Il tanto atteso album di debutto dei COBRAH, “Torn”, arriva otto anni dopo la sua prima apparizione sulla scena con i suoi tonanti brani di pop fetish da brivido. Da “IDFKA” a “Brand New Bitch”, ogni uscita successiva ha saccheggiato nuovi terreni nella techno, nel pop e nell’elettronica, centrando il piacere femminile sui palchi di tutto il mondo o nelle sessioni in studio con alcuni dei migliori e più brillanti artisti dell’underground (Ashnikko, LSDXOXO, Ayesha Erotica).
IL Copertina Music Attitude L’artista non voleva che “Torn” fosse una reinvenzione totale, ma sapeva che eliminare un po’ di mistica avrebbe aiutato a presentare la donna dietro il lattice. “Tengo le mie parole dentro, scrivo per rilassare la mente / Lascio i pensieri alle spalle, ma non so cosa nascondi” tuba su una sinfonia di sintetizzatori emozionanti nel primo singolo e nella traccia del titolo del disco. La traccia parla sia dei cambiamenti metaforici che sonori nel suo lavoro, un’evoluzione del sé che apprezza “la bellezza dei dolori crescenti, dell’andare avanti e trovare una nuova strada”.
Momenti simili di cauta conduzione dell’anima sono punteggiati in tutto l’album di 11 tracce, mascherati dietro il rombo delle sirene (“Dog”) o impiegati in un frenetico ripristino del ritmo (“Charming”). Ma se pensi anche solo per un momento che la cantante abbia perso la sua passione per la spacconeria qui, ti sbagli di grosso. Colpendo come un colpo di frusta dopo le cupe riflessioni di “Torn”, una tripletta di pulsanti brani da club seguono il classico tenore dei COBRAH: monello, sfacciato e stronzo. Prendi “Hush”, che mette in pratica il controllo sussurrato di un classico di Britney dei primi anni 2000, o “IG”, un inno dichiaratamente presuntuoso per quelli di noi sempre pronti a combattere un nemico immaginario.
Avendo mantenuto uno stretto gruppo di collaboratori nel corso della sua carriera, COBRAH ora dà il benvenuto al cantautore Tove Burman (Addison Rae, NewJeans) e Illangelo (The Weeknd) nell’ovile di “Torn”. Aiutandola a navigare nei nuovi recessi più oscuri e piacevoli del suo suono, il produttore americano Machinedrum presta anche al procedimento un po’ del suo caratteristico fascino materico, amplificando i suoni sfacciati e scheletrici presenti in “Unoriginal” e “Hit Girl”. “Hai qualcosa che tutti vogliono, appoggiati a questo, mostra loro chi sei,” COBRAH ringhia su quest’ultimo mentre i tamburi tremolanti vengono messi a fuoco, “Hit ragazza, ragazza / sei una superstar.”
Quando raggiungiamo il culmine di questo viaggio, COBRAH ha dettagliato molte delle sue fantasie più profonde, rivelando una relazione complessa con il potere dell’amore e coloro che lo infliggono: come può essere trascendente, punitivo, pericoloso e stucchevole, a volte anche tutto quanto sopra. “Cosa stai aspettando? Sono tutto tuo,” lei cede nella scintillante chiusura dell’album “Really Hard”, anche se non è davvero una domanda, più un tentativo di dare corpo alla sua devozione.
Alla fine, ci ritroviamo abbandonati all’esilarante ricerca del piacere totale. Dettagli COBRAH così incrollabili ovunque: tutti gli alti stimolanti e i bassi dannosi. Operando tra i vettori del dominio e un ritrovato senso di vulnerabilità, emerge dalle ceneri di “Torn” come una nuova artista, cambiata per sempre e pronta ad affrontare nuovi terreni sonori. Basta non chiederle di rinunciare al lattice.
Dettagli
- Etichetta discografica: Gag Ball / Atlantic Records
- Data di rilascio: 6 marzo 2026




