Softcult – Recensione di ‘When A Flower Doesn’t Grow’: un blitz ferocemente bello di shoegaze, punk e grunge

Softcult – Recensione di 'When A Flower Doesn't Grow': un blitz ferocemente bello di shoegaze, punk e grunge

Lo splendido album di debutto del duo canadese Softcult prende il titolo dalla famosa citazione di Alexander Den Heijer: “Quando un fiore non sboccia, si aggiusta l’ambiente in cui cresce, non il fiore”. L’idea di un cambiamento coraggioso alla ricerca di qualcosa di meglio è una dichiarazione d’intenti che Mercedes e Phoenix Arn-Horn conoscono bene. I gemelli hanno trascorso più di un decennio suonando nel gruppo pop-rock Courage My Love, ma se ne sono andati nel 2020 dopo che la vita su una major era diventata troppo soffocante per continuare.

I Softcult sono arrivati ​​poco dopo, nel 2021, con “Another Bish”, uno spinoso inno dreampop che ha visto la coppia rifiutarsi di lasciarsi domare. Sono seguiti quattro EP grungy influenzati da Riot Grrl, insieme a fanzine fatte a mano, una comunità online affiatata e tour a supporto di Muse e Incubus. Ad ogni passo, la coppia ha meticolosamente creato un mondo fai-da-te in cui l’espressione catartica di sé regna sovrana.

I gemelli non sono mai sembrati così sicuri di sé come nel loro album di debutto autoprodotto “When A Flower Doesn’t Grow”. Il disco con un concetto vago sulla liberazione dai cicli di oppressione, abuso e conformità inizia con l’eterea “Intro”, prima della squallida “Pill To Swallow” che vede Mercedes riconoscere quanto le cose possano sembrare disperate nel 2026 (“niente più promesse di giorni migliori”) ma trova la forza di andare avanti nonostante tutto.

Ci sono un sacco di headbanger alimentati dalla rabbia in “When A Flower Doesn’t Grow”. “Hurt Me” è un’epurazione esplosiva che riecheggia i Nirvana nella loro forma più feroce, e “Tired!” è un attacco punk diretto e potente (“stanco delle aspettative, stanco delle tue spiegazioni,” Mercedes ringhia). Il gioco shoegaze di “Naïve” e il pop-rock allegro di “Queen Of Nothing” sono espressi con furia a denti stretti, mentre la galoppante “16/25” è molto più diretta nel richiamare gli uomini predatori. “She Said, He Said” è altrettanto pungente, ma i testi parlati che rimbalzano tra sarcasmo e veleno aggiungono un’altra dimensione alla protesta guidata dalla chitarra della band.

L’album di debutto dei Softcult è un’evoluzione sicura del loro pungente punk, ma li vede anche spingersi verso nuovi territori audaci. Il pop forte e poi tranquillo di “Not Sorry” è un’esplosione celebrativa di euforia che è senza dubbio la più gioiosa che la band abbia mai suonato, mentre la traccia di chiusura “When A Flower Doesn’t Go” vede il duo cimentarsi con folk acustico essenziale e post-rock bruciante. Suonano a proprio agio con entrambi gli estremi, ma è la volutamente delicata “I Held You Like Glass” che potrebbe essere il momento più potente dell’album, creando spazio per una tenera riflessione attraverso un crepacuore sussurrato.

Dettagli

  • Etichetta discografica: Documenti di vita facile
  • Data di rilascio: 30 gennaio 2025