Loathe – Recensione di ‘A Stranger To You’: una raccolta sconvolgente di digi-metal massimalista e che piega il genere

Loathe – Recensione di 'A Stranger To You': una raccolta sconvolgente di digi-metal massimalista e che piega il genere

Ah, l’album tanto atteso; un piacere sempre più raro. Per rimanere visibili in mezzo all’implacabile rumore digitale del 2026, i musicisti oggi preferiscono fornire ai fan un flusso costante di nuova musica piuttosto che tenerli in attesa. I giorni in cui i Guns ‘N’ Roses trascorrevano un decennio armeggiare con la “democrazia cinese” sono in gran parte una cosa del passato e, nel processo, un gradito po’ di mistero è andato perso dalla cultura musicale. Aspettare e speculare è divertente; pensatelo come una variazione della tendenza al massimo attrito.

I Loathe ci hanno offerto uno sguardo allettante su questa epoca che si allontana rapidamente in vista del loro terzo album, “A Stranger To You”. Curiosamente, lo hanno fatto facendo aspettare al mondo più di cinque anni per un disco che non potrebbe suonare più simile al presente se ci provasse. Prima uscita dei Loathe dopo il lavoro ambient pubblicato nel 2021 in seguito alla pandemia “The Things They Believe”, “A Stranger To You” è un’emozionante raccolta di metal massimalista costruita su un approccio ultramoderno, tutto-tutto-in-una-volta, che tenta di saldare un milione di idee (musicali, strutturali ed emotive) in un randello coeso.

La svolta del 2020 della band di Liverpool, “I Let It In And It Took Everything”, ha visto i quattro elementi fondere elegantemente insieme lo sguardo pesante in stile Deftones e il punitivo digi-core post-djent. Nel quarto album, i Loathe hanno intrapreso la strada collaudata di aumentare le loro varie polarità: la pesantezza è più pesante (“Revenant”), il sogno più sognante (“The Way It Breaks”). Anche le tendenze melodiche della band sono state notevolmente intensificate. “The Ladder” è un pop da sogno, mentre “Harder To Pretend” racchiude un ritornello mostruoso che non è un milione di miglia lontano dal pop da stadio, prima di disintegrarsi in ritmi delicati alla maniera di diversi brani di “Never Enough” di Turnstile.

L’ambizione estetica di Loathe qui è davvero impressionante, in particolare per quanto riguarda la produzione dell’album. Queste 14 tracce sono state messe a punto fino a un centimetro dalle loro vite. La band (vale a dire il produttore-chitarrista Erik Bickerstaffe) lo ha assemblato in modo che le chitarre baritono di fascia bassa e la batteria calda e non metallica siano fusi insieme; una forza unificata dal ritmo sorprendentemente pesante. I brani migliori utilizzano questo stile iper-calibrato per fondere la sensibilità melodica pesante di Loathe. “Meet My Maker” è un pezzo forte, “Block Of Flats” si basa su un memorabile passaggio post-hardcore (con la voce di Olli Appleyard degli Static Dress), mentre “No Stranger To You…” è un lussureggiante epico dream-metal che ti farà asciugare le lacrime.

Il complimento più grande che si possa fare a “A Stranger To You” è che sembra così nuovo e stimolante. L’estetica finemente calcolata e massimalista digitale fa miracoli sconvolgenti sulle tracce più pesanti, mentre la miriade di dettagli e sfumature sono disposti così attentamente da garantire che i numerosi cambiamenti stilistici non inducano mai un colpo di frusta tonale. Più che giustifica l’attesa e conferma la posizione dei Loathe come araldi dell’avanguardia selvaggia ed eclettica della musica pesante contemporanea.

Dettagli

  • Etichetta discografica: Record SharpTone
  • Data di rilascio: 17 luglio 2026