Il DocuFilm Domani Torno A Casa

Cinema Nuovo Sacher, Roma – venerdì 29 maggio 2009
Domani Torno A Casa, di Fabrizio Lazzaretti e Paolo Santolini
Montaggio Clelio Benevento
Suono Pietro Jona
Scritto da Clelio Benevento, Fabrizio Lazzaretti e Paolo Santolini
Fotografia di Fabrizio Lazzaretti e Paolo Santolini
Direttore di Produzione Barbara Lombardi
Assistente di Produzione Rachele Fontanesi
Produttori Esecutivi Fabrizio Lazzaretti e Paolo Santolini
Musiche originali Massimo Nunzi
Mix Paolo Segat
Montaggio del Suono Alessandro Feletti
Aiuto Regia Laura Greco e Pietro Jona

Kabul, Afghanistan e Kartoum, Sudan – 2008

Qualche volta la musica può – deve – lasciare spazio al silenzio. Quando il silenzio diventa preludio al racconto, quando apre un passaggio emotivo, favorendo concentrazione e rispetto. In silenzio ci siamo posti all’ascolto – il silenzio è ascolto – della narrazione della storia di Murtaza e Yagoub. Murtaza ha sei anni quando incontra una mina nella periferia di Kabul, la raccoglie, la porta a casa. Quell’oscuro oggetto del desiderio che finisce per esplodere tra le sue mani infantili e le porta via. Il silenzio di Kabul è squarciato dall’emergenza guerra, lontana ma non diversa da quella del Sudan. Yagoub a 15 anni soffre di cuore, insufficienza mitralica, e il suo diritto alla salute viene negato nel campo profughi di Kartoum. In attesa che l’ospedale venga costruito a Soba, in attesa di poter essere operato.
“Domani torno a casa” è un docufilm che prova a raccontare, attraverso le parole dei due bambini protagonisti, attraverso il percorso che dalla malattia li porterà alla guarigione, un percorso comune a tanti bambini e tanti adulti, vittime di guerra, che vedono negato il diritto a essere curati. Racconta della risposta che Emergency prova a dare attraverso i due ospedali realizzati in Afghanistan e in Sudan. Attraverso l’impegno e la passione dei tanti, sanitari e non, che scelgono di dedicare una parte della loro esistenza alla resistenza dei tanti, troppi, Murtaza e Yagoub che lottano per sopravvivere e tornare a casa. Nove mesi di riprese, 360 ore il girato, per un cinema della realtà che vuole raccontarla tutta, la realtà, senza filtri né mediazioni. Un cinema che “non è obbiettivo e non ha un obbiettivo”, ci ricorda Vauro, presente in sala insieme ai due registi e al padrone di casa Nanni Moretti, per la presentazione del film. Immagini dure, ruvide, montaggio incalzante, quanto dura e ruvida e incalzante può essere la realtà. La telecamera che entra spietata nell’ospedale e lo svela senza pietismi né sconti. Anche se la speranza non viene mai a mancare. Nei giochi dei bimbi mutilati, nelle loro corse forsennate tra i corridoi dell’ospedale, sopra carrozzine che possono diventare improvvisi bolidi da Formula Uno. Nella storia di Murtaza e Yagoub che domani tornano a casa.

Grazie a Zdenka Rocco

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