Georges Prêtre dirige l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Johannes Brahms (1833-1897) – Sinfonia n.3, Sinfonia n.4, Roma Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica – 31 maggio 2010

E’ la figura carismatica di Georges Prêtre (classe 1924) a trasportarci nel complesso labirinto musicale di Johannes Brahms. E lo fa magnificamente, riuscendo ad addolcire, a smussare, ad alleggerire i passaggi più impervi di un artista intrinsecamente complesso. Johannes Brahms fu, infatti, uomo di pochi compromessi, teso a dare voce ad un universo musicale interiore. Profondamente radicato in una tradizione che, partendo da Bach, dal contrappunto, passava per Haydn, per Mozart, per Beethoven.

La musica di Brahms evolve a partire da questi maestri assoluti facendosi strada, tra innovazione e tradizione, in un più profondo e personalissimo linguaggio romantico.

La terza sinfonia è scritta da un artista ormai maturo ed affermato, considerato il maggior artista tedesco vivente. Ebbe un successo immediato, nonostante l’Autore fosse preoccupato che il pubblico potesse apprezzare un opera tanto composita, di tanti elementi ritmici, armonici e melodici in continuo divenire.

Certo è che il terzo moviento “Poco Allegretto” resta una delle pagine più belle mai scritte nella storia della musica, con un tema malinconico, in do minore, che ha il potere di essere struggente e, allo stesso tempo, sfuggente, la melodia che scivola, languidamente, da una sezione all’altra, imprevedibile e, a tratti, inquetante.

La quarta sinfonia, l’ultima composta da Brahms, torna ad un atteggiamento quasi ribelle, di sfida nei confronti della Natura e del Destino. Ma la sfida si risolve in un discorso via via più interiore, di scavo, di profondità negli abissi dell’animo.

Di nuovo la lettura di Prêtre risolve, liberando quasi l’orchestra nei passaggi di maggior ‘cantabile’, lasciando che la musica scivoli nella sala fino ad interrogare, uno ad uno, i singoli presenti.

Una direzione appassionata e, a tratti, essenziale. Una lettura splendida di pagine di musica che sono autentico patrimonio dell’Uomo. Brahms non avrebbe potuto chiedere, a parere di chi vi scrive, nulla di meglio.

Marco Lorenzo Faustini

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