Fratello Rom e sorella Milano

BRAT porta in scena attori rom e serbi, in un canto disincantato di fratellanza al Teatro Menotti.

Come una semplice danzatrice che nelle musiche gitane sente l’ululato della sua anima.
Come una semplice scrittrice che contempla in quegli occhi del color del vetro verde antiche origini comuni che camminando camminando son giunte sin qui da terre e tempi antichi. Come una semplice donna la cui carne si lascia ferire dalla stupidità dell’uomo che non va oltre il pre-giudizio, ma anche dalla forza che possono ancora avere una parola, un gesto, un attimo di vita condivisi.

BRAT… FRATELLO… Fratello dove sei? Fratelli dove siete? Dov’è la Milano culturale, quella che… quella che sono tutti appassionati di arte, cinema, musica e teatro? Quella che sono tutti un po’ artisti, scrittori, filosofi da aperitivo? Dov’è questa Milano? Questa sera di sicuro non è qui al Teatro Menotti a dare il benvenuto ai giovani attori serbi e rom che mettono in scena BRAT, Fratello. Ed è un peccato che non ci sia anche quella Milano. E’ un peccato che in un momento storico così pieno di incitamento alla paura e all’odio del diverso, ma pure del proprio vicino, la città non affronti i tempi bui accendendo la ragione e la curiosità, aprendosi a nuove prospettive.

A che servirebbe quindi polemizzare? Il canto e la danza per la forza della vita si elevano al cielo questa notte grazie allo spettacolo prodotto da Cantieri Teatrali Koreja di Lecce e Centar Za Kulturu di Smederevo in Serbia, 70 Km da Belgrado, dove tre anni fa ebbe inizio il viaggio di BRAT.

Undici non-attori rom hanno studiato insieme ad altri giovani attori serbi, lavorando di sera, dopo le faticose giornate a raccogliere frutta, vetro, carta, ferro. Lavori duri e pesanti quelli riservati ai rom, lavori che segnano i loro corpi scolpendoli di muscoli da far invidia agli assidui frequentatori delle palestre, lavori che segnano i loro volti di giovani uomini cresciuti in fretta.

Partendo dal testo di John Gay, “L’Opera del mendicante”, si gioca con gli stereotipi di una cultura periferica, dal mendicante di strada alla prostituta agli innamorati combattuti. L’esagerazione del trash si mischia con la durezza della vita, con la puzza dei soldi sporcati dall’inganno. Ma quel che più emerge è la forza con cui gli attori rom si esprimono sul palco, toccando l’apice con il canto di Djelem Djelem, l’inno del popolo rom.

Che si sia fratelli di sangue, di cultura, di paese, di passione o anche solo fratelli per modo di dire, nell’arte non esistono più stranieri.

A fine spettacolo, dopo averci fatti ballare, la gioia e l’entusiasmo accendono gli occhi dei giovani rom, così come lo stupore per il ricevere attenzioni. Mi raccontano che sono molto contenti di questo lavoro e che hanno studiato tanto per lo spettacolo. Le loro famiglie sono felici di questa possibilità e alla prima tenuta a Smederevo il teatro era pieno anche di rom. Cosa che farebbe loro piacere vedere anche a Milano.

Il mio augurio è che il loro desiderio si possa esaudire a Milano e in tante altre città e che il popolo rom possa non perdere mai se stesso, conservando la propria identità, la leggerezza e la capacità di passare sopra e sotto i confini, vivendo in mezzo a tutti gli altri.

Latcho Drom, Brat!

Melissa Mattiussi

Dal 30 novembre al 5 dicembre
Teatro Menotti, Via Ciro Menotti 11 – Milano

Produzione Cantieri Teatrali Koreja e Centar Za Kulturu di Smederevo (Serbia) con il sostegno di Teatro Pubblico Pugliese
Regia e adattamento di Salvatore Tramacere

Con Lazic Vukosava, Miladinovic Marija, Mladenovic Marija, Pasti Ana, Petrovic Darko, Petrovic Igor, Maria Rosaria Ponzetta, Ramadani Ferdi, Redzepi Ajnur, Sabani Emran, Sulejmani Senad, Stojanovic Marko, Todorovic Danijel, Vulic AndjelkaGuberinic Miljan, Ibraimi Ajnur, Kriziv Damir,
Kurtisi Sead
Collaborazione alla regia: Fabrizio Saccomanno
Collaborazione all’allestimento: Mariarosaria Ponzetta
Cura del movimento: Silvia Traversi
Musiche di: Admir Shkurtaj
Eseguite dal vivo da: Giorgio Distante, Redi Hasa, Admir Shkurtaj
Luci e suoni: Mario Daniele, Angelo Piccinni
Organizzazione: Marija Anicic, Alessandra Bisconti, Dragoljub Martic, Laura Scorrano
Cura del progetto: Franco Ungaro

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