Veracrash

Scambio di battute con i Veracrash, promettente band milanese autrice del recente “11.11”, disco che sta riscuotendo un buon successo.

7 giugno 2009

A conti fatti, quanto ha influito il continuo cambio di line up sulle vostre sonorità e sull’uscita definitiva della band?
Mah, non abbiamo cambiato tanti membri, solo il bassista, Federico Albanese, che è andato via nel 2007. Prima avevamo avuto una bassista donna, ma si parla di troppo tempo fa. A Federico Albanese è succeduto Mattia Mancuso, che si è inserito in pianta stabile nella band, portando idee, attitudine ed entusiasmo. Quindi ti direi che alla fine il cambio di line up ha influito in meglio, senza sconvolgere troppo gli equilibri della band, il cui nucleo è rimasto sempre lo stesso dal 2003 ad ora.

Come avete conosciuto il grafico di Isis e Neurosis e perchè avete scelto lui per la cover del vostro disco?
Con Seldon Hunt la collaborazione è nata in modo naturale. Noi apprezzavamo molto i suoi lavori, così lo abbiamo contattato via internet. Lui ha sentito il nostro materiale e lo ha apprezzato, mostrandosi molto interessato e contento di lavorare con noi. Per noi è stata una bella soddisfazione di cui siamo parecchio contenti e orgogliosi.

11.11, come spieghereste il vostro titolo? Che riferimenti o che significato possiede per voi?
“11:11” è un numero che, per un motivo a noi oscuro, ricorre nelle nostre vite. Nella band, abbiamo tutti avuto e continuiamo ad avere, svariate coincidenze con questo numero, che appare in modo assai frequente nei momenti più disparati. In seguito siamo venuti a sapere tramite la rete che molte persone in tutto il mondo hanno avuto ed hanno coincidenze con il numero “11:11”. Da qui la scelta di intitolare il nostro primo lavoro “11:11”.

Siete di Milano. Il vostro suono è figlio di questa città o è solo prodotto di una vostra passione/interesse/ascolto?
Il nostro suono è figlio di questa città. Non è stoner rock, né desert rock come alcuni si ostinano a dire. E’ un suono urbano e anfetaminico, figlio diretto di una metropoli assurda come Milano. Noi siamo nati qui e questa città è per noi come una madre e continua fonte di ispirazione. Suonare a Milano non è come suonare in provincia. E’ molto diverso. La città non ti dà molta tregua e se vuoi portare avanti un tuo discorso devi fare i conti con un ambiente prevalentemente ostile che ha una cultura molto lontana dalla musica e che soffre di esterofilia, ignoranza coatta e provincialismo.

Trovo i brani del disco a volte molto eterogenei, comunque con una stessa sorgente. E’ quello che volevate ottenere o la somma di vostre diversità?
Si e no. Questi brani sono venuti fuori così, senza troppe domande o pensieri. Certo, ci fa piacere che il disco suoni omogeneo e compatto, cosa che secondo me lo rende coerente, nonostante vi siano all’interno diverse atmosfere.

Luca Freddi

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