Confessando le nevrosi della celebrità, Daine incassa la valuta più redditizia della cultura pop di oggi: sopportare tutto. L’album di debutto dell’artista filippino-australiano 23enne ‘In Endless Awe & Agony’ contiene una chiara affermazione di tesi: “Non sono veramente una persona”gemono con un grido stridente tagliato a “POP”, “Sono un prodotto del profitto”. Usando l’ironia come i pesi massimi contemporanei (le pop star che rompono la quarta parete, vale a dire Tinashe, Underscores e Charli XCX), la “prossima vera star emergente” australiana esprime un’indifferenza affettata, prendendo di mira un pubblico parasociale e voyeuristico su amalgama preppy indie-rock-pop.
Dopo un periodo di sei anni “floppato” in una serie di EP che spaziano dal trap-pop etereo digitale (alla Ericdoa, un tempo collaboratore) all’iperpop celestiale, “In Endless Awe & Agony” reintroduce un Daine sans-autotune con i piedi per terra, appena uscito dalla simulazione, come un prodigio crudo e senza riserve di emo pop. Dal punto di vista narrativo, Daine descrive il debutto come un arco di individuazione junghiano, una fusione con il sé ombra in cerca di guarigione. Il momento clou della carriera di Bubblegummy ‘PQC’ vede Daine rimproverarsi sardonicamente se stesso in allegra anticipazione del fallimento e del controllo, ma soprattutto dell’accettazione di sé: “Sei di plastica! / Sei tragico! / Troppo romantico! (…) Sono avvolto dalla passione / Attaccarmi disperatamente a quest’arma che sto lanciando!”
In un’era in cui il pubblico ricerca un’autenticità eccessivamente sincera, anche se ciò richiede una visione invadente, Daine si impegna di conseguenza. “Tutti mi vogliono morto / Ma mi importa ancora di loro”si affidano altrove a ‘PQC’; più tardi cantano “Vedo i loro occhi azzurri davanti alla scena della battaglia” sul martellante taglio lento di “Supervillain”; e su “POP”, “La folla vuole solo vederti cadere”. Spinto dal dolore, dalle difficoltà finanziarie, dall’ascia di una major e da una grave crisi di salute mentale, questo debutto confessionale segna il martirio estatico di Daine sotto pressione: “Desiderare, soffrire, essere un mostro, perdere la testa e farlo pubblicamente… che emozione”, hanno detto Music Attitude.
Cinico ma motivazionalmente ottimista, il risultato è un surreale effetto zuccherino derivante dall’essere masticato e sputato dall’industria dei vampiri in generale. Prendi “Love Love (Love Love)”, un solido e malinconico talento indie-pop; la speranza jangle-pop di “Wishing Well”; o ‘White Collar’, enorme e inno con il suo accento chic, una dichiarazione di status di ragazzino, anche se pronto ad ammettere che gli importa troppo: “Non credo di voler fare il gioco di chi se ne frega di meno”.
Facendo ovvi paragoni con MGMT, Sleigh Bells o qualcosa che si trova in Pelli-era televisiva, “In Endless Awe & Agony” è trendy, grintoso e iperattivo, un pastiche a mano libera di generi (che spazia dall’indietronica all’emo del Midwest, dal noise pop al folk) che non sembra mai fuori moda. A completare il frizzante ritorno al passato ci sono raffigurazioni nervose di ginocchia ammaccate su riviste, cannibalismo, pistole, denaro, celebrità, infatuazione, ingenuità e morte – un gotico moderno dipinto con zuccherini pastelli pop e celebrità grunge. Cupamente conflittuale ma infantile nella sua esuberanza, il debutto di Daine è un rebrand rinfrescante, avvincente e dolciastro.
Dettagli
- Etichetta discografica: Pacchetto. Record
- Data di rilascio: 6 novembre 2026




