Working Vibes, restiamo in piedi

Abbiamo incontrato i Working Vibes per parlare del disco “Italia Sola Andata“, dell’evoluzione della band in questi anni e della situazione attuale in cui versa il nostro paese.
“Italia Solo Andata” uscirà il 2 settembre e in pratica lo presenterete al Metarock di Pisa. Deve essere emozionante suonare da headliner nella vostra città…
Papa Massi: Pisa  è la città che ci ha visto nascere e crescere musicalmente, anche se proveniamo tutti da città diverse, anche questa è la nostra forza. Le prove le facevamo a casa della nonna del nostro batterista in una stanzina di dieci metri quadrati dove d’estate si raggiungevano facilmente piu di trenta gradi, e molti pezzi sono proprio nati li. Tra i primissimi concerti che ricordiamo a Pisa ci fu una apertura agli Aswad di cui ancora conserviamo un bellissimo ricordo. L’emozione di essere headline al Metarock sarà tanta, sopratttutto se penso che appena arrivato a Pisa su quel palco ho visto gente come Israel Vibration, Buju Banton,o Burning Spear . Spero che la città risponda in maniera generosa, girando l’Italia in lungo e in largo portiamo in giro il nome di Pisa, mettendo in evidenza come sia una città dove grazie anche all’Università alle associazioni culturali, agli spazi sociali, tante culture si incontrano e si fondono insieme. Una città che negli anni è stata sempre accogliente ed anche se ultimamente non è piu un paradiso, credo che la musica possa fare molto per unire le persone. E noi ci siamo.

Rispetto al passato, sia a livello di liriche che di sonorità si avvertono dei cambiamenti…Maturazione o frutto di un preciso piano?
Ciscomanna: Rispetto ai precedenti album, “Italia Solo Andata” è il frutto di una maturazione di 7 ragazzi che ormai hanno passato tutti i 30 anni. È stata quindi una crescita naturale come  è giusto che fosse, ma senza per questo perdere quella spontaneità e quella genuinità che ha sempre contaddistinto i nostri pezzi e soprattutto i nostri live. Credo sia anche il risultato di esperienze importanti fatte negli ultimi 4 anni, girando l’Italia spesso a fianco di gruppi come Bluebeaters, Negrita e Bandabardò che ci hanno lasciato moltissimo sia a livello umano che artistico. Siamo usciti fuori dai classici schemi della musica reggae, sia nei testi sia negli arrangiamenti per cercare far arrivare questo nuovo genere, che io definisco un “reggae contaminato”, ad un pubblico senza schemi mentali rigidi e che ama la bella musica, quella fatta col cuore, la testa e la passione.

Come è cambiato il vostro modo di comporre brani negli anni? E’ un processo che coinvolge tutti i componenti della band?
Papa Massi: Negli anni c’è sempre stata una cosa che è rimasta intatta, tutti i pezzi, le strutture, le parole,gli arrangiamenti, devono essere condivisi da tutti, nessuno escluso e ognuno a modo suo mette sempre la sua esperienza a disposizione degli altri.  Ci siamo evoluti parecchio soprattutto negli ultimi due anni, abbiamo provato a sperimentare contaminazioni e nuovi modi di usare la parola, è cosi che sono venuti fuori pezzi come la cover di “Te lo faccio vedere chi sono io”di Piero Ciampi o pezzi molto contaminati come “Pirati Italiani” dove grazie anche all’esperienza del nostro produttore Alessandro Finazzo (Finaz della Bandabardò) abbiamo personalizzato molto il nostro modo di suonare.

Qual è il vostro rapporto con le nuove tecnologie? In pratica oggi un album può essere composto in una stanza con un pc, spesso però a scapito della poesia…
Ciscomanna: Nel 2011 è difficile non avvalersi della tecnologia se pur in minima parte. Per quanto ci riguarda “Italia Solo Andata” è il frutto di entrambe le cose. L’album è interamente suonato dai musicisti del gruppo e per la sezione fiati ci siamo rivolti a 3 musicisti reali, non a dei plug-in di qualche software musicale. Una volta conclusa la sessione di registrazione è stato aggiunto in un secondo momento un pò di condimento digitale per quanto riguarda suoni ed effetti, dai vari produttori che hanno mixato i brani (Finaz, Carlo U. Rossi, Dennis Bovell, Cesare “Mac” Petricich) riuscendo così a dare un impatto più forte e moderno a tutto l’album. Credo che oggi la musica in Italia non sia competitiva all’estero perchè non riesce bene – salvo rari casi – a mixare le due cose: poesia e tecnologia.

Nell’album paragonate i giovani precari a pugili che non si arrendono mai…credi che usciremo mai da questa situazione di stallo? Ho come la sensazione che il nostro paese ci metterà più di tanti altri.
Papa Massi: Stare nel mondo del lavoro per un giovane di venti o trent’anni oggi è davvero come stare su un ring, bisogna lottare e se necessario arrivare alla fine del round cercando di non andare giù. Questo è quello che racconta il pezzo “Resto in piedi”, aggiungici anche scorrettezze varie e il parallelismo con il ring credo sia davvero calzante. Noi speriamo davvero di uscire da questa situazione, perchè a volte non solo si prendono tante botte, ma bisogna pure sopportare chi ci accusa di essere una generazione di fannulloni. Personalmente credo che fino a quando la cultura sarà a disposizione solo di pochi questo paese non crescerà mai. Il mio compito è raccontare quello che mi circonda, la mia musica vuole fare questo oltre che far divertire e ballare.

Un tempo, il genere che suonate veniva considerato qualcosa di non appartenente alla nostra cultura musicale.
Papa Massi: Ho sempre pensato fosse un’idiozia. Da questo punto di vista ogni gruppo non melodico dovrebbe essere considerato tale. Ormai questi pregiudizi sembrano passati…

Avete aperto per alcuni dei nomi più importanti di un intero genere. Quale è stato l’incontro più emozionante della vostra carriera e quanto vi ha dato suonare prima di questi mostri sacri?
Ciscomanna: Senza dubbio l’incontro con i Negrita a livello umano L’influsso artistico e tecnico è arrivato di conseguenza e credo si senta all’interno dell’album. Io in particolar modo sono rimasto impressionato dalla schiettezza e dalla poesia dei testi di Pau e ne ho tratto ispirazione per affrontare alcune tracce del disco. Durante le aperture dei loro concerti abbiamo riscontrato un successo inaspettato e proprio questo ci ha fatto capire che la musica dei Working Vibes non è solo per gli amanti del reggae ma è riuscita ad abbattere alcune barriere e schemi mentali che molti si pongono, permettendoci di parlare a qualsiasi tipo di pubblico. È stato incredibile. Questa affinità con i Negrita è stata forte tant’è che nei mesi a seguire ci siamo trovati più volte a condividere lo stesso palco nella formula in dj set con Pau e Cesare alla console ed io e Massi al microfono.

Dopo dieci anni di carriera, avete mai pensato un album dal vivo? Credo che per voi rimanga la dimensione più importante (soprattutto in un momento come questo per la discografia).
A dicembre saranno dieci anni, sarebbe bello, ma credo che per ora ci accontenteremo di suonare il piu possibile, la musica è fatta anche di emozioni del momento, di occhi che si cercano, di posti dove fa caldo e posti dove c’è freddo, di ottimi impianti e di impianti sui quali devi stringere i denti, di posti dove la gente devi farla scaldare e di posti dove la gente è talmente tanto calda che sei tu a dover raggiungere la loro temperatura, credo che tutto questo in un disco non ci sarà mai. Sarà sempre un surrogato delle emozioni di un live.

Luca Garrò

Condividi.