L’Italia non è un paese per giovani

Ritengo Facebook il più importante quotidiano online attualmente sulla piazza: tra gruppi, pagine fan e link postati da utenti “amici”, si riesce ad entrare a conoscenza di un’enormità di fatti spesso  dimenticati dai vari media. In questi giorni impazza nel Nord-Est, più precisamente a Gorizia, un fatto che ci tocca in maniera diretta, poiché riguarda la musica, quella cosa che per molti è un semplice sottofondo ma per tanti altri è un qualcosa che è parte integrante della vita di tutti i giorni.

Ci limitiamo ad aggiungere questa ulteriore pagina ad una serie di fatti allarmanti dal punto di vista della vitalità musicale dello Stivale, svolgendo il normale diritto di cronaca: dai problemi (organizzazione, permessi, ma anche ostilità con la cittadinanza) per organizzare dei piccoli eventi a livello locale, alla chiusura di locali dedicati alla musica live, al fatto che un piccolo gruppo di persone (la “lobby di San Siro”) abbia il potere di abbassare il volume ad un certo Bruce Springsteen durante un suo concerto a Milano lo scorso anno, per non parlare del reato penale per il quale è stato accusato lo stesso promoter del concerto (Barley Arts, ndr). Il dubbio che l’Italia sia destinata a diventare (o sia già) un grande ospizio che si muove solamente per eventi di nomi enormi (Vasco, Ligabue, Pausini,…) o per dei juke box itineranti rivolti ad ascoltatori ‘datati’ è forte.

Premessa: tutto parte da questo gruppo su Facebook che, inizialmente, elenca cose che purtroppo sono all’ordine del giorno nelle grandi città: locali chiusi a mezzanotte, mancanza di collaborazione tra Comune e associazioni (dagli spazi ai permessi, passando per i soldi), zero politiche giovanili e indifferenza, se non attriti, nei confronti di realtà (musicisti, grafici, promoter) che, pur avendo curriculum ultradecennali, hanno probabilmente il solo difetto di non avere amici nelle “alte sfere”. Comportamenti comprensibili, ma non giustificabili, in grossi agglomerati urbani come Milano e la vicina Padova, ma non in piccoli centri come Gorizia (circa 35000 abitanti).

La “goccia che fa traboccare il vaso” è il FestivalShow, che si terrà il prossimo 26 agosto nel Piazzale Casa Rossa della città giuliana; un tour itinerante, organizzato ogni anno da Radio Birikina e Radio Bellla e Monella (le tre L non sono un errore, ndr), che vedrà tra gli ospiti Dolcenera, Angelo Branduardi, Amedeo Minghi, Mal e tanti altri. Il motivo del contendere è che tutto questo sia sotto il patrocinio dell’assessorato alle Politiche Giovanili: una cosa che lascia perplessi, visto che il bill è orientato ad un pubblico adulto. La situazione è “aggravata” dal fatto che molti di questi artisti si limiteranno a proporre una manciata di brani, spesso proposti con delle semplici basi, come nei juke box.

Per questo evento il Comune ha stanziato un budget elevato a titolo di anticipo (Telemare TV parla di 220.000€). A prescindere dal fatto che buona parte di questo verrà coperto dai numerosi sponsor, fa riflettere il fatto che la Giunta Comunale si sia proposta in maniera attiva per la raccolta di fondi, quando la stessa ha lasciato in disparte, se non osteggiato, il sistema associativo cittadino per anni: un grosso investimento che, con molta probabilità, non porterà niente alla città di Gorizia.

Pronta la risposta alla Giunta Comunale da parte di questo gruppo di Facebook: un ipotetico festival annuale cittadino, per il quale viene proposta anche una specie di nota spese e un bill, con tanto di cachet richiesti. Un budget che, a dire la verità, presenta molte lacune (catering?), ma che dimostra il fatto che questi soldi potevano essere gestiti in maniera più oculata dal punto di vista artistico, ma anche dal punto di vista dell’indotto dato alle associazioni locali. In un mondo già difficile per la sopravvivenza di queste realtà, eventi come questo rischiano di demoralizzare e minare l’esistenza di quello che è, al giorno d’oggi, il vero humus culturale della nostra Nazione.

Nicola Lucchetta

 

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