Friko – Recensione ‘Qualcosa che vale la pena aspettare’: alle prese con la vita per cui hanno lavorato così duramente

Friko – Recensione 'Qualcosa che vale la pena aspettare': alle prese con la vita per cui hanno lavorato così duramente

Quando Friko è apparso su La copertina lo scorso gennaio, la band – allora un duo formato dal frontman Niko Kapetan e dal batterista Bailey Minzenberger – era in un giro di vittoria. Uscendo dalla stessa scena ridicolmente fruttuosa di Chicago che aveva dato vita a Lifeguard e Horsegirl, Friko stava bilanciando tour mondiali esauriti con apparizioni televisive a tarda notte e recensioni estatiche del loro debutto “Where We’ve Been, Where We’re Going”, che rivelò che Kapetan era un cantautore di talento precoce e la band una forza della natura indie-rock elettrizzante e in grado di affermare la vita.

Ma dentro, il mondo di Kapetan si stava capovolgendo; aveva ammesso Music Attitude in quel momento si era “sentito un po’ disconnesso” nel mezzo della loro rapida ascensione. Man mano che la fama della band cresceva, lui si allontanava sempre più dalla scena che lo aveva creato e dalla libertà che una volta conosceva. E così, da quella dissonanza nasce il secondo album di Friko, “Something Worth Waiting For”, un risultato musicale dinamico intriso di un’inevitabile sensazione di pesante malinconia.

Musicalmente, il produttore John Congleton (St. Vincent, Wallows) cattura il suono della band (ora Kapetan e Minzenberger con il chitarrista Korgan Robb e il bassista David Fuller) pronta a esplodere dalle loro pelli collettive. Nel vortice vertiginoso del recente singolo ‘Choo Choo’, Kapetan è stufo del trambusto, costantemente intrappolato dalla sensazione di essere di fretta, saltando su voli infiniti da un concerto all’altro. “Vorrei prendere il treno oggi, vorrei prendere il treno tutti i giorni” canta, immerso fino alle ginocchia nella fantasia di un’esistenza dalle 9 alle 5.

Kapetan raddoppia i suoi sogni di evasione nella canzone incantatrice dei Radiohead-incontra-Rilo Kiley “Hot Air Balloon”, dove canta: “Ci sono cantanti e pittori… E gruppi musicali con le loro belle canzoni… Non voglio niente di tutto ciò. Voglio essere una mongolfiera.” Il modo in cui Kapetan recita le battute è monello e leggermente disperato. Man mano che la canzone prosegue, la sua interpretazione diventa più accattivante e urgente: “Non voglio! Non voglio! Non voglio esserlo!” È una protesta contro la fama, la sua vita e una difesa della libertà che aveva una volta.

Questo tema del ritorno a un tempo più semplice è rivisitato in “Seven Degrees”, “Alice” (con il suo appello a “Non guardarti allo specchio!”) e la straziante “Dear Bicycle” di sei minuti di chiusura, dove una bicicletta che si arrugginisce lentamente diventa una metafora dell’invecchiamento (“Ero più giovane allora / non sono più giovane adesso”). Per quanto “Something Worth Waiting For” sia un passo sicuro e apparentemente senza sforzo verso i grandi campionati musicali, sembra anche un avvertimento da parte di Kapetan a se stesso: togliere i freni prima che l’intera bellissima macchina che è Friko vada in pezzi.

Dettagli

  • Etichetta discografica: Registri ATO
  • Data di rilascio: 24 aprile 2026