Chloe Slater – Recensione di ‘Riot Youth’

Chloe Slater ci parla del suo album di debutto 'Riot Youth' e di "incapsulare quella sensazione in cui sembra che tutto possa cambiare"

È difficile non sentirsi delusi dallo stato in cui versa il mondo in questo momento. Sta diventando sempre più difficile sopravvivere; i nostri algoritmi sono un costante colpo di frusta tra immagini di genocidio e distruzione provocata dall’uomo e bottini di TikTok Shop che finiranno in discariche putrefatte; e sembra che pochi al potere siano interessati ad aiutare qualcuno oltre ai ricchi. Perché non arrendersi, smettere di preoccuparsi e nascondere la testa sotto la sabbia?

Chloe Slater sa esattamente come ti senti. Ha fatto del dare voce a quelle frustrazioni il suo modus operandi sin dal suo singolo del 2024 “24 Hours”, il cui successo virale l’ha aperta a un pubblico completamente nuovo di fan che la pensano allo stesso modo. Nel suo album di debutto, “Riot Youth”, il primo Copertina Music Attitude La star costruisce uno spazio comunitario e catartico per dare voce alle lotte condivise della sua generazione, riconoscendo la rabbia che deriva dal guardare il mondo bruciare e il bisogno a volte di staccare la spina da tutto.

Se hai mai provato ad avere una conversazione di politica con i parenti più anziani dall’altra parte del corridoio, riconoscerai le situazioni che descrive nella vivace “Can I Finish Please”. “Mother Nature’s Killing Spree” crea un’immagine distopica del futuro (forse non così lontano) in cui il nostro pianeta finalmente si ribella alla grande e ci spazza via. E nella veloce ‘Ugly’, si unisce a noi nel nostro inferno capitalista, rinchiuso in un ciclo di vacanze fabbricate o cooptate per il guadagno delle multinazionali. “Buon Pride, buona Pasqua, Halloween, San Valentino (…) Comprerò la mia maschera da clown in plastica”canta con disprezzo, dolorosamente consapevole di chi viene preso in giro, ma incapace di distaccarsi.

Ciò che colpisce di “Riot Youth” è quanto poco ti trascina giù, per un disco plasmato dal disastro climatico, dallo sfruttamento capitalista e dall’instabilità politica mondiale. Invece di giudicare dall’alto i suoi coetanei, si colloca saldamente tra loro (“Non sono qui per predicare / so che sembra di sì”canta in “Get Me Out”), mentre l’album è costantemente pieno di speranza, passione e senso di divertimento. L’abilità della 23enne nello scrivere ritornelli grandi ed edificanti è messa in mostra in abbondanza – un ascolto della scintillante corsa di ‘Southern Youth’ te lo lascerà in testa per giorni – e sentirla esprimere le ansie che affliggono molti di noi è un gradito promemoria che siamo tutti nella stessa situazione.

A volte, come in “I’ve Never Felt So Hated”, Slater rivolge il suo obiettivo verso l’interno, esponendo le sue esperienze con i troll di Internet da quando sono diventati un affare sempre più grande nella musica. È una situazione specifica per lei, ma scritta in un modo che sembra ancora riconoscibile mentre il nostro mondo online diventa sempre più tossico, indipendentemente dal fatto che tu esista o meno agli occhi del pubblico. È la prova che il modo acuto di scrivere canzoni di Slater può assumere molte forme, da ampi studi sulla società a esperienze più mirate, e continuare a fare il proprio lavoro, tendendo una mano di connessione a chiunque provi lo stesso.

Dettagli

  • Etichetta discografica: Succo rubato (AWAL)
  • Data di rilascio: 9 ottobre 2026