Semplicemente un Uomo

Roberto Saviano… Inno alla vita, alla bellezza e alla speranza nello spettacolo “La bellezza e l’inferno”

Teatro Studio – Milano
Dal 6 all’8 ottobre 2009

Quando esci di lì ti viene una voglia matta di urlare “Sono vivooo!!!” e di camminare, camminare, camminare, ascoltare ogni piccolo ossocino del tuo corpo scricchiolare, ogni fibra respirare di gratitudine per avere questa occasione di vivere.

“La bellezza e l’inferno”, lo spettacolo di Roberto Saviano, stupisce per divenire un inno alla vita, mettendo un seme per il risveglio delle coscienze, per riappropriarsi dell’onore e della terra su cui tutti viviamo… Tutti! Le storie raccontate da Roberto fanno riflettere sul senso e sul non senso delle azioni di esseri a volte non troppo umani, ma molto di più fanno luce su persone che hanno creduto e combattuto per qualcosa di giusto, per l’amore per la vita intera, per fare rispettare questo amore e la libertà di esprimersi con gioia e bellezza. Ma quel che è morbido non si spezza al contrario della rigidità del potere.

“La gioia e la bellezza danno fastidio al potere” dice lui parlando di Neda e Taraneh, le due ragazze iraniane massacrate negli scontri di Teheran e perchè? Perchè donne, bellissime, coraggiose e che volevano vivere libere, agire, vestirsi e divertirsi senza che qualcuno dicesse loro come fare. Il fiore della bellezza straziato dalla brutalità di uomini indegni di tale nome, che per nascondere le colpe bruciano quel che resta di un corpo schifosamente torturato come quello di Taraneh.

E poi ecco, sulle note di “Kalashnikov” di Goran Bregovic, la storia dell’AK-47, 650 colpi al minuto, arma di distruzione di massa maneggiabile anche da una scimmia, inventata da un uomo che sembra dormire sonni tranquilli. Al contrario, Alfred Nobel, che mentre sperimentava la dinamite vide rimanerne ucciso il fratello e mutilato alle gambe il padre, istituì il celebre Premio per alleviare i suoi sensi di colpa e aiutare la bellezza e il talento dell’uomo, veri antidoti alla violenza e al male.

Tutta la bellezza della grande Mama Africa invade il Teatro Studio con il ricordo di Miriam Makeba, esiliata dal Sudafrica ai tempi dell’apartheid, solo per aver dato voce alla gioia di vivere con “Pata Pata”. Miriam morì dopo il concerto a sostegno di Roberto Saviano, tenuto a Castel Volturno, in seguito all’uccisione di sei fratelli africani da parte della camorra. E’ morta nella terra di Saviano ed ora quella terra è anche la sua, un pezzo di Africa nel Sud dell’Italia.

Dal caldo torrido del Continente Nero, la temperatura scende a – 50 e le parole sono quasi irrespirabili, ma non vanno taciute. Qualcuno le scrisse affinché fossero pronunciate, affinché si sapesse che, nonostante l’inferno ti voglia inghiottire, bisogna aggrapparsi a una speranza, a un pensiero di cui prendersi cura e che ti rende un uomo libero anche dopo 30 anni di gulag. Questo insegna la vicenda di Varlam Shalamov, che non vendette l’anima ai suoi carcerieri.

E ancora le storie di Ken Saro-Wiwa, scrittore e attivista nigeriano, di Lionel Messi, l’attaccante argentino del Barca, che è riuscito a rifare identico il più bel goal di Maradona, e della giornalista Anna Politkovskaja, che fece conoscere al mondo la questione cecena e pagò con la vita.

Lacrime e sorrisi si intrecciano fra i racconti. Gli occhi di Roberto si accendono di passione e brillano trasparenti. La voce è calda e perfino dolce. E’ quella di un Uomo coraggioso che riesce a far arrivare ai cuori quelle vicende, facendoti sentire parte di esse e non semplice spettatore, poiché questo siamo… Tutti parte di tutto quel che accade, perché, come diceva un altro grande giornalista “illuminato”, Tiziano Terzani, “Tutto è uno”.

Ultimo inno all’esistenza è la storia di Michel Petrucciani, geniale pianista francese, colpito alla nascita dall’osteogenesi imperfetta, detta “Sindrome delle ossa di cristallo”. Egli riuscì a fare del suo difetto quell’occasione in più che gli consentì di sviluppare appieno il suo dono musicale. Seppe godersi la vita, ebbe tre mogli e suonò ovunque lo chiamassero. Quando gli chiesero il perché accettasse tutte quelle date senza risparmiarsi, visto che poteva permetterselo, Petrucciani rispose che per lui suonare era come fare l’amore, solo che poteva farlo ovunque e in pubblico.

Su questa battuta, le fertili note della musica concludono “La bellezza e l’inferno” di Roberto Saviano.

Speranza, gioia e bellezza hanno qui vinto sul potere. Ora tocca a noi farle vincere anche nella quotidianità, in ogni piccolo gesto.

Da un po’ di tempo uso accendere una candela bianca mentre scrivo, danzo e do vita a pensieri che diverranno poi azioni. Questa candela è un alito di speranza, una preghiera che ha la forma di una fiamma che accenda di nuovi colori e nuova luce i cuori degli esseri umani, poiché la prima vera rivoluzione parte dalla nostra anima e dalle nostre ossa, su cui è scritta indelebile la storia, una storia che noi decidiamo come scrivere…

La mia danza è per voi tutti, uomini e donne dal cuore di luce.

La mia danza è anche per te, Roberto…

Grazie

http://www.robertosaviano.it

Video di Michel Petrucciani
http://www.youtube.com/watch?v=mz8pzMkW-Xk

Video di Miriam Makeba, “Pata Pata”
http://www.youtube.com/watch?v=kCc61z9IFu4

Melissa Mattiussi

 

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