Nick Cave: El Angel Caìdo

Angelo caduto da un paradiso sperduto. Così appare in tutto il suo splendore noir il grande Nick Cave. Grande, perché ampi sono i suoi gesti e con il suo dispiegare le ali abbraccia l’adorante pubblico accorso numerosissimo all’Alcatraz di Milano il 28 maggio.
Anche da solo terrebbe in pugno un’arena scalpitante. Si sa, però, che ogni valoroso cavaliere ha sempre i suoi intrepidi compagni di avventure… E quale miglior nome che The bad seeds?! Ma questi semi cattivi danno buoni frutti. Il quattordicesimo album “Dig, Lazarus, Dig!!!” scava fosse per far posto a radici che affondano nelle citazioni bibliche, passando da Omero a Freud al Beat e vivendo di una mitologia propria.
L’evoluzione di Nick ha il ritmo di una vertigine danzante, un’emorragia di parole e idee, che nemmeno il Doctor House saprebbe dire da dove derivino. Spiriti irrequieti si avvinghiano in una notte in cui cadono gli oggetti. Una concezione musicale sottile e seducente che si insinua fra le pieghe della pelle per spiare gli amanti sotto le lenzuola. Quel lenzuolo che copre il viso di Lazzaro, presunto morto, ma più vivo dei vivi. Un ritorno alla vita, succhiando la linfa spermatica di ballate rock chiaroscure. Un rimedio contro questo disorientamento e questo nero malessere? Solo non opporre resistenza e lasciare che la penetrazione musicale abbia inizio.
Sudata, così semplicemente, troppo sudata, strizzo il peplo che avvolge il mio corpo e il velo che copre i miei capelli. Si è fatto giorno, ormai, e non c’è più tempo per dormire al canto dell’usignolo…

Melissa Mattiussi

 
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