Steve Lacy – ‘Oh sì?’ recensione: una valutazione radicale di se stesso e dello zeitgeist

Steve Lacy - 'Oh sì?' recensione: una valutazione radicale di se stesso e dello zeitgeist

Cosa fare quando si raggiunge l’apice della commercializzazione come artista? Per Steve Lacy, questo massimo della carriera è arrivato tramite “Bad Habit” del 2022, un canto funebre sincero e autoriflessivo immerso in incessanti desideri di senno di poi dal suo acclamato secondo album “Gemini Rights”. Raggiungendo il numero uno nella Billboard Hot 100, la canzone ha trasformato una carriera stabile e di culto, colorata dai suoi lavori individuali con artisti del calibro di Ravyn Lenae e Thundercat e come parte del prolifico collettivo di successo dell’era dei blog The Internet.

Sembra, quindi, che la risposta di Lacy alla sua svolta mainstream sia il suo ultimo album ‘Oh Yeah?’, una sorta di continuum di ‘Gemini Rights’, ma anche del suo album di debutto del 2019 ‘Apollo XXI’ in un certo senso, la sua radicale dimostrazione di onestà è ancora un fulcro dal momento in cui corteggia il timpano. La title track e l’apertura dell’album sono intrisi di esistenzialismo, Lacy mette in discussione il significato della vita, del dolore e della vulnerabilità. “Non voglio perdere di nuovo / Per favore, ti prego / La mia speranza potrebbe avere valore?” riflette sui riff di chitarra elettrica che costituiscono i principi centrali dell’architettura psichedelica pop-rock.

Questa trasparenza non è una metodologia strategica, orbita attorno a Steve Lacy sia nella sua vita personale che artistica. Sia che riconosca il suo auto-sabotaggio (“Is It Cool?” con SZA), che si leghi al paternità assente insieme al colosso soulquarian Erykah Badu (“Pure Color”), o che pubblichi una nuova foto che abbraccia un nuovo fidanzato di cui si vocifera Omar Apollo, Lacy lo rivela alle sue condizioni. Ma l’album non affronta solo le frustrazioni personali di Lacy, ma esamina anche riflessioni sociali più ampie. “Doom”, un tormentone alternativo e intriso di anima, riconosce un afflitto panorama di appuntamenti di fine Millennio e Generazione Z, ad esempio, offrendo una motivazione per l’edonismo, l’auto-sabotaggio e l’insicurezza emotiva di Lacy.

Il superpotere ultimo di Lacy risiede nella sua capacità di servire pubblicazioni più grandi con un nutrito marchio di concisione. ‘O si?’ trasuda segni distintivi di riflessione e desiderio, impavidità e rimpianto, ma l’artista poliedrico è in grado di lenire la tensione della contemplazione e della risolutezza. Il suo istinto gli permette di andare avanti adeguatamente quando necessario, senza mai indugiare in un’emozione al punto da farla sembrare ridondante, o come un auto-sabotaggio, è veloce nel decifrare la lezione o il sentimento, è un marchio di auto-riflessione accattivante, quasi encomiabile.

‘O si?’ mostra la capacità di Lacy di incontrare lo zeitgeist dove si trova, le sue riflessioni sembrano aneddoti personali per l’ascoltatore – uno specchio di una società che sperimenta tutto, ovunque e allo stesso tempo in mezzo a una policrisi. Le sue osservazioni conclusive, sull’album più vicino ‘Bebe’, forse incapsulano meglio questa competenza: “Hai mantenuto i tuoi voti, stronza? Perché sì / Questa è la storia di quando ho rovinato la mia vita”. È l’ennesimo promemoria del fatto che il cantautore non rinuncerà mai all’opportunità di caratterizzare le sue esperienze (e anche le nostre) – una raffica di parabole, lezioni e, in definitiva, il paradosso divino della contraddizione umana.

Dettagli

  • Etichetta discografica: Dischi RCA
  • Data di rilascio: 17 luglio 2026