Verdena: ci presentano Wow, il nuovo album

Abbiamo contattato i Verdena per un rapido scambio di battute inerenti il nuovo disco, “Wow“, il tour che li sta vedendo protagonisti in questi mesi e altro ancora.

Partiamo dalla notizia dei sold out registrati dalle vostre date live in alcune città. L’attesa dei fan, e non solo, verso “Wow” era elevata ma il risultato sorprende comunque soprattutto in questo periodo. A cosa pensate sia dovuto?
Ci abbiamo ragionato su, nemmeno troppo a dire il vero, ma non siamo riusciti a darci una spiegazione. I sold out continuano e il pubblico cresce. Siamo davvero felici e ci stiamo godendo questa serenità senza farci troppe domande.

I brani di “Wow” che tipo di resa hanno dal vivo? Come avete scelto tra i 27 quali proporre?
Cerchiamo di essere il più fedele possibile alla struttura dei brani proposti su disco ma direi che dal vivo aggiungiamo sempre e comunque un po’ di energia e adrenalina che ci viene da dentro che rende il tutto un po’ più carico. Quando siamo sul palco esplodiamo sempre un po’ e credo che questo traspaia e aiuti il coinvolgimento del pubblico. “WoW” viene riproposto quasi totalmente. I brani che sono stati lasciati fuori e che non vengono proposti dal vivo non li facciamo semplicemente perché sarebbe davvero impossibile riproporli: è il caso di “A Capello” per esempio, che credo sia proprio l’unico pezzo che non riusciremo a suonare live.

Data l’importanza assunta dal piano in questo nuovo lavoro come si sposano i nuovi pezzi con i vecchi dominati dalla chitarra?
Avendo usato anche parecchio piano distorto o ‘sporcato’ penso si sposino abbastanza bene perché ci vedo una certa continuità. I pezzi più acustici e puliti abbinati a brani come “Isacco Nucleare” o “Il Caos Strisciante” danno invece molta dinamica al concerto che diventa un continuo sali e scendi.

Ho fatto ascoltare il vostro disco ad una persona che non vi conosceva e, oltre ad averlo molto apprezzato, mi ha citato come echi Battisti (che voi stessi avete ammesso come fonte di ispirazione) ma a sorpresa anche i Black Sabbath a cui io non avevo pensato. E’ possibile che ci sia questa influenza inaspettata?
Potrebbe essere, è un gruppo che abbiamo ascoltato parecchio. Dischi come “Paranoid” o “Sabotage” sono stati nei nostri lettori vinile o cd per un bel po’ e a volte li riascoltiamo ancora con piacere.

A cosa si deve la scelta di tenere la voce così bassa, quasi fosse uno strumento come gli altri?
Mi piace che la voce venga vista come uno strumento. Inoltre non sento l’urgenza di comunicare un significato e forse mi viene più facile associare la voce ad un fatto prettamente sonoro e musicale piuttosto che ad un mezzo comunicativo.
Aggiungo anche che è sempre stata una mia scelta derivata proprio dal fatto che mi piace che la voce stia ‘dentro’.

In “Attonito” Alberto cita Facebook, che rapporto avere con i social network? Di voi si parla ovviamente parecchio, conoscete le varie pagine in cui ci si interroga soprattutto sui vostri testi?
Il rapporto con i social network è praticamente nullo quindi non conosco le pagine di cui parli ma non mi stupisce che esistano visto che ho scoperto che c’era anche un generatore di frasi à la Verdena.

Avete già in programma un tour estivo per raggiungere chi si è perso le date invernali?
Sì le prime date le abbiamo annunciate giusto una decina di giorni fa. A queste se ne aggiungeranno altre.

In conclusione, vi aspettavate tutta questa attenzione da parte di critica e pubblico? Come si regge un impatto così dopo anni di “ritiro” artistico?
No, non ce lo aspettavamo ma non abbiamo nemmeno avuto il tempo per pensarci perché siamo stati impegnatissimi fino all’ultimo e al momento dell’uscita del disco tra prove e promozione è passato tutto sotto i nostri occhi senza riuscire quasi nemmeno ad assorbirlo. Il nostro ritorno sui palchi invece è sempre un po’ traumatico, ma per noi lo è sempre stato e lo è per ogni concerto da quando esistono i Verdena. A differenza degli scorsi tour quest’anno forse abbiamo imparato a contenere meglio l’ansia e il panico… forse…

Claudia Piras

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