Ufomammut: il meglio deve ancora venire

Gli Ufomammut sono, probabilmente, la più grande band psichedelica che l’Italia abbia mai avuto. Tanto che oggi il trio può vantare un respiro internazionale, mietendo consensi anche al di là dei patri confini. In occasione dell’uscita di “Eve”, loro quinto album, abbiamo avuto la possibilità di sentire le opinioni del gruppo in merito a questo disco e a molti altri argomenti. A voi la lettura.

Partiamo parlando di “Eve”: come mai avete deciso di realizzare un concept – album sulla figura di Eva?
Urlo: L’idea è nata poco alla volta. Siamo partiti dal concetto di realizzare un disco alla “Meddle” (Pink Floyd), quindi una traccia lunga e altre minori e ci siamo ritrovati in breve tempo a combattere con un pezzo più lungo del previsto. E si è sviluppata l’idea della lotta per la conoscenza, la ribellione e quindi, chi meglio di Lei, EVA.
Poia: E’ una figura fondamentale nella Bibbia, associata al peccato e alla tentazione (si nota subito la “scarsa considerazione” che da sempre le religioni monoteiste hanno della donna). Ma il mito di Eva credo insegni molte cose se ribaltiamo il punto di vista: il superamento delle convenzioni e del dogma e la ricerca della propria Verità sono tra queste.
Vita: L’idea di un’unica traccia per il nuovo lavoro era già un po’ che girava per le nostre teste, ispirati dai grandi gruppi del passato. Abbiamo avuto, probabilmente, l’idea giusta e siamo riusciti a registrarlo…Ma soprattutto riusciamo a riproporlo per intero dal vivo.

“Eve” consta di un’unica traccia divisa in 5 parti, eppure mi è sembrato il vostro disco più ‘ampio’ e dilatato. Proprio in quanto alla scelta dei suoni, che sono totalmente differenti rispetto a quelli densissimi e compatti di “Idolum”. Insomma, un netto cambio di prospettiva. Con un pizzico di ispirazione mutuata da “Snailking”, forse. Siete d’accordo? E questa svolta è stata ‘spontanea’ o l’avete scelta deliberatamente?
Urlo: Ogni nostro disco si sviluppa spontaneamente, anche il suono di “Eve” è cresciuto e mutato durante la registrazione. Non ci piace “rifare” qualcosa già scritto. Vogliamo continuare a esplorare, per quanto possibile, nelle nostre piccole testoline accantonando ciò che abbiamo composto.
Anche se, logico, siam sempre noi.
Poia: Il brano unico ci ha dato il tempo sufficiente per far “respirare” il disco, curando molto le stratificazioni di suoni e la dinamica tra “pieni e vuoti”, un’evoluzione di quella che è sempre stata una nostra caratteristica.
Vita: Essendo un pezzo di 45 minuti necessitava atmosfere più dilatate rispetto ai precedenti dischi, onde evitare la noia che cantava Califano…”Eve” non è un mix di riff che avevamo nel “cassetto”, è stato pensato e concepito ed alla fine è nato come un unico movimento “diviso” in 5 parti. Per questo motivo è differente come suoni anche se si sente l’impronta Ufomammut.  

Oltre ai consueti muri di suono doom/sludge ho notato, specie nelle parti più ‘spaziali’, un approccio debitore nei confronti del kraut rock dei ‘corrieri cosmici’, Tangerine Dream in particolare. Che ne pensate?
Urlo: So di essere ignorante come una bestia, ma temo di aver ascoltato una volta sola nella mia vita i Tangerine Dream…mi piacciono molto i Popol Vuh, in compenso.
La prima parte del disco è ispirata ai Judy Corda, la band in cui suonavo con Poia anni fa.
Vita: Non so…è difficile da dire perchè ognuno ha un approccio diverso nei confronti della musica “pilotato” dai propri gusti…a volte ci accostano a band che non ci piacciono o che addirittura non conosciamo ma capisco che è così…è come per i colori, io vedo l’arancione e tu vedi l’arancione, sappiamo perfettamente entrambi che tipo di colore è ma la domanda è “stiamo vedendo lo stesso colore”? Io credo di no…
Poia: conosco il kraut rock (poco i Tangerine Dream) e noto che questa definizione abbraccia bands anche molto distanti una dall’altra. Comune è però la componente della sperimentazione e la ricerca unita ad una componente quasi “anarchica”, che bada più alla sostanza che alla tecnica (a differenza di molte bands prog…). Può esserci perciò un’affinità con quello che facciamo.

Album dopo album la componente vocale si è ridotta nella vostra musica. Adesso la voce è diventata una sorta di urlo primordiale che si confonde nel magma degli altri strumenti. Come mai avete optato per questo tipo di evoluzione?
Urlo: Io pensavo di aver dato alla voce una notevole importanza in questo ultimo disco.
Molte parti sono strutturate e la ricerca vocale è stata fondamentale per caratterizzare il disco.
La voce è usata come uno strumento, sicuramente, ma accidenti…
Poia: esatto. E’ sempre stato un urlo primordiale, e non abbiamo mai esagerato con le parti vocali. Poche ma buone anche in “Eve”.

Come nasce un brano degli Ufomammut? Qual è il vostro approccio ‘standard’ alla composizione?
Urlo: A caso.
Poia: Già. Si parte da noi che suoniamo a caso qualcosa nella sala prove, e intanto registriamo. Poi riascoltiamo (magari non subito) e vediamo se c’è qualcosa da salvare nel flusso di banalità che scaturisce dagli strumenti.
Vita: E’ molto semplice, sempre da improvvisazioni che nascono in sala prove quando ti metti a posto, accendi gli ampli, accordi chitarra e basso ma mai la batteria…quando ci piace un giro lo registriamo e ci lavoriamo sopra…

Come nasce un’opera di Malleus? Quali sono le influenze principali della vostra arte figurativa? A proposito, com’è stato accolto “The Hammer Of God”? In generale, come vanno le cose al Malleus Studio?
Urlo: Ogni progetto ha una sua storia, non saprei darti una risposta precisa.
Tutto nasce dalla visione del mondo che ci circonda e da una matita e si sviluppa attraverso l’inchiostro e i telai. E la musica.
“The Hammer of God” è stato un successo, lo abbiamo finito in breve tempo e la cosa ci ha fatto un piacere immenso, soprattutto perché è stata una sfida essendo un’autoproduzione.
Per il resto tutto bene, ci aspetta un nuovo studio, speriamo si riescano a sviluppare ancora più progetti.
Poia: Se parliamo di influenze su quello che facciamo, quelle più evidenti sono l’art nouveau, il simbolismo e l’arte psichedelica del poster negli anni 60. Poi però aggiungiamo tutto ciò che ci passa per la testa: tra cinema, musica, arti figurative le influenze sono molteplici.

Torniamo alla musica: guardandovi indietro, quali pensate siano stati i momenti più importanti della vostra carriera, gli snodi cruciali?
Urlo: Penso debbano ancora venire. Sicuramente un momento importante è stato quando abbiamo deciso di prendere in mano la nostra musica. La nascita di Supernatural Cat è stato un grande salto.
Sicuramente se fossimo sotto Relapse avremmo molte più possibilità, ma forse non saremmo quello che siamo…
Vita: Il mio momento più importante dura da 11 anni, da quando Ufomammut respira…mi ha dato la possibilità di realizzare un sogno che avevo da ragazzino, fare musica e concerti…
Ho la fortuna di aver suonato con band che seguo da 25 anni, le stesse che vedevo quando leggevo i primi giornali hard rock/heavy metal, ma non lo vivo come un traguardo al contrario mi dà sempre stimoli maggiori per continuare a vivere nella musica.
Poia: Ci sono stati sicuramente cambiamenti importanti, nel corso dell’esistenza di Ufomammut. Per il live, siamo passati da una variabile formazione a 4, ad una più stabile a 3 (abbiamo cambiato 4 tastieristi). Essendo in tre, oltre a suonare con i piedi in senso figurato, abbiamo dovuto davvero imparare a suonare anche con i piedi. Fondamentali sono stati anche alcuni importanti incontri: Lorenzo, chitarrista dei Lento e fonico al Locomotore studio di Roma, che ci ha permesso di raggiungere il nostro suono ideale su disco e Ciccio, il nostro fonico live, in grado di liberare mostri spaventosi durante i concerti.

Non avete mai fatto un disco simile all’altro. Ogni vostro album spiazza, almeno in parte, l’ascoltatore. Anche se il vostro suono è ormai inconfondibile. Detto questo, come pensate che si evolverà tale suono nel futuro?
Urlo: Non saprei. Ogni disco è diverso perché cerchiamo di fare quello che ci sentiamo di dover fare in un preciso momento. Non ci sono progetti da seguire né generi a cui sottostare. Ci sentiamo come “il gruppo della libertà”, facciamo un po’ come cazzo ci pare…
Vita: Non ci siamo mai posti la domanda su cosa fare o che binario seguire, è istinto ma allo stesso tempo cerchiamo di non riproporre la stessa minestra anche se gli ingredienti sono gli stessi.
Poia: L’idea è quella di non annoiarci mai, ed aggirare la tendenza a doversi ripetere.  Insomma, vogliamo cercare di fare quello che noi stessi ci aspetteremmo dalle nostre band preferite.

Per descrivervi migliaia di scribacchini citano una marea di nomi, dai Pink Floyd agli Electric Wizard. Per fugare definitivamente ogni dubbio, potreste elencare 5 band che sono state davvero fondamentali per voi?
Urlo: Beh, è difficile racchiudere tutto in 5 band.
Sex Pistols, Sleep, Pink Floyd, Beatles e Eyehategod.
La cosa buffa è che di alcune di queste band ascolto poco oggi.
Vita: 5? ahahhahh…ci provo…Pink floyd, Beatles, Black Sabbath, Motorhead, Metallica (i primi 3 album naturalmente).
Poia: Intanto stiamo parlando di 5 x 3. Abbiamo alcune convergenze di gusti (su Beatles e Pink Floyd non si discute). Ma non riesco a sintetizzare il tutto in 5 band. Preferisco la marea di nomi.

Ormai siete conosciuti in tutto il mondo, anche il NME parla di voi. Quali differenze riscontrate fra il pubblico estero e quello italiano? E dove avete riscosso più successo, in patria oppure fuori?
Urlo: E’ brutto dirlo ma nessuno è profeta in patria.
In Italia c’è molta invidia e si cerca sempre di chiudere le porte anziché spalancarle per costruire assieme, cosa che all’estero invece è normale. In Italia le riviste sono ormai fritte, tranne alcune che resistono cercando di evitare di mettere in copertina gruppi tragici che si ispirano al Beat e fanno gli intellettuali.
Dovremmo svegliarci un po’ in Italia, abbandonare la nostra esterofilia e il concetto che per essere bravo devi suonare bene. E capire che l’unione fa la forza…
Poia: All’estero, anche noi siamo forestieri, esotici e quindi per forza più interessanti.
Vita: All’estero c’è indubbiamente più cultura rock, il pubblico viene ed è interessato a quello che ascolta/vede. Purtroppo in Italia abbiamo sempre avuto meno seguito anche se ultimamente sta cambiando, per fare un esempio nel 2004 abbiam suonato a Roma con circa 50 persone due settimane dopo Leuven, dove il giorno prima del concerto avevamo 63 prenotazioni di biglietti e 250 persone sotto il palco. Anche Berlino è diventata un posto molto caldo per noi dove suonare oltre ad essere una città meravigliosa…ahahaha…

Che cosa ascoltano gli Ufomammut negli ultimi anni? Conoscete qualche gruppo che sentite particolarmente affine?
Urlo: Ascolto diverse cose, tra quelle che mi accompagnano da più tempo e non mi stufano mai ci sono Alela Diane, Bobby Beausoleil, Jocelyn Pook, Us Xmas, Current 93, Shora, Superjoint Ritual e tanti altri, dai Converge ai Botch, dai Ten Years After agli Entombed, dagli Shining ai Pharaoh Overlord ecc ecc…
Tante cose.
Vita: Ascolto di tutto da sempre, faccio prima a dire che non mi piace lo ska, l’house music e un certo tipo di musica elettronica e l’operetta…
Poia: Troppe cose per elencarle, molte robe vecchie e usate e altre nuove di pacca. In questi giorni sto ascoltando Cream e Circle.

Quando vedrà la luce il secondo capitolo delle collaborazioni fra voi e i gruppi della Supernatural Cat? Farete ancora qualcosa con i Lent0 oppure con un’altra band, magari i Morkobot?
Urlo: E’ tutta una questione di tempo. Manca sempre quello.
Vita: Chi lo sa? Anche lì nasce dall’improvvisazione o dal saper cogliere l’attimo…
Poia: Stiamo trattando con il sindaco di Greenwich per far aggiungere un po’ di spicchi di meridiani al pianeta. Così anche le ore in una giornata non potranno che aumentare.

Nei vostri concerti abbinate sempre la musica alle immagini. Perché questa scelta? Che effetto volete provocare nel pubblico?
Urlo: Vogliamo distrarli dalle nostre brutte facce…
Le immagini sono sempre state importanti per noi, sin dall’inizio.
“Eve” è uscito anche in DVD nella versione limitata. Perché per noi la musica è immagine.
Poia: Cerchiamo di dare spettacolo in modo totale. Infatti stiamo pensando di aggiungere anche i burattini.
Vita: Il concerto non deve essere solo musica per le orecchie ma anche piacere per gli occhi.

Progetti per l’immediato futuro? Seguiranno altre date del tour, oltre a quelle di maggio?
Urlo: Suonare, girare e conoscere gente.
Poi un nuovo disco. 
Vita: Vivere e suonare…
Poia: Faremo alcune date in alcuni festival in estate tra Italia ed estero. Poi un tour europeo a settembre ed ottobre. Per i dettagli, ufomammut.com…

Stefano Masnaghetti

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