Speciale da Madrid – La grazia super flamenca di Marco Flores

 

Intervista a Marco Flores

24 agosto 2008

Ha una grazia particolare, sia quando danza sia nella vita. Un gentil bailaor di flamenco, nato 27 anni or sono ad Arcos de la Frontera, in Andalusia. Abbiamo incontrato Marco Flores Macias in un delizioso bar di Madrid, proprio nella zona di Amor de Dios, dove pulsa il cuore del flamenco, tra scuole e tablao.

Marco, parlaci di com’è crescere in una famiglia gitana e della scoperta del flamenco da parte di un bambino.
“Mio padre è gitano mia madre no. Per me è stato normale apprendere il flamenco, essendo cresciuto in una famiglia dove tutti ballano o suonano. In casa nostra si teneva un quadro flamenco “La Familia Flores”, in cui io suonavo la chitarra. Ed ero sempre circondato da bravi artisti.”

Quando iniziasti a ballare?

“Ho iniziato a ballare tardi, a 16 anni. Frequentai un corso con Antonio Canales, ma, dato che ero cresciuto nel flamenco e che vedevo ballare mio fratello più grande Titi, non ho avuto molte difficoltà. Avevo già sviluppato il sentido flamenco. Chiaramente Canales mi correggeva la postura, perché mi ponevo molto male. Poi ho fatto un anno di danza classica. Comunque ho imparato molto dai bailaores e dalle bailaoras con cui ho lavorato e lavoro, come Sara Baras, Mercedes Ruiz, Daniel Doña e Olga Pericet.”

Con Olga Pericet e Daniel Doña ti vedremo al Teatro Pradillo in Chanta La Mui II. Ci parli di questo spettacolo?
“Chanta La Mui vuol dire “Sta zitto”. E’ un lavoro di ricerca tra flamenco e contemporaneo, molto espressivo. Sfida il limite del flamenco… cioè il flamenco non ha limite, ma qui vien contaminato con altre forme espressive di danza.”

Come ti senti quando danzi? E perché credi che il flamenco avvicini così tante persone, anche di luoghi lontanissimi?
“Io mi sento super flamenco e quando ballo trasformo le mie emozioni. Credo che il flamenco incanti così tante persone che non appartengono alla cultura gitana perché è l’espressione di un qualcosa che vien dal profondo, è il sentire della vita. Il flamenco è “disfrutar”… vivere bene il ballo, il canto, la musica, ridere, piangere.”

C’è qualcosa nel mondo flamenco che non ti garba?
“Del flamenco mi piace tutto. Non mi piacciono le persone che propongono degli stereotipi del flamenco.”

Che differenza c’è tra ballare in un tablao e in teatro?
“Il teatro ha un qualcosa di meraviglioso, ma bisogna fare esperienza in entrambi. Nel tablao infatti c’è il flamenco più improvvisato, a seconda dei musicisti e del pubblico, col quale si è a stretto contatto.”

Cosa pensi di Madrid?
“Madrid mi incanta perchè iniziai a ballare qui. Ci son molti buoni tablao e teatri. E’ una culla di grandi ballerini. Ha una grande virtù, che sa accogliere i bravi artisti che vengono da fuori, li nutre e si nutre di loro. Il flamenco qui si può mischiare molto con la danza classica e contemporanea.”

E ancora una volta, nell’arte ritroviamo la conferma che tutto è uno e tutto è contaminazione.

Melissa Mattiussi

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