Valentina Borchi presenta Lunatika il nuovo album
Scritto da Jacopo Casati il 01 lug 2012

Quanto è durato il processo compositivo? Quanto hai impiegato a mixare e registrare il disco?
“Il lavoro più duro è stato forse aspettare l’occasione giusta, quella strana casualità che mi ha portato a conoscere il musicista e compositore Paolo Agosta, con cui quasi per caso ho iniziato la collaborazione. Il progetto, curato in ogni aspetto, ha richiesto poi un lavoro molto lungo: costruire, distruggere poi ancora ricostruire, un anno e mezzo di duro lavoro che ha portato però, a detta di tutti gli addetti ai lavori, ad un prodotto di alta qualità.”
In quale brano di “Lunatika” ti identifichi maggiormente?
“Non mi è possibile dare risalto ad una canzone rispetto ad un’altra per il semplice motivo che ognuna è concatenata all’atra, sono parte integrante l’una dell’altra e sono frutto di esperienze di vita; fondamentalmente non è possibile identificare quale arto del corpo sia più importante … ognuno disgiunto non ha intensità, ma insieme trasmettono forza, passione, voglia di vivere, delusioni e riscatto.”
Quali sono le tue ispirazioni principali? Quali gli artisti o le band che ti hanno influenzata?
Vivendo fin dall’infanzia a stretto contatto con la musica, avendo un padre chitarrista, sono riuscita a vivere a pieno vari generi, anche i più lontani da me, ma riuscendo a coglierne sempre il meglio e a farli diventare parte dal mio vero universo. Crescendo poi ho trovato il mio mondo, quell’essenza che sento più vicina alle mie corde, in grandi artisti come Pink, Skunk Anansie… che mi hanno influenzato e dato la spinta per indirizzare la mia voce verso il sound del mio disco. Le aspirazioni sono molte, la voglia di dimostrare a me stessa e chi ha creduto in me di poter arrivare fino alla vetta, passando quella lunga gavetta che è “l ‘esordio “, fino a concretizzare i progetti che stanno via via nascendo.
A quale target di ascoltatori si rivolge la tua proposta musicale?
Fondamentalmente le canzoni del disco possono raggiungere ogni target, perché il disco è un mix di emozioni, esperienze personali tali che ognuno può immedesimarvisi e ritrovarvisi. I giovani in particolar modo possono sentire davvero che sono una di loro, con i sogni e le aspettative che la vita dà ai sognatori di oggi.
Che ruolo pensi possa avere la musica in un momento storico così difficile e complicato come quello che stiamo vivendo?
La musica da sempre ha la capacità di salvarci dal baratro, portarci lontani quando le gambe non possono andare al di là della strada, quindi credo che anche adesso possa davvero essere quel salvagente che ci tiene a galla e che ancora ci da la speranza di sognare e credere che tutto sia possibile: alla fine anche io dal niente, solo con le doti vocali che la natura mi ha dato e la voglia di farcela, con dura fatica e lavoro sono riuscita a credere che ancora sia possibile farcela.












