Annusando il sapore della libertà sulle ali di Hair


Peace, Love, Freedom!

L'era dell'Acquario sta per iniziare o forse è già iniziata dentro ogni creatura illuminata, con un po' di senno. Coloro che portano il berretto a sonagli della follia, per dirla pirandellianamente, in tal caso sono i giovani Hippie di Hair, lo storico musical che nel 1968 fece scalpore e che oggi è stato rivisitato musicalmente dalla sensibilità di Elisa, su coreografie di David Parsons, per la regia di Giampiero Solari e la collaborazione di Luca Tommassini, fino al 20 aprile al Teatro Smeraldo di Milano. Un cast di attori, cantanti e ballerini, italiani, statunitensi, africani, tedeschi, che dal palco riescono a irradiare amore universale e ideali di pace che sgorgano dal profondo, da un'innocenza differente dalla solita concezione, una spontaneità tribale, animale, dove non vi è nessun freno all'istinto, se non quello di rispettare i propri fratelli. Un monito ai genitori di ogni epoca, un appunto da ricordare per chi genitore lo diventerà… I figli non sono cose da mettere al mondo e possedere, bensì esseri da lasciare liberi, a cui insegnare solo ad essere quello che si è. In questa società che non si distanzia molto da quella dal '68, quando in Vietnam si combatté un'assurda guerra, la prima che fu anche mediatica. Forse che oggi, senza i media la guerra non esisterebbe? Già, perchè se il potere non avesse i mezzi per comunicare la propria supremazia, dunque non avrebbe bisogno di avere questa supremazia… Ma nel '68 almeno c'era ancora il modo per sognare di poter cambiare il mondo, oggi ci vogliono togliere anche i sogni. Pensieri che fanno inorridire, allora è meglio spegnere il cervello? Con Hair la mente si riaccende di colori e movenze psichedeliche. Non vi è bisogno di sostanze stupefacenti, il processo chimico scaturisce dal brivido emozionale che i giovani della compagnia sanno dare.

 

Nei panni e nei capelli di Berger, anima-uccello simile ad un guru indiano, troviamo un entusiasmante e trascinante Attilio Fontana che, a fine spettacolo, ci rivela qualcosa del personaggio e di sé: “Berger è agli antipodi del mio carattere e per questo mi piace interpretarlo. E' un po' un b-side di come sono io, quel me che emerge solo con le persone che conosco benissimo. E' un personaggio estremo e ho così trovato il mio modo personale di proporlo sul palco. Prima dello spettacolo passo 20 minuti a farmi il film di cosa avverrà e poi via, avviene una sorta di catarsi liberatoria. Nella tribù di Hair, di apparenti folli, succede qualcosa di drammatico che li rende poi più umani. Pensa che alla prima è venuto da me Teo Teocoli, che stimo moltissimo, e mi ha detto scherzosamente che gli ho rubato il ruolo!” Di Attilio è uscito da poco il primo vero disco “A”, per Universal, in cui si ha un bell'assaggio della sua poesia ed eleganza di cantautore, il tutto tinto da un buon vino d'ironia, insieme al chitarrista Franco Ventura (www.myspace.com/attiliofontana).

Altra figura centrale del musical è Cloud, scolpito di emozioni da Gianluca Merolli, che si sente vicino a questo personaggio molto forte: “Cloud mi permette di crescere perchè ha una grande sensibilità umana. Ogni sera avverto un'energia molto bella che mi consente di annusare la libertà di quest'unione universale.” (www.myspace.com/gianlucamerolli)

 

E proprio così, annusando il sapore della libertà, esco dal Teatro Smeraldo, con un vestito leggero, portata dal vento di una primavera eccentrica, con un fiore fra i capelli e con una speranza a condurre la mia esistenza, qui ed ora, sulle ali del Gabbiano Johnatan Livingstone.

Grazie a Melissa Mattiussi

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