The Scorpions: non lasceremo che l’emozione prenda il sopravvento

Una sala affollata di un lussuoso albergo di Sofia accoglie la band degli Scorpions al completo alla vigilia del loro concerto che si terrà all’Akademik Stadium. C’è poco da dire, ultimamente la Bulgaria è al centro della musica pesante: dopo il dvd dei Big Four filmato qui, anche la band di Schenker e Meine è protagonista di un evento indimenticabile.

Non ci gira intorno Klaus Meine, sa bene di essere in un paese che li venera e che ha temuto di non rivederli tanto presto dopo l’annullamento della data del 9 ottobre: “Ora sto benissimo e sono pronto per esibirmi. Abbiamo molti fans qui in Bulgaria, sarà una celebrazione davvero speciale e un’occasione per ringraziare tutti del supporto mostratoci negli anni. Essere qui insieme a voi per un’altra tappa di un tour che celebra quarant’anni di carriera per gli Scorpions è bellissimo, ci concentreremo comunque al massimo e non lasceremo che l’emozione prenda il sopravvento, ce lo siamo detto chiaramente prima di iniziare questo farewell tour che durerà ancora nel 2011. Vogliamo festeggiare e festeggiare, se andassimo sul palco ogni sera col magone pensando ‘oh mio dio è l’ultima volta che vediamo’ (risate, ndr) non avremmo potuto pianificare due anni di tour.”
Rudolf Schenker supporta il proprio singer: “Vogliamo divertirci e farvi divertire, non vogliamo pensare a cosa faremo dopo. Abbiamo preso serenamente la decisione di terminare l’avventura degli Scorpions con un disco strepitoso come “Sting In The Tail” e con un tour il più lungo possibile, il “Get Your Sting And Blackout World Tour 2010/2011”. Vogliamo concentrarci su ciò che faremo domani sera sul palco e non a fine tournèe. Fino a questo momento è stato uno dei tour più belli mai fatti, siamo già stati in Europa per la prima leg, in Canada, negli States, in Sud America e in Messico. Ma abbiamo ancora molte date di fronte!”

Fa quasi impressione sentire dire 40 anni di Scorpions. Eppure la band ha iniziato nel 1965 per esordire qualche tempo dopo col primo disco. Come hanno fatto a mantenere questo status e questo successo attraverso le decadi che hanno vissuto? “Penso sia questione di credere in quello che fai dall’inizio, nel prendere molto seriamente il tuo lavoro e nell’impegnarsi il più possibile. Abbiamo fatto in modo di prendere le decisioni giuste al momento giusto, a pianificare la nostra carriera e a prenderci anche dei rischi. Abbiamo fatto degli errori ma siamo stati in grado di prendere il positivo che rimaneva anche quando pareva tutto sbagliato. Suonare tanto e il più possibile in ogni parte del mondo è anche un altro fattore che c’ha aiutato molto. Onestamente quando ho iniziato non erano in molti a credere che la musica rock tedesca potesse andare all’estero – afferma soddisfatto Rudolf Schenker – eppure con abnegazione e impegno abbiamo raggiunto veramente tanti fans in qualsiasi angolo del pianeta.” Klaus Meine aggiunge che “E’ una grande soddisfazione vedere ai nostri concerti tre differenti generazioni di fans che si uniscono per cantare i nostri grandi classici. Vedere la nostra musica che rimane intatta col passare del tempo e appassiona persone dalle età diverse ci rende orgogliosi.”
A proposito di nuove generazioni, Klaus Meine crede che il “Wind Of Change” che soffiava nel 1990 abbia effettivamente cambiato il mondo oppure siamo ancora lontani da un’ipotetica fratellanza tra popoli? “Bisogna contestualizzare gli avvenimenti, “Wind Of Change” era ed è una canzone di speranza per la pace nel mondo e che auspica che le persone vivano insieme senza divisioni. All’epoca era da poco caduto il Muro di Berlino, e vedere gente della Germania dell’Est che poteva andare in Spagna e in Svezia liberamente era un cambiamento incredibile. Il processo è ancora lungo e ci saranno sempre nuove battaglie da superare, ma la musica deve avere un ruolo importante nel parlare alle persone per fare in modo che queste si uniscano e credano insieme in un futuro migliore. La musica deve unire le culture diverse ed è un linguaggio universale imprescindibile, in sostanza posso dire che ci sono stati molti passi avanti dal 1990, vedere l’Europa che lentamente si unisce sempre di più e cresce insieme è un fattore che dà speranza per il futuro…

Paolo Sisa

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