Miley – Recensione ‘Bass Persuades’: la camaleontica star non si spiega più

Kneecap live at Reading 2026. Credit: Andy Ford for NME

Dopo che Miley Cyrus si è tuffata nello sperimentale e nella psichedelia con “Something Beautiful” dell’anno scorso, il suo decimo album “Bass Persuades” è più schietto nel suono e nelle ambizioni. Contiene solo nove canzoni e un remix, tutti mantenuti sotto i 40 minuti, è più snello, più diretto e ovviamente costruito per la pista da ballo, ma mantiene la vena eccentrica che ha reso il suo predecessore così avvincente.

Arriva in un momento di reinvenzione per Cyrus: è il suo primo album sotto la nuova etichetta Atlantic e il primo progetto pubblicizzato semplicemente come Miley. Un leggero ritocco ma un’affermazione decisiva da parte di un’artista che è stata una star del country-pop, provocatrice dell’era ‘Bangerz’, dilettante hip-hop e rocker – ma che ora non sembra più interessata a spiegare se stessa. È il suono di una star sulla buona strada per diventare una vera diva, nella stirpe di Debbie Harry, Madonna e dell’amata defunta madrina di Cyrus, Dolly Parton.

C’è una certa disinvoltura in questo disco, una disinvoltura nella sua energia e nella consegna di Cyrus. “Bass Persuades” non insiste su nulla: lascia semplicemente che Cyrus sia se stessa, con la sua caratteristica voce roca che si libra su grandi ritornelli con concreta sicurezza. L’album ha una gamma encomiabile, dall’assolata “Redlights” in stile ABBA alla sudicia pulsazione industriale di “Different Religion” e allo squallido “Neon Signs” (con Andrew Wyatt di Miike Snow), i cui cori scivolano in un avanti e indietro sommesso e quasi esplicito.

La title track risulta un po’ piatta. Un pezzo di synth martellante che ti invita a mettere giù il telefono e ballare, ma non è né un commento tagliente nello stile di “(I Can’t Get No) Satisfaction” né il richiamo unificante della pista da ballo di un successo di Gloria Estefan o Paula Abdul. “Let’s Get Married”, un tributo sognante al fidanzato di Cyrus e collaboratore dell’album Maxx Morando, è un pezzo sicuro e adiacente al dream-pop che TikTok recupererà, come ha fatto “No One Noticed” dei The Marías.

I momenti più interessanti risiedono nei tagli più profondi dell’album. “Innocent Ways” è una canzone martellante e vivace, nonché una delle canzoni più personali di Cyrus: un ritratto della sorella minore e una meditazione sulla fama e su una famiglia divisa (“Otto notti di fila è stata in crisi / Mi assomiglia proprio quando piange”), insieme a una battuta sulla rivendicazione del nome da nubile di sua madre che è troppo specifica per essere ignorata (“Perdere la fama / Rivendicare il nome da nubile di mia madre”). ‘Aftermath’ contrabbanda anche sentimenti intimi all’interno di un ritmo elettronico iperattivo, ricordando una relazione fallita (“Il futuro mi manca come un volto dimenticato… sono stufo dei poeti e dell’essere profondo”).

Non tutte le tracce convincono, ma a quasi due decenni di carriera discografica, Cyrus non ha nulla da dimostrare e lo sa. “Bass Persuades” risulta fiducioso e sicuro di sé, riflettendo un’artista in continua evoluzione che fa musica esclusivamente alle sue condizioni.

Dettagli

  • Etichetta discografica: Record atlantici
  • Data di rilascio: 18 settembre 2026