Il decennio secondo Outune – Zona Mainstream pt.3

Un po’ tardi? Forse, ma a volte conviene prendersi un mese in più e analizzare bene la situazione. Eccovi il nostro resoconto sui dischi e gli artisti che hanno segnato il decennio appena trascorso. Il sound degli anni ’00, senza limiti di genere, passando da quelli che conoscono tutti, a quelli che solo alcuni ascoltano. Mancherà questo oppure quell’altro, ma sicuramente molti dei presenti hanno lasciato qualcosa di grosso tra il 2000 e il 2009, hanno fatto parlare di sé e hanno colpito un folto pubblico, che poi vi piacciano o meno questo è un altro paio di maniche…


Green Day – American Idiot (2004). Probabilmente grazie ad ipnosi collettiva o lavaggio del cervello di massa, sono riusciti a sopravvivere al punk melodico di fine anni ’90, a loro stessi e anche a convincere tutto il mondo di essere una grande band di rock classico. E vista la maturazione di American Idiot, c’è da temere che invecchiando faranno pure meglio.

Scissors Sisters – s/t (2004). Incarnazione di come negli anni 2000 abbia funzionato il revival di tutto, ma proprio tutto, gli americani Scissors Sisters hanno in pratica rifatto i Bee Gees. Ma nessuno pare essersene accorto.

30 Seconds To Mars – A Beautiful Lie (2005). Un attore bellissimo e la sua band. Roba che la casa discografica si consuma le mani a furia di sfregarsele. Il binomio non è una novità, eppure tutti gli altri hanno fallito. Jared Leto e soci sono stati bravi a schivare facili pubblicità e scavarsi una nicchia con un look da Duran Duran del futuro e un atteggiamento da ragazzi cattivi del WWF (no, non quelli del wrestling). Un sound personale, una voce che cattura, fanno contenti maschietti e femminucce.

Nickelback – All The Right Reasons (2005). Furbi, i Canadesi. Quando 380494 band hard rock hanno cercato il successo commerciale alleggerendo il loro sound e provando a piazzare il singolone di successo, beccandosi per tutta riposta del ‘venduti’, loro hanno scelto l’approccio inverso. Prima hanno piazzato il singolone globale totale (“How You Remind Me”), poi hanno inaspettatamente indurito il sound e moltiplicato i fans. Fosse sempre così facile…

Arctic Monkeys – Whatever People Say I Am…That’s What I’m Not (2006). Idolatrati in patria, strafottenti e noncuranti verso le regole dell’industria musicale. Nell’arco di tre album sono riusciti a sintetizzare i valori dei giovani british di inizio secolo: festeggiare con stile, mandarsi un sacco di sms, bere ballando su musica un po’ retro e avere un animo punk ma vestiti belli precisi grazie ai soldi di mamma e papà.

Muse – Black Holes And Revelations (2006). L’equilibrio perfetto tra il suonare bene, avere dei pezzi orecchiabili, avere gusto artistico. Essere dei pomposi virtuosi, essere dei coatti tamarri e gente che semplicemente si diverte a suonare sinceramente quello che vuole.

TV On The Radio – Return To Cookie Mountain (2006). Probabilmente il connubio più elevato tra arte pura e musica ascoltabile. Riscrivere le coordinate di quello che si può fare con qualsiasi strumento musicale buttato insieme e sparato fuori in pulsazioni inquietanti, ipnotiche, accattivanti. E se viene David Bowie a bussare e chiederti di farti i cori nel disco…

Justin Timberlake (+ Timbaland) – Futuresex/Lovesounds (2006). L’infame coppia ha tirato fuori un disco che è il simbolo di una generazione di fighetti che vuole la forma…ma anche la sostanza. E ha pure messo le mani in metà della produzione pop dal 2005 in poi. L’ex Nsync è poi attore, produttore… insomma un ragazzo completo, l’invidia dei bianchi delle migliori scuole private americane.

Bob Sinclar – Western Dream (2006) / Paul Oakenfold – Bunkka (2002). Parimerito. Anche perché nessun ‘critico’ di musica se li fila. Intanto in questi dieci anni hanno fatto ballare loro più gente di quanta ne sale sui mezzi pubblici senza biglietto.

Miley Cyrus – Hannah Montana OST (2006) /Jonas Brothers – s/t (2007).  La prova che quelli della Disney hanno probabilmente fatto un patto col demonio e anche quando sembrano spacciati riescono a tirar fuori delle idee tanto assurde quanto redditizie.

My Chemical Romance – The Black Parade (2006). La summa dell’emo rock orecchiabile, disco tutt’altro che scontato e svolta per un mare di ragazzini. Hanno estratto così tanti singoli che la band si è presa tre anni belli pieni prima di pensare di tornare in studio. Tendenza e i pezzi giusti al momento giusto. Simbolico.

Tokio Hotel – Scream (2007). Equazione di qualche grado: postboyband con – boys e + band x (emo – tragedia) + giappoglam / look falso rap = adolescenti in fiamme. Facile no? Insieme a quelli sopra, i leader delle boyband simil rockettare d’importazione.

Kanye West – Graduation (2007). E’ fantastico Kanye. E’ talmente pieno di sé da sembrare uscito dei fumetti. Le sue figuracce si sprecano, ma il signore ha riscritto il rap, distruggendo definitivamente l’immagine del cattivo ragazzo che rappa, presentandosi vestito tutto preciso a cantare della disperazione interiore di chi ha tutto fuori ma niente dentro. E lui lo sa. E non ha ci ha mai risparmiati dal farcelo notare. Da noi quasi nessuno sa chi diavolo sia ma tutti i ragazzini hanno i suoi occhialetti finti colorati di plastica.

Foo Fighters – Live At Wembley Stadium (DVD, 2008). Sì è vero cosa ci fa un dvd qua dentro? Non è un Dvd qualsiasi, è la testimonianza live di una delle rock band più importanti del decennio, sicuramente al momento sul podio assoluto della musica dura a livello mondiale (decidete voi su che gradino). Dave Grohl ha portato la sua creatura a un buon livello già nel post Nirvana, ma è in questi anni che si è affermato come produttore e uomo ovunque (QOTSA, Probot, Them Crooked Vultures…). A Wembley insieme a lui sono saliti sul palco Robert Plant e J.P.Jones a suonare “Rock And Roll” e “Ramble On”, dite che è sufficiente?

Beyoncé – I Am…Sasha Fierce (2008). La definitiva consacrazione della diva del decennio, pochi scherzi. Il pubblico globale ha deciso bene di preferire rispetto all’ ”instabilità” di colleghe bianche e bionde la simpatia, l’innocenza, l’eleganza e la versatilità dell’ex Destiny’s Child. Che poi ha anche una voce della madonna, recita pure ed è bellissima.

Marco Brambilla

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