Come un dinosauro in un bicchier d’acqua, l’anteprima

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Tempo fa, uno degli sfaccendati collaboratori di Outune, Marco Agustoni, non avendo niente di meglio da fare ha scritto un romanzo intitolato Come un dinosauro in un bicchier d’acqua. Ed è riuscito anche a farselo pubblicare, da una casa editrice di Roma chiamata Liux. In cambio della sua Gratitudine Eterna e Incondizionata, pubblichiamo su questo sito alcune pagine del libro in anteprima. Se siete interessati a manifestargli il vostro sdegno di persona, l’Agustoni presenterà il suo libro a Milano il 25 maggio alle ore 19, presso il Bistrò del tempo ritrovato di via Foppa 4, a Milano, accompagnato dall’indie-folk band Pocket Chestnut.
Se siete invece interessati a renderlo ricco oltre ogni misura, potete acquistare il suo libro qui.
Ecco di seguito un brano in anteprima, in cui i due protagonisti del libro, Alex e Daniele, cercano il modo di salvare la propria agenzia pubblicitaria dal fallimento e le proprie chiappe da un violento strozzino-macellaio di nome Zapata.

Tutti quegli sproloqui di Daniele a proposito di viral marketing, passaparola, date e folle oceaniche mi hanno messo addosso una strana ansia.

Forse è la stessa angoscia che prova un naufrago quando si accorge che davanti a sé ha soltanto una paperella di gomma, e si rende conto che è l’unico oggetto galleggiante a portata di mano. Cos’è meglio, affondare con dignità o cercare di salvarsi aggrappati a un ridicolo giocattolino?

“Ma quindi?” mi incalza Sara che ancora non ha capito il punto della questione, “quest’ideona in che cosa consisterebbe esattamente?”.

Cerco di essere il più chiaro possibile, ma non ci riesco, perché nemmeno io ho compreso del tutto la natura del piano di Daniele. Così, provo a ricalcarne pari pari le parole nella speranza che lei – che da sempre reputo più sveglia di me – possa fornirmi qualche chiarimento.

“Finora, non siamo riusciti a farci conoscere dalla clientela come avremmo dovuto”, ecco cosa mi ha detto Daniele, frugando fra i cassetti della scrivania in cerca di un qualche documento che neanche doveva esserci, dato che là dentro ci tiene solo le calze e le mutande di ricambio. “Questo spiega perché ad oggi non siamo più riusciti a rientrare dal necessario investimento iniziale”.

Questo e la spesa folle per comprare quel gigantesco pallone gonfiato a forma di maiale da appendere fuori dalla finestra dell’ufficio, trovata che ci è costata una colossale multa del Comune di Milano per pubblicità abusiva e una lettera di diffida dal condominio per lesione al decoro dello stabile. Senza poi contare che quel suino pieno d’aria se ne è volato via assieme alla persiana a cui lo avevamo legato – lo dicevo io che quegli infissi erano vecchi e arrugginiti – e ai soldi che abbiamo dovuto risarcire alla signora Poretti.

“Per far colpo sulla gente, abbiamo bisogno di far sapere a tutti che ci siamo e che siamo creativi, efficienti, micidiali”.

Proprio così ha detto Daniele, “micidiali”, neanche stesse parlando di una marca di diserbante.

“Per riuscire nel nostro scopo a fronte delle attuali condizioni di gioco” ha proseguito sistemandosi i polsini della camicia, “non ci resta che affidarci a una forma di pubblicità non convenzionale”.

A quel punto ho sospirato in cerca della sua bottiglia di Vov, per constatare però con orrore che non si trovava sulla scrivania.

“Ascoltami bene, Alex. Il punto è questo”, si è infine deciso.

Ho provato a fargli presente che lui, con la grammatica e con la punteggiatura, non ci ha mai saputo fare, ma non mi ha nemmeno voluto ascoltare e ha ripreso il suo discorso.

“Noi spargeremo la voce di un evento misterioso e indeterminato. Fisseremo una data e un luogo senza mai spiegare di cosa si tratta, senza fornire nemmeno il minimo indizio sulla nostra identità”.

“E poi daremo la colpa a qualcun’altro?”, ho provato a suggerire confuso.

“Ma no, stammi a sentire…”, mi ha fermato lui, stizzito, passandosi le mani nelle tasche della giacca ed estraendovi penne, elastici, graffette e post-it spiegazzati. “Noi lo scriveremo sui muri, su volantini, manifesti, metropolitane… lo annunceremo su internet. Ripeteremo fino all’esasperazione un luogo e una data, fino a che la gente non comincerà a chiedersi che cosa accadrà in quel particolare posto a quella determinata ora. Si spargerà la parola, diventerà una specie di leggenda metropolitana. Al nostro lavoro si aggiungerà quello di chi vorrà diffondere la voce”.

A quel punto si è interrotto e si è chinato sotto la scrivania. Sbirciando da sopra, sono riuscito a vederlo rovistare tra le cartacce nel cestino e sotto le riviste che lascia accatastate sul pavimento.

“E poi?”, l’ho allora incalzato, lievemente spazientito.

“E poi” ha continuato riemergendo da lì sotto, “quando arriverà quel giorno, quella ora, e centinaia, magari migliaia di persone si saranno radunate per vedere che cazzo sta per succedere, zac!, spuntiamo fuori noi e spieghiamo chi siamo e perché l’abbiamo fatto. Distribuendo materiale informativo e biglietti da visita della nostra agenzia”.

A quel punto, sollevando il dito al cielo, si è alzato ed è andato a guardare dietro il vaso del nostro ficus defunto e ne è tornato estatico reggendo in mano la sua bottiglia di Vov.

“Allora, che te ne pare?”, mi ha domandato versandosi il liquore in una tazza e pucciandovi degli Abbracci del Mulino Bianco.

(Tratto da “Come un dinosauro in un bicchier d’acqua” – © Liux Edizioni)

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