Riflessioni su Handel e dintorni

È da un po’ che vorrei parlarvi di questi dodici Concerti Grossi (1739) op. 6 (HWV-319-330) di George Frideric Handel (Halle, Germania 1685, Londra 1759). “Concerto Grosso” è una forma musicale barocca che prevede un organico diviso in due parti: il ‘concertino’ (solitamente un trio di archi solisti -violino, violino, violoncello-) ed il ‘ripieno’ (un’ampia sezione di archi ed un clavicembalo che suona il cosiddetto ‘basso continuo’).

Nel Concerto Grosso è tutto un alternarsi di lentezza e velocità, di pieno e di vuoto, di leggerezza e di gravità. Handel riesce a creare una sorta di lunghissima sospensione dove l’ascoltatore non sa mai dove la musica lo porterà: se verso una riflessione mistica o verso la leggiadria di certe danze di corte, se verso timbri gravi, meditativi e solenni oppure verso trilli virtuosi ed ariosi.

Ascoltare Handel è come vedere la bellezza del mondo in tutte le sue stridenti e più incredibili contraddizioni. Tutto si risolve, comunque, in bene, per quest’artista che non ha la profondità mistica di Bach*, e neppure la geniale fantasia di Antonio Vivaldi, ma riesce a risolvere complessi problemi melodico – armonici con un’infinità di brillanti soluzioni che lasciano, alle volte, senza respiro. Eclettico, straordinariamente abile nel coniugare la ‘vendibilità’ delle proprie opere al pubblico contemporaneo con la capacità di innovare la musica, pur utilizzando le forme più classiche (l’ “Aria” inglese, l’ “Ouverture” francese, la “Sinfonia” Italiana, la “Fuga” tedesca) ma indirizzandole verso nuovi orizzonti stilistici.

Chi dice che la musica barocca non crea emozioni commette, comunque, un grave errore di prospettiva storica. Del resto certe soluzioni successive (vedi Mozart, vedi Beethoven**) partono proprio dalle forme musicali sviluppate da Handel così come questo si giova dell’eredità del barocco italiano di Arcangelo Corelli. Si osservi che il ‘concertino’ da trio vedrà prevalere, nel tempo, uno dei due violini che diventerà dunque il solista e avremo allora i concerti per violino e orchestra, oppure, in seguito, traslando le cose, per pianoforte ed orchestra (in pratica si arriverà a una forma musicale che vede un solista contrapposto all’intero organico orchestrale, situazione che permette un’immensa gamma di possibilità compositive).

In Handel resta un gusto per l’effetto, un desiderio di colpire il pubblico, di lusingarlo e questa capacità di seduzione non è andata persa nei secoli. Non a caso Handel è quello che ebbe, in vita, popolarità immensa, molto maggiore di quella di Bach. Popolarità che non smise di crescere sconfinando nel perfino nel ‘gigantismo’ *** di certe rappresentazioni . Ma di quest’ultimo aspetto non incolperemo di certo l’autore!

Consiglio discografico: Handel Concerti grossi op.6 Handel & Haydn Society (su strumenti d’epoca) Christopher Hogwood Double Decca 458 817-2 ma c’è anche una versione in vinile della mitica Fontana Argento, fortunato chi ce l’ha ancora!

Marco Lorenzo Faustini

* Bach ed Handel nascono nello stesso anno, entrambi nel cuore della Germania. Ma mentre il primo sarà educato in un contesto rigidamente luterano Handel crescerà in un ambiente più aperto. Il primo non varcherà mai i confini della Germania, mentre il secondo effettuerà molti viaggi, soprattutto quelli artisticamente decisivi in Italia, per trasferirsi poi definitivamente in Inghilterra.

** Beethoven rivelò, in varie occasioni, di considerare Handel il più grande compositore mai esistito.

*** alcuni “Oratori” handeliani, primo fra tutti il ‘Messiah’, furono eseguiti, nel 19° secolo, utilizzando centinaia (!) di strumentisti e cantanti.

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