Veil Veil Vanish: il futuro è cupo

In occasione dell’imminente pubblicazione italiana del loro album di debutto “Change In The Neon Light”, abbiamo scambiato qualche battuta con Keven Tecon, voce, chitarra e tastiere dei Veil Veil Vanish, nuova sensazione in ambito post punk/new wave/shoegaze.

Puoi parlarmi del processo di composizione del vostro nuovo album, “Change In The Neon Light”?
Per questo disco è stato molto importante il ruolo giocato dai sintetizzatori. È la prima volta che nella nostra musica appaiono tastiere e sequencer, tant’è vero che sul nostro primo EP non compariva nessuno di questi strumenti e tutte le parti più atmosferiche erano ricreate dagli effetti di chitarra. Ho raccattato un po’ di sintetizzatori in offerta e questo ha cambiato il nostro stile in questo particolare lavoro. C’è qualcosa di molto eccitante nella natura fredda e calcolata della musica elettronica e nella scoprire le modalità in grado di renderla più umana. Per il metodo di composizione in sé…le cose spesso partono da un semplice schizzo di canzone che mi va di portare avanti; può essere una linea di basso o una parte di tastiera, e successivamente tutti noi iniziamo a lavorarci sopra come gruppo.

Nella vostra bio c’è scritto che si tratta di un concept album: potresti dirmi qualcosa in più su quest’argomento?
“Change In The Neon Light” ha molto a che fare con le nostre vite a San Francisco e il modo in cui la città è cambiata e sta cambiando. Molta dell’ispirazione l’ho ricevuta dalla zona in cui vivo e da eventi di vita reale. L’album affronta temi quali decadenza, omogeneizzazione culturale, declino delle strutture sociali ed economiche…ma c’è anche una sensazione di euforia e libertà proprio mentre tutto crolla intorno a noi.

È stata dura scrivere e registrare il vostro primo album? Quali sono le maggiori difficoltà che i Veil Veil Vanish hanno dovuto affrontare in questo processo?
Per molti aspetti, l’intero processo è stata una sfida. Ci sono stati molti fattori che tendevano a separarci. Cameron ha dovuto affrontare una morte in famiglia, Robert stava uscendo da una difficile separazione, io mi chiudevo in camera appena non stavamo registrando e parlavo di rado con gli altri. È stato un periodo in cui abbiamo registrato molto del nostro materiale più pop – oriented. Penso che i nostri stati d’animo abbiano influenzato davvero il disco e abbiano dato alle canzoni molta tensione. I testi, in particolar modo, sono molto oscuri, perché molti di essi sono stati scritti prima dell’inizio delle registrazioni. C’è un continuo giocare con i chiaroscuri nell’album, ma non c’è molta positività. Abbiamo registrato sei pezzi e successivamente abbiamo fatto sei mesi di pausa prima di finirlo; in quel periodo abbiamo scritto altre tre canzoni, inclusa “Wilderness”, che ha dato un tocco di coesione all’intera opera.

La stampa si riferisce spesso a voi come a una band che influenzata soprattutto da Cure e Jesus And Mary Chain, ma ascoltando il disco ho notato parecchie inflessioni alla Joy Division, come in “Exile City”, e un peculiare approccio pop a molte delle canzoni, come nel singolo “Anthem For A Doomed Youth”. È stato difficile combinare tutti questi aspetti in un suono omogeneo?
Tutti noi abbiamo diverse influenze musicali, che vanno dal primo punk, allo shoegaze, alla musica elettronica e minimalista, all’ambient, e che arrivano persino al pop. È stato eccitante mixare tutti questi stili in qualcosa di nuovo. È noioso continuare a ripetersi quando ci sono così tante possibilità differenti in quello che stai creando. Per questo noi cerchiamo di evolverci sempre.

Parlando del singolo stesso: nella track by track di presentazione all’album c’è scritto che “Questa canzone è in grado di mostrare una panoramica sulla rovina che sta accadendo intorno a noi”. Pensate davvero che le nuove generazioni siano condannate? In altre parole, quali sono i maggiori disagi che i giovani devono affrontare in questi giorni?
Fin dall’inizio dei tempi ogni generazione ha pensato che la successiva fosse in un certo qual modo segnata e che i bei tempi fossero finiti. Credo veramente che nel futuro non ci sia speranza? No, ma questo non significa che non possa essere una merda. Oggi negli Stati Uniti è molto difficile trovare lavoro e la maggior parte delle persone che conosco sono disoccupate. Molte persone stanno tornando a scuola semplicemente perché così possono vivere di aiuti finanziari. L’educazione e la cultura sono certamente positive, ma pensa a tutto quel meraviglioso denaro in prestito che le banche stanno per raccogliere. La gente sta cadendo sempre più nella spirale del debito e questo porta a una sfiducia verso il futuro, ma anche a grosse difficoltà di vita nel presente. Tra l’altro, per molte persone non esiste più una cosa come il futuro.

Avete già condiviso il palco con molte band e artisti diversi, come A Place To Bury Strangers, Cold Cave, No Age, etc. Quali di loro ricordate con maggior piacere?
Mi è piaciuto molto suonare con i Chameleons. È stato fantastico guardarli suonare, e ho trovato molto piacevole parlare con Mark Burgess.

Quali sono le vostre band preferite di oggi? Oppure preferite concentrare la vostra attenzione solo sul passato?
Mi è piaciuto molto il nuovo album dei Wild Nothing. Ma anche Automelody, Tamaryn e Zola Jesus hanno pubblicato ottimo materiale l’anno scorso.

Come siete giunti a partecipare all’album tributo ai Cure, “Perfect As Cats”?
Siamo stati contattati per partecipare alla compilation tramite la Manimal Vinyl, dopo aver fatto un tour sulla West Coast con uno dei loro gruppi di New York, gli Apollo Heights. Paul, il proprietario della Manimal, ci chiese di contribuire all’album con una canzone. Decidemmo di suonare “The Upstairs Room” perché, sebbene il pezzo ci piaccia moltissimo, riteniamo che suoni stranamente ‘incompiuto’, e quindi abbiamo colto al volo l’opportunità di farlo finire nel modo che volevamo. Subito dopo la pubblicazione della compilation, la Manimal ci contattò e ci disse che a Robert Smith la nostra cover era piaciuta molto.

Siete una giovane band, quindi cosa ne pensate della rete e di quello che ruota attorno ad essa in ambito musicale (peer to peer, file sharing, etc.)?
Sinceramente, m’interessa ben poco. La gente cerca sempre di avere roba gratis, se solo può farlo, e niente cambierà questo. Non ho mai fatto soldi tramite la musica, e non mi aspetto di farli adesso. Questo potrebbe certo significare che a lungo andare alcuni musicisti non avranno più la possibilità di fare musica, e credo che sarà una perdita per i fan soprattutto.

Cosa volete ottenere con la vostra musica? Quali sono i vostri obiettivi artistici?
Vorrei riuscire a comporre un album in grado di reggere il confronto con i dischi con i dischi che ho amato da ragazzo e sui quali sono cresciuto. A parte questo, il mio obiettivo è trovare un modo di essere pagato per stare seduto a casa a leggere libri.

Foto di Goutroy

Stefano Masnaghetti

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