Your Demise: abbiamo voluto qualcosa che noi stessi volevamo ascoltare

your demise 2010 intervista

“The Kids We Used To Be”, nuovo disco dei britannici Your Demise, conferma il ruolo di prim’ordine del Regno Unito nella scena metalcore europea. Una release attesa dai fan, che ha anticipato di poche settimane la pubblicazione del nuovo album dei compagni di etichetta Bring Me The Horizon.

Per l’occasione, abbiamo fatto un paio di chiacchiere con la band parlando di quello che sarà, per loro, il disco della definitiva svolta.

Come è stata la produzione di “The Kids We Used To Be”?
Stavamo facendo una serie di tour negli Stati Uniti e durante uno di questi abbiamo avuto una pausa piuttosto lunga. Danny, il nostro autista, ci ha ospitato per un mese nella sua casa in California; in questi giorni, abbiamo scritto buona parte di quello che è il nostro nuovo disco. Una grande esperienza: un bel clima e un’atmosfera rilassata, che crediamo emerga nell’ascolto. Il tutto poi lo abbiamo registrato a Reading con John Mitchell agli Out House Studios; abbiamo impiegato circa 3 settimane.

Il nuovo disco è una vera evoluzione per la vostra band: molte influenze, melodie.. ci sono delle ragioni particolari o fatti personali dietro questo cambiamento?
Guarrda, non parlerei di evoluzione.. alla fine questo resta sempre il sound alla Your Demise, al quale abbiamo voluto sperimentare nuovi suoni e stili. Abbiamo voluto qualcosa che noi stessi volevamo ascoltare. Invece tutto il processo di scrittura è registrazione, quello sì è stato diverso: prima dell’ingresso di Ed (nuovo cantante, sostituto di George Noble, ndr), c’era una sorta di dittatura, tutto era controllato e le opinioni altrui non erano ascoltate. Il tutto girava attorno ad un singolo. Con Ed, invece, tutto è cambiato: l’aria che si respira è quella di cinque fratelli che fanno quanto amano, è tornata la passione.

“Miles away” sembra un tributo agli Shai Hulud. Cosa pensate di questa band, spesso sottovalutata?
Amiamo gli Shai Hulud, sono una grande band e dei grandissimi amici, è un peccato che siano così sottovalutati. La loro musica ha influenzato moltissime nuove band e nessuna sembra pagare il giusto tributo a questi pionieri. La stessa situazione che, spesso, vivono anche i Misery Signals.

La title track contiene un ritornello catchy. Pensate che questa canzone sarà un futuro singolo che utilizzerete per ampliare la vostra fanbase?

Questa canzone sarà sicuramente uno dei nostri prossimi singoli. Credo sia una bella canzone, divertente da suonare, e speriamo che possa attrarre nuovi fan attorno alla nostra band.

Quali sono le aspettative per l’Imperial Never Say Die Tour, nel quale suonerete con Parkway Drive e Comeback Kid?
Siamo veramente eccitati per questo imminente tour. Ci sono molte grandi band e ogni show sarà scatenato. Sarà anche il nostro primo tour nell’Europa Continentale dall’uscita del nuovo disco ma, vedendo come sono state accolte le stesse nel corso delle poche date estive, penso che sarà per noi un gran successo.

Il vostro nuovo disco è distribuito e prodotto da Visible Noise. Quanto vi ha aiutato questa etichetta ad ottenere un così ampio successo in poco tempo?

Loro pagano le nostre registrazioni, questa è una grande cosa e un immenso aiuto per una band underground e relativamente piccola come la nostra. Dal punto di vista umano, sono stati sempre splendidi con noi ed è un piacere lavorare con queste persone.

Nicola Lucchetta

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