Intervista a Giuseppe Scutellà (Compagnia Teatrale Puntozero)

Raggiungiamo al telefono un entusiasta Giuseppe Scutellà per parlarci della prima stagione di Teatro-Carcere minorile in scena al Teatro Puntozero di Milano (via Bellagio 1), da venerdì 10 ottobre con “King Lear”, fino a febbraio con un ricco cartellone che proseguirà con “Antigone” di Sofocle, “Redazione Erasmo” AA.VV., “Io, presunto terrorista” di L. Bauccio, per finire con “Made in Italy” di C. Elevati e G. Scutellà.

http://www.puntozero.info/index.html

Com’è nata la Compagnia Teatrale Puntozero e questa esperienza?
E’ partita da lontano, ormai quindici anni fa avevamo iniziato con un laboratorio teatrale di recitazione al Beccaria. Poi pian piano abbiamo visto che i ragazzi erano presi e interessati da questo ambiente e abbiamo iniziato ad introdurre dei laboratori sul mestiere del teatro, come tecnici teatrali, scenografi, tecnici luci e cose così. I ragazzi hanno reagito bene e siamo arrivati ad avere cinque spettacoli realizzati interamente da loro, quindi con scenografie, trucco e quant’altro, e abbiamo deciso di aprire una stagione teatrale, tanto che poi alcuni di loro negli anni ne hanno fatto addirittura il proprio lavoro.

Come avviene la scelta degli spettacoli?
Di volta in volta ci troviamo in gruppi diversi e in base ai ragazzi che abbiamo di fronte e in base a tematiche che cerchiamo di individuare rispetto alla sensibilità del gruppo, più che del singolo, facciamo delle proposte che vengono poi valutate. Avevamo iniziato con degli spettacoli un po’ più leggeri come “Il piccolo principe”, ma i ragazzi non hanno reagito con grande entusiasmo. Quando invece abbiamo proposto spettacoli un po’ più seri come “Antigone” o “King Lear” abbiamo visto che c’è stata veramente l’approvazione di tutti.

Come sono composti questi gruppi?
Tutti i ragazzi all’interno del carcere Beccaria possono partecipare, non c’è una selezione, insieme anche a tutti quelli segnalati dai servizi sociali esterni. Bisogna fare una distinzione, il Beccaria è suddiviso in ragazzi che sono effettivamente carcerati e altri ragazzi, che sono un fetta molto grossa, segnalati a piede libero che hanno degli obblighi da parte dei servizi sociali e ai quali vengono proposte una serie di attività in base a quella che è la loro sensibilità. Non c’è una costrizione, c’è solo una proposizione e poi i ragazzi decidono se accettare o rifiutare.

Da quante persone sono composti questi gruppi di lavoro?
All’interno del Beccaria ci sono circa ottanta persone tra maschi e femmine, mentre all’esterno c’è un bacino di utenza di circa cinquantamila minori che ci possono essere segnalati. Poiché la struttura è piccolina, di volta in volta possiamo ospitare una decina di ragazzi.

Come avvengono le divisioni dei compiti? Quali le difficoltà che si incontrano?
Anche qui è in base alla sensibilità dei ragazzi. C’è chi in scena non vuole proprio andare, mentre c’è anche chi non vede l’ora di primeggiare e troneggiare in scena. E poi accade il miracolo del teatro, nel senso che l’attore non professionista è molto meglio dell’attore professionista.
Lavorare con questi ragazzi non è difficile, è difficile in base alle circostanze. La legge dice che il carcere deve essere non punitivo, ma rieducativo, ma di questa parte non interessa nulla a nessuno, il minore fa notizia quando delinque. La difficoltà è proprio questa, ad oggi abbiamo un teatro che è vuoto di spettatori, nel senso che c’è grande interessamento da parte della stampa, ma al normale cittadino non interessa nulla del minore che cerca di rieducarsi. Peccato, perché sono i soldi dei contribuenti e sarebbe interessante sapere come un’istituzione come il Ministero della giustizia spenda i soldi per riabilitare le persone che se poi tornano a delinquere rappresentano un’ulteriore spesa in termini sociali e delinquenziali. Se però escono dal carcere e non delinquono sarebbe interessante conoscere il percorso che hanno fatto, detto  in modo molto terra terra.

Le problematiche maggiori che si incontrano quali sono?
Droga e mancanza di punti di riferimento, e quest’ultimo è proprio il motivo per cui abbiamo scelto “King Lear”. Ragioniamo un momento, se è vero che ormai l’adolescenza si spinge fino ai quarant’anni e oltre, mi trovo con dei ragazzi i cui i padri hanno la mia età, ovvero quarant’anni; il papà si ritrova così ad essere sia padre che ragazzo. Chi guida i ragazzi se un quarantenne non è in grado di gestire un ventenne? Molto probabilmente ci vuole l’intervento dei nonni. Avevamo fatto delle esperienze in proposito e la cosa aveva funzionato e molti dei nostri operatori, che sono appunto pensionati, hanno un rapporto privilegiato con i ragazzi, facendo loro quasi da genitori. Con genitori considerati ancora giovani, chi insegna a vivere a questi ragazzi? Da questo interrogativo è nato “King Lear”.

Abbiamo assistito ad altre esperienze con protagonisti i detenuti, come Rock in Rebibbia di MTV, credi che la cosa meriti una spettacolarizzazione di questo tipo?
La cosa non può essere che positiva, l’importante è attirare l’attenzione sul fenomeno. Si parla sempre di delinquenza, ma parliamo anche di come lo Stato recupera i delinquenti, con il massimo rispetto nei confronti dei familiari vittime di queste persone. Il recupero è necessario ed è necessario far conoscere come si svolge la vita all’interno di un carcere, come ha mostrato una trasmissione eccezionale come “Rock in Rebibbia”, pur con qualche forzatura e inesattezza. Noi siamo sempre un po’ “forcaioli” quando si commette un delitto, però poi i nostri soldi dove vanno? Facendo un esempio, se sono un contribuente e non mi costruiscono una strada, mi arrabbio. Se sono un contribuente e per far mantenere un ragazzo in carcere costa ottocento euro al giorno, vorrei anche sapere come vengono spesi quei soldi.

In chiusura, un bilancio dell’esperienza con questi ragazzi fino ad oggi?
Sicuramente arricchente e assolutamente positiva. Non sono sfiduciato dai “giovani d’oggi”, bisogna dargli solo gli strumenti, per il resto la testa ce l’hanno per capire cosa sia giusto e cosa sbagliato.

Grazie Giuseppe per la disponibilità e in bocca al lupo!
Grazie a voi, crepi il lupo e speriamo di vedervi come spettatori!

Livio Novara

 

Condividi.