The Blue Planet

Nell’acqua la speranza di un mondo rinnovato. Lo spettacolo multimediale di Peter Greenway e Saskia Boodeke colpisce stomaco e cuore, fa riflettere e sconvolge la visione del presente.

21 ottobre 2009 – Milano – Teatro degli Arcimboldi

… il settimo giorno Dio creò l’uomo e la donna per distruggere tutte le bellezze che aveva creato prima di lui. Bastano poche parole per far capire il messaggio di The Blue Planet, lo spettacolo ideato da Peter Greenway e Saskia Boddeke per Expoaqua Zaragoza 2008, messo in scena a Milano al Teatro degli Arcimboldi.

Un oratorio multimediale in cui la grande protagonista è l’acqua, generatrice e distruttrice, fonte di rinnovamento gratuita, ma gratuita ancora per quanto?

Un dialogo tra la moglie di Noè e due dei suoi figli, che intrecciano lo spagnolo all’inglese, al francese e all’italiano, mentre il capo della stirpe è impegnato a interrogare Dio su come dovrà essere l’arca e su quali animali dovrà portare. Un Dio che qui è una possente donna virtuale, nemmeno tanto dolce e buona, un Dio che dalla moglie e dai figli di Noè viene visto con sarcasmo come una “costipazione”.

“Madre, queremos que aprendes a nadar. Mother, we want you learn to swim. Madre, vogliamo che impari a nuotare.” Ripetuta come un mantra, questa frase esprime la volontà dei figli di salvare colei che li ha generati, nutriti e cresciuti. Il desiderio degli uomini di salvare la Terra, dopo tutte le angherie a cui è stata sottoposta.

I video proiettati non risparmiano crudezze, mostrando l’esplosione atomica, volti di bambini straziati dalla fame o il macello di animali trattati come nullità. A quel macello viene quotidianamente sottoposto il cervello umano, stuprato da informazioni devianti e abusi di potere o da più semplici alienanti conformismi. Perchè dunque non vogliamo imparare a nuotare, preferendo stare a guardare se restiamo a galla?

Le immagini digitali s’intrecciano con gli attori, i danzatori e i musicisti che rielaborano brani di Goran Bregovic. Sul palco invaso d’acqua snodano le coreografie Hendrik Aerts e Dory Sanchez, i due figli attori/danzatori, sostenendo in maniera eccelsa la fatica della prestazione. Forte l’interpretazione di Helga Davis (moglie di Noè), che modula la voce passando da sottili acuti a corposi bassi. La voce di una madre preoccupata per il futuro della propria discendenza, una madre che a momenti tace e il cui silenzio fa cadere i figli nel panico. Provate anche voi a pensare al silenzio di una madre! A quello che può racchiudere… rabbia estrema, estrema impossibilità di agire? Qualsiasi cosa sia, dietro ci deve sempre essere una volontà di lottare e, dopo il silenzio, giunge sempre un’azione, spesso stupefacente, nel bene o nel male.

In un mondo dove l’egoismo straripante dell’uomo sembra vincere sulla vita, The Blue Planet, pur nella sua spietata crudezza, ci lascia con la speranza, poichè non essere ottimisti non è possibile ed essere qualsiasi altra cosa non avrebbe senso.

Del resto un pazzo vivo può vedere la luce. E quella luce illuminerà un Pianeta dove i corpi si tingeranno di Blu e dove nell’acqua non si annegheranno più i pensieri, bensì si tornerà a giocare e danzerà la vita.

Aprite la finestra! Fuori piove ancora e pure parecchio in questa notte…

Video promo

Melissa Mattiussi

 

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