The Hellp – Recensione ‘Riviera’: trovare chiarezza nella rimonta

The Hellp – Recensione 'Riviera': trovare chiarezza nella rimonta

Il duo Noah Dillon e Chandler Ransom Lucy, vestiti con giacca di pelle e jeans attillati, indugiano ormai da un po’ ai margini delle scene pop di New York e Los Angeles. In primo luogo messo in luce da Music Attitude come parte della rinascita di Dimes Square nel 2023, gli Hellp da allora hanno scambiato il pastiche indie-squallido con l’audace introspezione. I loro giorni di energia sfacciata e intrisa di neon sono stati lasciati alle spalle a favore dell’elettronica cinematografica che porta ancora una spavalderia consapevole e consapevole.

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Dillon e Lucy hanno iniziato a registrare come The Hellp nel 2016, i loro primi mixtape erano immersi nelle notti frenetiche e nell’abbandono sconsiderato dei predecessori indie-sleaze di New York come LCD Soundsystem e Yeah Yeah Yeahs. Ma negli ultimi anni, hanno costantemente guadagnato un tanto desiderato rispetto da parte della critica, non solo attraverso i loro spettacoli underground (compresi i Corsica Studios di Londra con il supporto di Fakemink), ma anche attraverso il fiorente lavoro visivo di Dillon, che recentemente si è esteso all’album “LUX” di Rosalía e a due video musicali dei 2hollis.

Nella preparazione di ‘Riviera’, la band ha spiegato: “Sapevamo che il nostro prossimo progetto avrebbe dovuto essere un po’ più maturo… ci rifiutiamo di diventare stagnanti. ‘Riviera’ è più solenne, sobria e appassionata di qualsiasi cosa abbiamo fatto prima.” E in effetti, il disco sembra come se Dillon e Lucy camminassero sul filo del rasoio tra personalità e vulnerabilità, spettacolo e sincerità.

Il primo singolo, ‘Country Road’, brucia in una sorta di oscurità notturna, il tipo di confessione che fai a un amico nell’area fumatori di un club. Il suo senso di disperato isolamento è avvolto da un’elettronica difettosa e da un ponte pulsante che allude alla disillusione derivante da troppe notti fuori. Momenti come ‘New Wave America’ e ‘Cortt’ raddoppiano la “storia disperata dell’America disparata” a cui fanno riferimento i due nelle loro note di copertina. Entrambe le tracce ampliano il senso di spaziosità dell’album e funzionano come acute riflessioni sulla crescita riluttante.

Quando “Riviera” vira verso “Doppler”, c’è improvvisamente un barlume di speranza negli strumenti mentre i sintetizzatori euforici sollevano i testi di desiderio e angoscia di Dillon in un’ondata culminante. E nel tratto conclusivo del disco, gli Hellp approdano su qualcosa che molti frequentatori di club in pensione riconosceranno. L’intro in stile Kavinsky di “Here I Am” fa cenno alle loro influenze precedenti, mentre la più vicina “Live Forever” porta con sé una maturità a combustione lenta, costruita attorno all’onesta ripetizione del verso: “Non voglio vivere per sempre.”

C’è molto meno caos in “Riviera” di qualsiasi cosa gli Hellp abbiano mai fatto prima. Questa ritrovata riflessione è una scommessa necessaria per una band un tempo costruita con l’obiettivo di un revival del centro di New York. Rimettendo in sesto le cose, gli Hellp hanno lasciato la festa in una foschia residua, e sono riemersi con un suono più tagliente e consapevole che mai.

Dettagli

la recensione della riviera dell'inferno

  • Etichetta discografica: Anemoia
  • Data di rilascio: 21 novembre 2025

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