Waterbaby – Recensione ‘Memory Be A Blade’: una raccolta di suoni tenui e dure verità

Waterbaby – Recensione 'Memory Be A Blade': una raccolta di suoni tenui e dure verità

Dai primi scorci di Waterbaby nelle collaborazioni virali con Hannes (“Stockholmsy”) e Seinabo Sey (“Sweet Life”), alla sua vivace auto-presentazione nel suo EP “Foam” del 2023, l’album di debutto dell’artista svedese “Memory Be A Blade” arriva come un corpo di lavoro piacevolmente personale. È un’elevazione del recente Copertina Music Attitude lo stile pop della camera da letto della star in un suono più ricco e un veicolo di auto-espressione più sicuro.

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Come evoca il titolo, “Memory Be A Blade” approfondisce la tendenza di Waterbaby a soffermarsi sul passato, spesso a scapito del suo presente. Canta nella malinconica, ingannevolmente allegra, traccia del titolo: “Guardando indietro a una notte solitaria / Guardando indietro a quel giorno / La memoria sia il coltello più affilato / La memoria sia una lama”. Le canzoni fluttuano in una sospensione nebbiosa e dolce che avvolge il disco, formando un commovente contrasto con i frammenti taglienti di autoconsapevolezza incorporati ovunque – primo fra tutti la consapevolezza che vivere attraverso i ricordi le impediva di andare avanti.

Evidenziare le proprie patologie riconoscibili con incrollabile candore costituisce un’audace dichiarazione di autocontrollo. Dal confronto con le sue tendenze a compiacere le persone (“Sono come l’argilla, come mi modelli / mi giro e mi piego,” pronuncia in “Clay”), alla rinuncia all’azione nelle relazioni (“Beck n Call”: “Beck and call, mi vedi sul pavimento / Le cose che dici mi fanno desiderare di più”), l’onestà dei testi dell’album raramente viene meno.

Il suo suono è deliziosamente insostituibile, scivolando tra la morbidezza indie-folk di Clairo e Faye Webster e le trame più metalliche e autosintonizzate di Oklou e Charli XCX, legate da una linea di vulnerabilità e auto-interrogatorio. Il variegato paesaggio sonoro è stato realizzato con il collaboratore di lunga data Marcus White (Hannes, Anna of the North), la cui vicinanza con l’artista informa in modo palpabile la fluidità con cui questa musica rende il suo mondo interiore. Ma la voce di Waterbaby rimane la voce di spicco del disco: una singolare combinazione di dolcezza e impassibilità, intrigante nella trama e punteggiata da una dizione curiosa che rende i temi più pesanti dell’album ancora più sorprendenti.

Laddove “Foam” mantiene un certo distacco ironico dall’ascoltatore, “Memory Be A Blade” si sente più disposto a essere guardato direttamente – qualcosa che la stessa Waterbaby ha riconosciuto, essendosi precedentemente sentita cauta nell’entrare in primo piano come volto del suo lavoro. L’onestà e l’apertura del suo attuale approccio alla presentazione di questo album sembrano un’estensione della musica stessa, un segno significativo di un’artista che sta facendo il suo passo.

Dettagli

Recensione di Waterbaby Memory Be A Blade

  • Etichetta discografica: Sottopop
  • Data di rilascio: 6 marzo 2026

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