La musica al bivio

Prince

Dire oggi che il mercato musicale è in subbuglio, che siamo vicini a un bivio, che internet ha cambiato tutto è ridicolo e non c’è sicuramente bisogno di OUTune per saperlo o capirlo.
Meno intuitivo è capire come stanno realmente le cose. C’è tanta confusione e i vari attori dicono tutto e il contrario di tutto. Ad esempio, il download illegale ha danneggiato davvero la musica?

A nostro modo di vedere non sembra. Mai come oggi vengono pubblicati tanti dischi, promossi tanti artisti, fatti tanti concerti. Le lacrime di coccodrillo delle major non hanno mai convinto più di tanto, un’industria in perdita non aumenta mai le spese, semmai si concentra su pochi prodotti di qualità per far cassa.

Ma poi, facciamo anche un discorso storico. Noi che internet non ce l’avevamo i dischi ce li copiavamo su cassetta. Si compravano i vinili in società e i più fanatici avevano una rete di amici sparsi per il mondo con cui scambiarsi nastri. Certo la qualità di quelle cassette spesso era qualcosa di agghiacciante, ma nessuno aveva lo stereo da miliardi, quindi nessun problema. Ora ci si scambiano mp3, più facile, più veloce, più economico e anche qualitativamente migliori di nastri registrati più volte.

Internet e le varie tecnologie digitali hanno solo permesso a più gente di poter entrare nel gioco.
Fra tutte queste persone ci saranno ovviamente tanti ascoltatori occasionali, quelli che prima avevano giusto un paio di cassette di Celentano e che oggi hanno 1 disco comprato e qualche centinaio di mp3. Ma è pur vero che in ogni ascoltatore occasionale si può nascondere un nuovo appassionato. Aumentare l’esposizione quindi vuol dire riuscire a scovare nuovi appassionati, che siano uno su cento, uno su mille, uno su diecimila poco importa perché, da sempre, sono loro a far sopravvivere il mercato.

I musicisti dovrebbero ammetterlo apertamente. Fortunatamente c’è chi lo fa, c’è chi dice che le sue vendite comunque aumentano di anno in anno, alla faccia del download illegale che viene visto più come un mezzo promozionale anarchico che altro. Anzi, la diffusione di un disco in rete ti dà subito la proporzione del successo dello stesso.

E se le vendite diminuiscono? Vuol dire che la Musica non c’è. Ma questo nessuno lo ammetterà mai, è più facile dare la colpa ad internet, ai pirati, ai ragazzi cattivi che non ti comprano il disco.

Chi vi dice che Internet ha ammazzato il mercato e provocato la chiusura dei negozi ha solo la coda di paglia. Ragazzi miei, il capitalismo e il libero mercato non l’ha voluti internet. La rete, anche in questo caso, ha solo allargato gli orizzonti… se lo stesso prodotto mi costa meno in Laos piuttosto che in Francia, perché dovrei pagarlo di più? Anche qui sopravvive chi si adegua, chi riesce ad offrire qualcosa in più, chi, in definitiva, è più bravo e ha un pure un po’ di fortuna dalla sua.

Ci sono artisti che hanno capito il discorso molto bene, vedi Prince (nella foto in apertura), Radiohead o Nine Inch Nails. I dischi si fanno scaricare gratis, dietro offerta libera, si allegano alle riviste o si regalano a chi va ai concerti. Il marketing diventa diretto, è il gruppo a registrare, distribuire, regalare il frutto delle proprie fatiche accollandosi quel rischio d’impresa che case discografiche e negozi sembrano non accettare.

È brutto risvegliarsi un giorno e scoprire che non controlli più il mercato perché le regole che ti assicuravano guadagni si stanno sgretolando.

Il vero bivio allora non è internet si, internet no, non è la scelta del supporto (cd, dvd, chip, stream in rete, …), ma è nell’attitudine. Oggi la musica può davvero riprendersi il proprio spazio, può davvero diventare protagonista del proprio destino. Avrà il coraggio di farlo?

Stefano Di Noi

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