Anche i grandi sbagliano…

…ma si riprendono alla grande!
Nel 1819 l’editore e compositore austriaco Anton Diabelli scrisse un valzer e propose tale brano come base per una serie di variazioni che commissionò ai migliori autori dell’epoca.

Furono una cinquantina i musicisti che risposero, tra essi Schubert, Liszt, Hummel.

Inizialmente il sommo Ludwig snobbò il tema proposto definendolo uno straccio buono per le scarpe, ma poi iniziò a sviluppare lo spunto fino comporre un’opera completa di 33 variazioni “Variazioni Diabelli” che pubblicò nel 1824 e che divenne, in qualche modo, un monumento del mondo musicale classico così come le “Variazioni Goldberg,” sviluppate da Bach, lo furono per quello barocco.

Morale della favola: non importa sbagliare un giudizio, quanto saper rimediare -criticamente- e operosamente ravvedersi!

Marco Lorenzo Faustini

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un commento all’articolo.

Salve,
invio un commento veloce sull’articolo “Anche i grandi sbagliano…” nell’Angolo del Maestro (a proposito, mi sarebbe piaciuto poter commentare l’articolo al volo, tipo blog, ma non ho trovato il modo di farlo).

L’idea iniziale di Diabelli era quella di far scrivere ai vari compositori una sola variazione sul proprio tema e di pubblicarle tutte insieme in un’antologia. Beethoven ovviamente rifiutò una proposta del genere e a sua volta propose una composizione in variazioni, che ovviamente Diabelli accettò (prevedendo sei o otto variazioni…) il tema di Diabelli era *davvero *uno straccio buono per le scarpe. Il disprezzo di Beethoven è evidentissimo fin dalla prima variazione, tanto potente e monumentale quanto il valzer originale è frivolo e dove ogni parentela melodica con quello è accuratamente nascosta, e traspare anche in tutte le successive, nessuna delle quali somiglia in modo evidente al tema originale.
Per inciso, questa caratteristica, la distanza delle variazioni dal tema originale, è forse il tratto di maggior somiglianza tra le *Variazioni Diabelli *e le *Variazioni Goldberg *di Bach.
Un saluto a tutti e in particolare a Marco, che apprezzo molto.

Claudio Angeletti

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