché sanno cosa vuol dire andare a fare un live, caricandosi kg di strumentazione, anche a diversi km da casa.

Quali sono e/o sono state le vostre principali influenze musicali?
Le influenze sono veramente tantissime; siamo partiti ad ascoltare band come Punkreas e Pornoriviste a sedici anni per poi passare alla scena punk-rock californiana sino agli ascolti più recenti tra cui spiccano sicuramente i The Strokes, i The Hives e perché no, anche i The National. Ecco, lavorando sui pezzi nuovi, ci siamo accorti che tutte queste influenze si fanno sentire eccome, tant’è che non riusciamo a scrivere due pezzi uguali! Abbiamo pezzi più melodici e downtempo come sono quelli dei National ma anche cose che ti arrivano come manate in faccia di due minuti, dritte ed urlate, simili ai lavori dei The Hives. Ah, siamo riusciti a fare anche un pezzo completamente urlato…chissà se Nico lo riuscirà a cantare (ridono, ndr)!

Questione testi: scrivere pezzi in lingua inglese. A volte, questo può risultare un problema soprattutto per chi non ha molta dimestichezza con la lingua, voi cosa ne pensate?
Scrivere pezzi in inglese per band che, come noi, non sono madrelingua può risultare azzardato e difficile, però abbiamo la fortuna di avere Marco che ha vissuto in Irlanda ed in Canada per un periodo di tempo e quindi ha assorbito, per quanto possibile, la lingua ed ora riesce ad esprimere pienamente anche in inglese ciò che sente. L’inglese comunque risulta più melodico ed indicato ad un genere come il nostro, certo, ci sono band italiane che sull’uso della nostra lingua hanno costruito carriere come, ad esempio, Marlene Kuntz e Verdena ed hanno fatto bene se questa era la loro intenzione. A noi piace il modo in cui i suoni della lingua si amalgamano con tutto il resto e con tutti i viaggi che si è fatto Marco ormai gli viene quasi naturale scrivere così.

Il vostro EP ha comunque riscosso un discreto successo, avete già qualche progetto in cantiere oppure avete intenzione di continuare a portare in giro solo i pezzi di questo lavoro?
I The Gluts non si fermano mai! Dopo questo EP abbiamo deciso di continuare a lavorare su nuovi pezzi senza mai fermarci un attimo e stiamo scoprendo nuove sonorità ed influenze che, prima di questo lavoro, sentivamo lontane. Il progetto principale, è quello di riuscire a comporre e registrare un pezzo di cui realizzare poi il video e cercare di ‘vendere’ poi il pacchetto completo. Un investimento che, per i tempi che corrono, è necessario, perché nessuno cerca di lavorare su di te, soprattutto se sei legato ancora ad un certo ambiente underground, quindi la soluzione più opportuna è quella di sbattersi, creare un prodotto fatto e finito per poter dire ‘se non ci hai ancora notati, ci siamo anche noi!’.

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Si ringrazia Ivan Minoli per la concessione dell’utilizzo della fotografia.

Federico Croci

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