White Lies (Press Conference)

Dopo il clamoroso successo europeo di “To lose my life”, “Unfinished business” e “Death”, ecco che i White Lies, gruppo londinese fino a qualche mese fa sconosciuto ai più, sono pronti ad immergersi nella hall of fame dei gruppi indie del momento.

11 maggio 2009

Segni particolari? Una netta propensione verso le atmosfere dark e claustrofobiche, una passione viscerale per  il tema della morte e della depressione esistenziale, e quel sound primo new wave che ricorda molto quello che amavano creare i Joy Division prima che Ian Curtis che si togliesse tragicamente la vita quel giorno di Maggio del 1980.

Incontrandoli dal vivo però, i White Lies sembrano più che una band dannata e psicologicamente fragile, un tranquillo trio di ragazzi inglesi molto sorridente e disponibile alle curiosità di noi giornalisti.
Innanzitutto viene da chiedersi perché la morte sia così ricorrente nei loro testi: “crediamo che il tema della morte sia universale: tutte le culture hanno un modo differente di affrontare questo tema.  Noi cerchiamo con la nostra musica di catturare gli aspetti emotivi e spirituali del morire o di subire una perdita. Non vogliamo però che tutto ciò influenzi negativamente chi ci ascolta, questo è soltanto il nostro modo di comunicare dei sentimenti, delle emozioni.”
La popolarità, soprattutto tra i più giovani, delle loro melodie fatte di ritmi cupi e sterili e dei loro testi senza speranza è stata spiegata da psicologi e critici musicali come qualcosa di strettamente correlato alla recessione di oggi, anche se non sembrano della stessa opinione gli stessi White Lies “non pensiamo che il nostro successo il nostro modo di fare musica dipenda dalla situazione di crisi economica mondiale, come molti invece sostengono: si tratta semplicemente di qualcosa di molto personale, molto british anche.”
Si tratta insomma di tre ragazzi, che passata la fase di turbamento adolescenziale, hanno saputo rielaborare le loro sensazioni e paure in un ottimo album che unisce il più classico indie-rock a un piglio melodico e una spontaneità emotiva decisamente originali.

Valentina Lonati

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