Slayyyter – Recensione ‘Wor$t Girl In America’: il pop che trova la salvezza nel ventre del cinema americano

Slayyyter – Recensione 'Wor$t Girl In America': il pop che trova la salvezza nel ventre del cinema americano

Il nostro primo incontro con il terzo album in studio del genio pop sempre emergente Slayyyter è un elenco rovente di eccessi edonistici: “Soldi, droghe, catene sul petto, quelle griglie vintage Celine / Diamond, bottiglie di champagne, spavalderia che sanguino”, canta nel singolo principale “Beat Up Chanel$”. È uno stato d’animo per il narratore dalla vita veloce, schietto e autodistruttivo. “Voglio una sigaretta” strilla alla fine, prima che la traccia si trasformi in uno splendido scontro di martellante electro house, condito con sintetizzatori avvitati e tutto il resto. Questa è la “peggiore ragazza d’America”, prendila o lasciala.

Tracciando un cambiamento camaleontico dalla rumorosa proto-popstar del suo omonimo debutto, al sensuale noir anni ’80 di “Starfucker”, Slayyyter torna in sella con il terzo album con la sua interpretazione del lurido mondo dello squallido indie di fine anni Duemila (che lei chiama affettuosamente “musica per iPod”). Qui, si abbandona ai cliché della vita americana rappresentata sullo schermo dai suoi autori preferiti, dalla spazzatura delle roulotte drogate (Filato) ai disadattati indigenti (Gomma) e perfino veline omicide (Gattina più veloce, uccidi uccidi!). L’ispirazione da quest’ultimo si manifesta nelle sonorità spettrali di “Cannibalism”, un bop new-wave guidato da un coro vigoroso e tubante che ondeggia tra il pop urlato e la spavalderia di una tragica eroina sullo schermo.

Nel cuore pulsante del suono esplosivo e assolutamente delirante del progetto c’è “Crank”, una traccia techno salace e urlante con brividi di rip-ruggiti industriali che presenta alcune delle migliori offerte liriche di quest’anno. Linee come “Lei risponde e poi scopiamo, divento così gay con quella tequila” E “Vuole scopare Slayyyter, Richard, dovremmo collegarci più tardi” (quest’ultimo seguito da una galante imitazione di Matthew McConnaughey) suona con la penna storicamente sfacciata del cantante, in linea con lo spirito giocoso e alimentato dalla rabbia del progetto.

Questi esperimenti sonori continuano nei flirt con le onde oscure (“Gas Station”), i synthpop scintillanti (“Unknown Loverz”) e persino i sermoni religiosi (“Prayer”). Ma fondamentale in tutto questo è una nota di salvezza guidata dai club, soprattutto nell’apertura dell’album “Dance…”, che traccia un nuovo territorio sinuoso per l’artista mentre si avvicina al precipizio del ritorno con dosi di linee di basso acide di Korg e scontro elettronico a combustione lenta. Slayyyter crea un simile mosaico di influenze anche nei video musicali autodiretti dell’album, banchettando visivamente con fuochi d’artificio, rodei, paesaggi urbani tremolanti, cortili abbandonati e un viaggio a Prada Marfa, come se stesse navigando sul suo feed Tumblr.

L’album si conclude con un’ode all’incomparabile Brittany Murphy, la star del già citato film di Jonas Akurland Filatoche il cantante ha citato come riferimento significativo per il progetto. Sinonimo dell’adolescenza nella sua forma più impegnativa e delirante, Murphy non potrebbe essere un soggetto più adatto come archetipo per la ragazza finale dell’album. Ridacchiando nel caos delle ultime 13 tracce mentre il dream-pop psichedelico riempie le lacune, non possiamo fare a meno di arrenderci al picco cinematografico di “Wor$t Girl In America”, toccandoci come fanno tutti i buoni film.

Dettagli

  • Etichetta discografica: Registrazioni di Loma Vista
  • Data di rilascio: 17 ottobre 2025