Tim McIlrat (Rise Against)

Poche ore prima del loro show al MusicDrome di Milano, entriamo dentro al tour bus dei Rise Against per uno scambio di opinioni con il frontman Tim McIlrath.

 

Siete già venuti in Italia prima di questa data?
Siamo venuti due volte qui (MusicDrome, ndr) quando si chiamava ancora Transilvania live, ricordo di un tour memorabile con i Sick Of It All.

Visto che l’esperienza con il pubblico italiano non ti è nuova, cosa ne pensi del nostro paese in merito?
Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto con i nostri fan italiani, il pubblico è sempre pronto a divertirsi, a cantare e saltare con noi.

Come sta andando questo tour europeo, quali sono i vostri piani nel futuro prossimo?
Abbiamo iniziato pochi giorni fa nel nord Europa, proseguiremo per le prossime settimane nel resto del continente e poi andremo in Australia a inizio 2010; abbiamo una tabella di marcia abbastanza piena insomma.

Che differenze hai notato tra i fan europei e quelli d’oltreoceano?
Più che di differenze parlerei di somiglianze, sono quelle che mi stupiscono sempre, ovunque si vada. Possono cambiare i modi di vivere, di parlare e di comportarsi ma un punk show resta sempre lo stesso, con i suoi rituali e la sua attitudine. E poi le persone cercano sempre lo stesso tipo di show, che tu viva a Tokyo o a Chicago.

State già raccogliendo materiale per il prossimo disco?
Non direi, non abbiamo ancora molte idee in proposito, per ora siamo maggiormente focalizzati sull’album corrente e sul tour di supporto; abbiamo appena fatto il video per il singolo “Savior”. Quando verrà il momento però saremo pronti per tornare in studio.

Siete sempre stati molto attivi socialmente e soprattutto nel PETA (People for the Ethical Treatment of Animals, ndr), avete fatto qualcosa in merito recentemente?
Stiamo attualmente collaborando con PETA per una campagna a Vancouver volta a sensibilizzare la gente per fermare il massacro delle foche in Canada.

Un paio di anni fa avete creato una serie di scarpe con Vans, la partnership continua?Qual è stata la reazione dei vostri fan all’epoca?
Proprio in questi mesi Vans ci ha contattato per produrre un nuovo modello di scarpe, non so però quando verrà commercializzato. Alla fine penso tutti abbiano accettato la partnership positivamente, in fondo le culture punk e skate sono sempre state fortemente intrecciate: ricordo che il primo disco punk che sentii fu uno dei Minor Threat e nel booklet indossavano scarpe Vans.

Avete supportato Obama durante la sua corsa alla Casa Bianca: ora che un anno è passato che ne pensi del suo lavoro svolto finora e del premio Nobel conferitogli?
Penso stia facendo bene, anche se molte persone che inizialmente lo supportavano si sono tirate indietro, cosi come coloro che volevano veramente un cambiamento non hanno continuato a ricordarglielo, sperando che una sola persona possa cambiare il mondo.
In ogni caso sono davvero felice che Obama non sia Bush, o meglio McCain, saremmo potuti esser qui seduti nel novembre del 2009 a parlare di tutt’altro mondo. Penso che Obama simbolizzi il rifiuto per l’amministrazione Bush più di ogni altra cosa; è come se gli americani votandolo avessero detto “siamo stufi di Bush, siamo stufi delle sue politiche guerrafondaie che hanno causato più danni che altro”; Obama è stato la persona giusta al momento giusto, ma mi è piaciuta molto la reazione della gente.
Per quanto riguarda il Nobel invece…per me è indicativo di quanto le persone odiassero Bush, quasi come se Obama lo avesse vinto per il semplice fatto di non essere Bush; spero che Obama consideri questo premio seriamente, e si adoperi per esserne degno.

Come spiegheresti il fatto che molti gruppi emergenti in Usa non sono minimamente conosciuti in Europa?
A volte è la mancanza di una label o di una distribuzione a impedire a un gruppo di farsi conoscere nel Vecchio Continente, ma generalmente il vero motivo è che per una band alle prime armi è davvero difficile e costoso venire in Europa.
Quando eravamo noi stessi una band giovane dovevamo approfittare degli inviti di altri gruppi più famosi in modo da contenere le spese, dividere i tour bus o le apparecchiature e poi dare il massimo sul palco per farci conoscere il più possibile. Se adesso siamo arrivati così lontano è anche perché abbiamo spesso ricevuto questo tipo di inviti.

Nicolò Barovier

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