Ascoltando Brahms

Il CD Decca che suona nel mio lettore è firmato Zubin Metha, Vladimir Ashkenazy e London Symphony: sono tutti lì intenti ad eseguire, siamo a gennaio 1967, il “Concerto n. 2 per pianoforte ed orchestra” di Johannes Brahms (1833 –1897).

La seconda traccia (Allegro appassionato) è una sequenza di 9’13” dove il pianoforte e l’orchestra che lo accompagnano sembrano danzare come acrobati che sfidano le forze di gravità: a tratti per linee parallele, beethoveniane, dove un’idea passa il testimone alla successiva e, a tratti, per puro contrappunto, alla Bach.

C’è tutto, in questo brano: la passione, la forza, la leggerezza del ritmo ternario, la dolcezza delle radure dove, per un attimo, anche la tempesta dei sentimenti si placa. E, non contento, il compositore lasci che la tonalità scivoli, si perda, si confonda, si ritrovi, a desiderare quasi che chi ascolta debba arrendersi alle forze titaniche della Musica e dell’Arte.

Chissà quanti compositori di oggi vorrebbero avere la modernità di Brahms, uomo saldamente piantato nell’800, animato da un fortissimo coraggio di osare, di spingere la composizione a questi vertiginosi cambi di ritmo e a linee melodiche così frastagliate pur se perfettamente in rotta.

Sembra quasi di vederlo questo pianista, direttore d’orchestra e compositore maniaco della perfezione, classico e romantico insieme, tormentato dal senso di inferiorità -non è che sia molto facile scrivere musica quando un certo Robert Schumann ti indica pubblicamente come il degno erede di Beethoven-.

Brahms scrive e riscrive, compone lentamente, come Gustave Flaubert, una pagina al giorno, lavorando di lima, rimettendo spesso le cose in discussione (la stesura di questo concerto, ad esempio, si è protratta per tre anni, a partire dal 1878). E tante volte, il Nostro ha finito per gettare, insoddisfatto di sé, fasci di partiture nel fuoco.

Poi c’è Clara Wieck Schumann, la bellissima pianista, moglie e poi vedova di Robert. Affascinato dalla personalità degli Schumann, Brahms proverà per entrambi un’amicizia profonda per tutta la vita. E nei confronti di Clara, poi, l’amicizia sconfinerà in un amore platonico al limite della venerazione.

Ma la passione di Brahms è una passione per la vita stessa, per la natura, per le lunghe passeggiate nei boschi viennesi. E’ uomo solitario, spesso scontroso, immerso nei propri dilemmi ma pure, ci dicono i suoi più stretti amici, amabile e disponibile.

E’ quello che è partito da una famiglia umile, suonando il pianoforte in locali di dubbia fama. Ma è pure l’uomo che, avendo acquisito fama e soldi, visse sempre modestamente, donando anche parte del proprio danaro, in forma anonima, a giovani musicisti di talento.

La musica di Brahms è complessa, tumultuosa e serena allo stesso tempo. La quiete e tempesta, l’occidente e l’oriente, la classicità e la modernità. E una profondità intellettuale che traspare tutta, battuta dopo battuta, a rendere ogni sua composizione un capolavoro assoluto.

Marco Lorenzo Faustini

 

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