Fratello Metallo e la linea da non superare

La prima volta che vidi il frate metal era il 1998, era giugno, ero in piedi in un parcheggio, il sole picchiava sulla testa mia e di qualche migliaio di altri selvaggi. Eravamo lì per vedere Pantera e Black Sabbath.
Improvvisamente ecco un frate sul palco. Il pubblico, nella migliore tradizione metallica, si profuse in una piogga di improperi volanti. Lui non fece in grinza.
Siete giovani?
Siete incazzati?
Anch’io sono incazzato! Per questo canto! DROGA BASTARDA!!!!!!!!
Poi lanciò un po’ di cassette al pubblico…
Così conobbi il “frate metal”.

Sono passati dieci anni. Dieci anni durante i quali Frate Cesare si è fatto vedere costantemente a festival e concerti. Tanto costantemente da non destare più sorprese: dal “c’è pure un frate, ahr ahr ahr!” al “Toh, c’è anche il frate…”. Oggi, AD 2008, il frate è ormai un fenomeno mediatico, tanto che per lui si muove addirittura la televisione, piovono interviste, articoli sulla stampa.
Dei gruppi e della musica non importa a nessuno, tantomeno fa notizia un raduno in cui diverse migliaia di ragazzi si incontrano per ascoltare musica estrema, ubriacarsi, urlare e pogare senza che nessuno ci lasci le penne (prima, dopo o durante l’evento [come quando ti sballi in disco, oh bella storia eh…uguale…ndr]).
Un frate che fa le cornine e dice le parolacce piace, fa ascolto, fa “strano”. Così personaggio, così sopra (o sotto) le righe. Il frate, alla fine, dice cose giuste ma di una banalità imbarazzante. I metallari sono bravi ragazzi, teschi, sangue, diavoli sono solo simboli esteriori, il senso di fratellanza, morbidi sotto la crosta e via così. Poi prova pure a metterti Gesù in bocca per forza, dicendo che le corna vogliono dire “i love you” e altre fantastiche storie… ma alla fine è il suo lavoro e lo accetti.
C’è sicuramente da stimare un vecchio che accetta la sfida dell’“andate e predicate” e va lì dove ritiene ci sia bisogno di lui, dopo una vita passata da missionario in Africa.
E stimiamolo allora il frate che ha avuto voglia di andare oltre i luoghi comuni.

C’è però, come sempre nella vita, una linea da non superare. Quel punto oltre il quale si sfocia nella farsa, dove la realtà inizia a cibarsi di ossimori. Quel luogo dove si fa la guerra per la pace, si arresta per la libertà e, citando Lennon, si scopa per la verginità. Il frate, come tanti personaggi che cadono vittime di loro stesse, quella linea l’ha superata al Gods of Metal edizione 2008. Eccolo infatti sul palco con la sua band a cantare roba orrenda, passando in un battito di ciglia da eroe, o quanto meno da persona degna di rispetto, a buffone.
“Bacco tabacco e venere riducono l’uomo in cenere” sbraita fra un “metallo” e l’altro. Una scena tanto penosa e grottesca da chiedersi se possa esistere un modo per cadere ancora più in basso.
Un modo, ovviamente, ci sarebbe: partecipare all’Isola dei Famosi con Ciavarro e il compagno Luxuria.

Stefano Di Noi

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